sabato 29 dicembre 2012

l'albero di Natale



C'è un l'albero di Natale in casa mia, è il più bello che ci sia.
Ho preso una palla di cristallo rosso e ora ci sei tu, nella palla di cristallo rosso.
I tuoi capelli son splendide fili d'orati e le ciglia azzurre.
Sono io che l'ho appesa mettendotici dentro.
Il tuo collo bianco è lungo e rotondo. Ti ho costretta lì dentro,
ti ci ho messa nella palla di cristallo rosso insieme a tutti i miei dubbi,
con le mie ansietà,
con le mie parole,
le mie speranze,
le mie carezze.
Insieme a tutti gli alberi di Natale a tutti gli alberi.
Anche a tutti i balconi,
le finestre,
i chiodi,
le nostalgie.
Ti ho appesa nella palla di cristallo rosso.
Ogni tanto l'accarezzo, augurandoti tanta serenità.


sabato 22 dicembre 2012

...

Tu sei un miracolo, un miracolo di fuoco sospeso, sospeso nelle travi del cielo.

Ho preso un arco e ho tirato trafiggendoti. L'atmosfera si appropriò con entusiasmo,
divertita da quel dolore diffondersi,
osservando l'agonia.


lunedì 17 dicembre 2012

L'homo

Vi racconto una storia, di un tipo assai strano e come lui confonde la realtà coi sogni. Anzi, direi che vive costante nei sogni. Non che sia un male, per carità ma si sa, la vita vuole altro che le insufficienze di voli pindarici e immagini diafane di sognate vicende umane.
Più volte gli rammentiamo che la vita è tutt'altro ma con eguali inefficaci conseguenze.
Lui, un uomo che ha l'hobby del piano e manuali di ingegneria sulle articolazioni della vita e a parte lo sport, che pratica e non guarda, altro ha da inventare per riempire li giorni. Non voglio che pensiate che sia un nullafacente, perché non è così e nelle sue passate vicende, anche il sole, non faceva a tempo a illuminarlo che aveva da salutarlo del buon giorno e dell'oro da donargli ogni mattino. E quando il tramonto lo colpiva, l'homo era ancora lì, ad annaspar tra le sue carte. Insomma s'è fatto d'amore per le missioni da compiere e tutto...per veder il mondo più bello. ( all'occhi sua )

Ora le cose son cambiate, come il mondo e la sua natura. Molti suoi sogni, che lo hanno visto artefice, pur c'hanno a lui e alle persone intorno, cambiato i momenti in ore, poi divenuti giorni per poi divenir mesi e alcuni anni. Ora sono un ricordo, a volte triste, a volte angoscioso e altre fitta nebbia. Ma le maggior volte, tempi e spazi sublimi. Gioie, divertimenti tutto sopito; lusso e delizie del palato, tutto ridimensionato o addirittura annullato e la sorte che tutto ha dato, all'improvviso s'è ripiegata e a lui l'ha ripiegato. Con cieli illuminati, distese di stelle e tanti orizzonti ammirati in mare aperto, ha tagliato ponti, sponde e cieli azzurri.
L'homo ora osserva la natura, artefice del bel divenire, incauta, nel toccare l'animi che siano o no felici. Perspicace, percepisce nel fondere ciò che è di più vero. Lui s'inzuppa di profumi, tra merletti e lenzuola bianche e con le braccia aperte, così, come il primo giorno che venne al mondo, attende il sorriso di un amore, che possa dargli l'eterno, che possa fargli ancora male.

mercoledì 5 dicembre 2012

Ossimoro


L'ossimoro, essenza della realtà,
contraddizione insanabile.
E' ossimoro la coscienza che si desta 
dal torpore della materia greve
che deporta con sé e
rifulge nella gloria della caduta,
trionfo della sconfitta,
panoplia della fragilità.
Noi, ossimori viventi?
Leggero peso dell'oblio,
schiaccia la vita con la mole dei mali.
Striscia implacabile, silenziosa la morte,
a guisa di un vilucchio
si avviticchia ai rami di un'altra pianta, adagio, per soffocarla.
Senza più distinguere, l'agro dal dolce
nel sapore degli istanti,
a scavare l'esistenza.
La ragione pietrifica, ci blocca nella dualità
gli opposti non si incontrano, poiché si scontrano.
Così inestricabili come il destino ed i sogni di libertà.
Carnefici di noi stessi, vittime inesorabili.
L’alba s’illanguidisce nel buio. 
Notte, stelle intrecciate in ghirlande di spine. 
L’incubo è contornato di luce. 
Ossimoro, acuto-sciocco
L'acuto, colui che legge nel paradosso la verità,
assurda scheggia di senso, 
dove sul muro nero del silenzio la risposta di Dio. 
Il saggio stolto, però, ha parole, sguardi e dubbi più acuminati. 

Certi pensieri


Doveva essere il luogo dell'appuntamento, immerso nel verde, il giardino della villa. Quasi mezzogiorno ed il sole riscaldava, intiepidendo appena quella giornata invernale con il suo sole, la cui luce, non dissimile al fondo aureo di un'icona bizantina e meglio di Photoshop, scontornava le siepi di bosso e i cedri del parco.

Attesi Lei in quel padiglione dove, con naturale meraviglia, vicino c'era un laghetto, cinto dai ventagli di papiri. In acqua galleggiavano austere le ninfee, dai fiori di un rosa pallido che quasi parevano stelle tremule in una notte di pioggia. Un carassio occhieggiò da sotto il pelo dell’acqua. 

Spaziavo con la vista e tra le fronde di un imponente magnolia, a guisa di impetuose cascate, spumeggiavano alti cumuli bianchi e tonalità di giallo, come sculture crisoelefantine. Silenzio attorno. Solo dei lievi fruscii di foglie che si staccavano dai tigli per poi dolcemente adagiarsi, con lente e sinuose oscillazioni, sul prato. Anche l'edera, che invadeva i piedritti, sprigionava un sentore ombroso. Ogni tanto faceva capolino una lucertola, che guardinga verso i capitelli presenti, ricercava il tepore. 

Mi chiesi se, anche questa volta, come accaduto recentemente, avrei  aspettato invano. Non è che comprendevo per quale motivo desiderassi donare a lei, che non conosceva l’accadico, quel libro: se un erudito, proprio per la sua vasta dottrina ma in fondo arida, avrebbe durato fatica a comprendere il messaggio dell’opera, come poteva cavarne un senso qualsiasi chi ignorava affatto quell'arcaica obliata lingua? Eppure aveva insistito: avrebbe fugato ogni mio dubbio. 

Il cielo immenso, di un azzurro terso, pareva un arco da cui pendeva, simile a capelvenere, l’eco verde-azzurra di un’era remota. 

Diressi la vista e poi lo sguardo, verso il piano nobile della dimora: scorsi dietro i vetri di una finestra una figura seduta, avvolta in un plaid che mi pareva rosso; nella sinistra, le dita magre ma affusolate, teneva un orologio da tasca.


Alle spalle avvertivo lo scricchiolo della ghiaia: Lei si stava avvicinando.



mercoledì 28 novembre 2012

L'uccello, la nuvola e il pino

Ci provi a pulire, a cercar di lavar la rogna ma non esiste straccio, per lavare il cielo. E anche se tu potessi insaponarlo e poi con la spugna strofinarlo e sciacquarlo con secchi e secchi d'acqua di mare e stenderlo, così come si stendono le camicie al sole, affinché asciughi, sempre ti mancherebbe un uccello in silenzio.

Ci provi ad allungar le braccia o ad usar la scala per accarezzar il cielo ma nessun metodo riesce ad ottener il risultato da te agognato. E se anche tu ti allungassi, come una gru e riuscissi nel tuo intento a sfiorarlo nei tuoi deliri e sapessi, infine, come è al tatto, sempre ti mancherebbe la nube di ovatta e di cotone.

Ci provi a costruir ponti e sugli stessi strade e ferrate di rotaie per attraversare il cielo ma non esistono ponti, per tal raggiungimento. E se anche tu riuscissi, con volontà, tenacia a raggiungere l’altra sponda, a forza di ricordi e pronostici e comprovassi a te e agli altri che non è poi così difficile, sempre ti mancherebbe il pino del crepuscolo e questo perché si tratta di un cielo che non è il tuo.

Orbene, nonostante sia impetuoso e stracciato, violento e maltrattato, povero e confinato, quando arriverai a quello che ti appartiene, non lo vorrai lavare, né toccare, né attraversare e lì ci saranno l’uccello, la nuvola e il pino.

domenica 25 novembre 2012

Stronzi, ridicoli,
piccoli uomini
fatti di aria, solo aria.
Con tante parole da riempire la bocca,
per prendere aria
il cuore coperto di polvere
l’anima sepolta da stracci.
Uomini fatti di carta
Uomini fatti di riflessi
Uomini tristi e scheletrici
Ingrossano la voce per essere vivaci
graffiano l’amore
mordono i cuori
Uomini rapaci
si nutrono di anime fragili
Uomini vampiri che
succhiano sangue per vivere
Uomini deboli, piccoli
Uomini fatti di niente.

lunedì 19 novembre 2012

So, che non so!


Io che con ingenua melodia di emozioni mi lascio trasportare, poiché credo fermamente che è solo quello il vero scopo della mia esistenza su questa stramaledetta terra.
Che Tutto vede ma nulla guarda.
Che Tutto ascolta ma nulla percepisce.
Che Tutto asseconda ma nulla lo fa proprio.
Circondato, quasi rincoglionito dalla paura dell'altro e dal loro timore di conoscere il proprio simile.
E senza capire che si può, sorridere alla vita, ai suoi ramoscelli in fiore, ai frutti che sono lì pronti per essere colti, ai semplici rumori che la natura ci offre, alle sue bellezze.
E allora ti ritrovi a lottare, solo!
Il sogno? L'ho! Questo.

"E arrivi tu che che hai il coraggio di ascoltare il mio ruggito, che comprendi che dietro quella corporatura si nasconde un fanciullo. Mi strappi il mio cuore e ci giochi, come fa una bimba che gioca con la sua palla. Tutti si stupiscono, ti strattonano, ti inducono a non amare così, fortemente. "Non puoi amare così uno che prima poi ti si avventerà addosso, ti sbranerà!" " No, non lasciarti soffocare da Lei, viene da un serraglio!"
Ma io esulto, impazzisco dalla gioia di essere da te amato. Galoppo, salto come un indiano a nozze. Mi sento allegro. Mi sento leggero."

Deduco da tutto il molto, che non sappiamo nulla di quel poco prezioso che sappiamo:

Vorrei convincermi di sapere dove vado ma so di certo con chi vado.
Vorrei convincermi di sapere dove sono ma so di certo che sono con me stesso.
Vorrei convincermi di sapere che cosa sia l'onnipotente ma lui sa che cosa sia io.
Vorrei convincermi di sapere che cosa il mondo sia ma so di certo che è mio.
So con certezza quanto valgo e non so fare i paragoni.
So con certezza cosa sia l'amore e godo solo della sua presenza.
So con certezza evitare i colpi e come poterli sopportare.
Vorrei convincermi di sapere come poter negare la violenza ma so di certo come negare la crudeltà.
So con certezza che non sono riuscito a cambiare il mondo ma posso riuscire a cambiare me stesso.
Vorrei convincermi di sapere cosa faccio ma so che ciò che ho fatto, mi ha fatto.
Vorrei convincermi di sapere chi sono ma di certo sono sempre e solo colui che non sa.





sabato 17 novembre 2012

Il non appetibile

Comprendere l'eterno nel tuo labile, aver l'idea del grande nel tuo futile, intendere la forza del tuo fragile, non è un mistero questo è insolubile?

Sapere di costanza nel volubile, trovarsi nel difficile dal facile, sentirsi necessario nel disutile, non ti sembra qualcosa di esecrabile.

E dimmi poi se, fra le cose vive, ve ne abbia un'altra di meno appetibile o più ingiuriata da madre natura.

Migliore è, certo, io penso, la ventura, di tanti bruti e piante, meno orribili di quella di chi pensa, legge o scrive!


Ti odio

Non mi lasciare
Da te non voglio andare
Non posso cercare tra i ruderi la gioia infinita se l'abbandono mi riduce un eremita.
Abbi pietà, per quel che resta è cagion di buon animo e non di tempesta.
Sì, forse ti ho nominato l'Odio ma...

se ti odiassi da me fuggirebbero gli uccelli. In me la notte forzerebbe la sua tristezza.
Preferisco sopravvivere nel forgiarti come un’arma, come freccia nel mio arco, pietra nella mia fionda.
La mia vendetta è tutt'altro che odiarti.

giovedì 15 novembre 2012

Si spera

E tante volte
riscoprirsi a ricorrere coincidenze,
vuoti a perdere, ombre di sensi,
e ripiombare nella misera vita umana,
fardelli di vita, tristezza infinita,
per rivederla in linea con un disegno più vasto,
per un componimento grandioso.
Forse la coincidenza per una verità
e un'altra e poi un'altra: tutto casuale!
Forse alla mercé di un disegno disumano
che mena fendenti alla cieca,
di un Dio insano; e il senso,
il fine, non esistono.
Vogliono spiegarci
ma nulla si spiega
Vogliono insegnarci
ma nulla si insegna.
Creano Miti,
i segreti della natura
bisogni, desideri indefiniti
per parlare di noi,
di noi stessi.
Ma l'enigma neppure si sfiora
visioni antiquate, che lasciano il tempo che trovano.
Nessuna verità, se non la tua, la nostra.
Ti ammoniscono, ti ridicolizzano con spiegazioni,
con mappe bidimensionali, su territori multiformi.
Per loro una natura morta, da anatomizzare,
estranea all'umano
come se non ne facesse parte, da nessuna parte
ma molto di più di quel che appare.
Vero, tutto, raccogliere qualche reliquia di essenza,
di verità, significato, nel deserto dell'assurdo.
Legami tra sognatori e visioni oniriche,
numeri, nomi che ci perseguitano,
come se volessero comunicare verità diverse,
brandelli d'intonaco, di un muro scomposto,
tracce di mirabili affreschi.

E in questo paesaggio in rovina,
tra ruderi, sotto un cielo desolato,
lì, ostinato, cresce qualche ciuffo d'erba.
Tra i risucchi di mulinelli di un vento grigio,
la polvere, i detriti, per un istante
porta l'eco radioso di un futuro magnifico...

Si spera.



martedì 13 novembre 2012

Fermati con noi.

Non c’è bisogno di correre Papà in fin dei conti i problemi vanno e vengono, per te qual è il problema? Dài papà tranquillizzati e concediti una tazza di caffè. Vieni e stai un po' con me.
Rallenta un po' la tua vita piena di corse e di affanni, mettiamoci gli stivali e andiamo a fare una passeggiata, raccogliamo le foglie, sorridiamo, ridiamo, parliamo.
Papà, sembri cosi stanco, vieni, accoccoliamoci sotto le coperte, riposa insieme a me.
Prova a non correre, quelle cartacce possono aspettare, rallenta, dài divertiamoci – facciamo il ciambellone, insegnami a cucinare.
Rallenta papà, lo so che lavori tanto
ma a volte è bello quando semplicemente ti fermi per un po’.
Siediti con noi un minuto,
ascolta com’è andata la nostra giornata, trascorri con noi qualche momento in allegria,
perché la nostra infanzia non rallenterà!

Liberamente ispirata a R. Knight

sabato 10 novembre 2012

Viatico

Vai adagio se vuoi esser seguìto,
parla sommesso per non assordire,
sii breve e chiaro, corretto e compìto,
cogli la gioia ma sappi soffrire.

Pratica il bene, misura l'ardire.
evita il male ed il basso appetito,
bada agli impulsi, detesta il mentire,
oltre ogni senso, interesse o partito.

S'è poi la volta di chi, da stordito
schiavo è dell'oro, dell'ozio o gioire,
passalo al largo, (egli è un pazzo finito)

gli occhi alla mèta, diritto l'aire,
cerca te stesso e là dentro, rapito,
odi dell'anima il dolce tinnire!

mercoledì 7 novembre 2012

Al di là della scelta



Eppure vivere nel non sapere sarebbe cosa buona e giusta. Vivere senza che ci si ostini a scegliere. Senza concludere, attraverso le interferenze personali. Quando si lasciano vivere gli oggetti, le situazioni, esse si concludono da sole. Immaginate una ballerina su una corda tesa, certamente lei non pensa alla destra o alla sinistra ma stabilmente lei è al centro, senza pensieri. E' in uno stato di non conclusione, spontaneamente. Questo per spiegare, soprattutto a me stesso, che quando si è stabili, è normale vivere nella coscienza, senza scelta, come la ballerina del circo. A questo punto intuisci che l'azione o la non azione, appartengono allo spirito. Nella pienezza, nell'assenza di ogni controparte, c'è spontaneità, pura azione.
E sottolineo che se nessuno sceglie, che se non c'è azione in base ad una scelta in una via o in un'altra, l'azione è spontaneamente corretta. I fatti portano alla conclusione, anche se a volte può esserci una preferenza del tuo io ma è sempre giusta e guarda caso sempre appropriata. Quando vivi in una stato al di là della scelta, come evidenziato prima lo è la ballerina sulla corda, quando la tua mente è libera da cospirazioni e sei fuori dalle interferenze, quando tutti i fatti sono maturi, avviene che la conclusione è istantanea. Si vivrà aperti a tutto ciò che viene percepito, aperti all'apertura. 
Mi viene in mente il testo di Sin Sin Ming, scritto da Seng-ts’an, che dice" la grande Via non conosce difficoltà poiché è al di là di tutte le scelte". L'accento è messo sul via che è al di là della scelta e non sul fatto che non bisogna scegliere. Quando comprendiamo ciò, non viviamo in uno stato senza differenze ma in un stato al di là delle differenze. 


martedì 6 novembre 2012

Vox clamans in deserto!

Perché non ti rassegni anima mia,
a quel destino che ti fu segnato?
Non vedi che dovunque è tirannia,
un ingiustizia sola, nel creato?

In fondo il tuo, è quello stesso fato
che colse lunga di uomini una scia,
nessuno valse mai del nostro stato
a dir qualcosa o a intender la via.

Il chiedere il perché di tante cose
e il non trovarne mai la ragione,
è cosa vana, fra le tante oziose.

La vita è questa, l'essere, l'agone,
vivi fra spine tante e poche rose,
l'ansia perpetua e l'intima passione!

lunedì 5 novembre 2012

La speranza

Se proprio lo vuoi saper cosa penso, di questa vita e di altre a venire, ti rispondo scaltro e senza inganno.
Per altri che stettero a letto, in media, fissi per otto ore nel giorno, in calde coperte, mentre io solo per quattro, quasi il doppio ho campato, in questi scanni. E precisamente, se questo fatto sia un bene o un male per chi scrive, è facile che tu lo comprenda se ti accingi a pensare, ch'egli ritiene la vita un'ansa immensa di triboli e illusioni per ignobili speranze, e come tale, meglio è viverla meno, questa vita, o non viverla affatto!

lunedì 29 ottobre 2012

L'istante

In questo momento, in questo istante, in questo mondo, nella notte, le parole dell'incubo, del sogno, dell'infanzia, della morte, non sono mai quelle che uno vuole dire. Ne pensa altre e altre ancora. La lingua ti castra, organo di conoscenza ma ti castra. Del fallimento di ogni poesia, poema, il detto è castrato dalla sua stessa lingua.
Lingua, organo della ri-creazione, del ri-conoscimento. Illuso, non quello della ri-surrezione.
Dice e offre, la negazione degli orizzonti di sofferenza con il suo tutto.
Forse una promessa ma nulla è promessa
Per tutto il detto, dicibile equivale alla menzogna, ché si può dire è bugia.
Il resto è silenzio nel tempo e nello spazio. Solo che il silenzio non esiste: no.
L'essenza delle parole non fanno l'amore ma fanno l'assenza.
se dico acqua, berrò?
Se dico pane, mangerò?
In questo momento, in questo istante, in questo mondo, in questa notte.
Straordinaria la notte con il suo silenzio
Quello che succede nell'anima non si vede
Quello che succede nella mente non si vede
Quello che succede nello spirito non si vede
Da dove viene questa cospirazione dell'invisibilità?
Nessuna parola è visibile.

venerdì 19 ottobre 2012

Ovunque, dovunque

Ovunque, dovunque una volta mi è bastato sapere, vedere:
strada, casa, mare con te mi salutano
il mondo insieme, giorno e notte. Tutto dappertutto, tu mi tempesti,
mi scaturisci sempre quel grido silenzioso: tanti dovunque sono ovunque in...nessun luogo!
La verità? Il principio e la fine di ogni giorno sei tu. Il mio pensiero sei tu. Potrebbe annientarsi tutto e tu restare, io continuerei ad essere. Ma se tutto persistesse e tu annientata, tutto diverrebbe a me estraneo: non mi sentirei più parte.

giovedì 18 ottobre 2012

Mito


Quel ch’è stato e che sarà non è la realtà. (R.R.)

Che assurdo e terribile abbandono, all'idea dell'eterno ritorno dell'uguale. Non c'è nulla di più terrificante di questa realtà. Tutto si ripete in eterno, senza che alcuna cosa riesca a mutare. Quel che è accaduto ieri, accade oggi e così per innumerevoli volte nel gioco del giorno e della notte. Destinato a ripetersi. Si avvita su sé stesso ed è paralisi nell'istante privo di senso. Il qui ed ora sono per sempre, con tutto il loro assurdo, insostenibile peso. Poi arriva il Mito e tutto cambia.
Solo una ed unica via d'uscita: il mito.
Non  dobbiamo rigenerare un epoca, basta il mito. Considerate i miti antichi, non sono altro che gli archetipi di eventi che sono collocati in un principio antecedente l’inizio stesso. Gli avvenimenti non si dipanano lungo una linea cronologica, ma si collocano in un spazio metafisico. A questo punto gli eroi, sconfitto il tempo, incarnato da creature spaventose, ascendono al cielo. Lassù i semidei, i miti, sono trasfigurati in scintillanti costellazioni.
Il mito è al di fuori del tempo. Le avventure dei semidei risaltano significati esemplare: la caducità trascesa nell'infinito. Così, e ne abbiamo bisogno, si avvera il sogno di un mondo salvato dal disfacimento o dalla perennità della caduta che non tocca mai il fondo. La vita si emancipa, si annulla, difronte all'errore primigenio, è redenta dalla sua insignificanza.


Che cos'è il mito, se non la verità che rifiuta di degradarsi nel verosimile?

lunedì 15 ottobre 2012

A me stesso!


Adesso lo puoi fare
Adesso senti che è giunto 
Adesso puoi fare ciò che ti piace.
Adesso e non aspettare domani.
Adesso e non allungare le ore del tempo
Adesso hai finito di calpestare i tuoi sogni
Adesso non puoi fermarti
Adesso non puoi avere più paura
Adesso non far si che la morte mangi la tua vita
Adesso non illuderti
Adesso non farti fagocitare dalla speranza, vera menzogna!
Adesso sei più forte della sorte

Adesso la tua energia è la tua vita
Adesso il tuo sogno deve diventare realtà
Adesso gli devi dare forma, 
Adesso, come calpestando l'erba formi il sentiero, 
Adesso, come il vento sulle dune
Adesso, come la pioggia sulla roccia
Adesso, puoi plasmare il tempo e se tutto in te senti che è come tu vuoi
adesso, fai le regole del gioco e... Cazzo!

Adesso, converti il tuo autunno in primavera.

venerdì 12 ottobre 2012

Ragazzi

Mi piaceva, quando eravamo ragazzi, ogni nostro male ci pareva come un castigo divino e io e tu e gli altri ci potevamo consolare. Allora parlare era diverso da quello che è in genere parlare, io smettevo di essere soltanto io e tu smettevi di essere soltanto tu e il tempo smetteva di essere quella cosa che deve passare in fretta perchè arrivino le vacanze o la domenica o l’essere grandi. Il tempo diventava con te una cosa da fermare in tanti attimi perfetti. In tanti momenti da ricordare e raccontare e tenere fra me e te come una specie di garanzia.

mercoledì 10 ottobre 2012

Qualcuno

Qualcuno twitta qualcosa riguardo ombre che riempiono le ore,lo scorrere dell'esistenza.

Qualcuno twitta di come ci si addormenti verso il mattino
ed il mattino passi.

Qualcuno twitta dicendo
di come il vento gonfi le tende ma non portano da nessuna parte.

Qualcuno twitta di come fermare il tempo ma il tempo continui.

Anche se qualcuno twitta così, invano in questa esistenza virtuale, qualcuno s'incontrerà e si amerà.

domenica 7 ottobre 2012

A noi, no!

Ti serve aiuto per cambiare il mondo
per risarcire il danno
per essere riconosciuto
per imprigionare l'ansia
per donare carità
per custodire le emozioni

A noi, no!
Per quelli come noi che hanno lottato, che come noi hanno creato, sognato
Che come noi hanno amato, odiato
che hanno lasciato.
Per quelli come noi che sono restati che hanno visto il prodigio,
un miracolo,
che hanno atteso la nostra voce,
da una stella,
non so da dove.
Le nostre parole sono più potenti e più grandi di noi due.
Le lasceremo e da lì la gente scoprirà la tua bellezza e la mia follia.

sabato 6 ottobre 2012

Non mi lasciare fuori

Non mi lasciare fuori,
non sbarrare la porta.
Entrerò nei tuoi sogni,
cercherò nel buio di vederti: quando sarò sazio, ti darò un bacio e me ne andrò.

Non vuoi amicizia.
Non vuoi amore perché è caos, perché fa vacillare la mente come lampioni scossi dal vento.
Tu ami tanto contrapporti alle cose.
Io amo essere per le cose.
La marea dell’amore, la notte, ti soffoca.

venerdì 5 ottobre 2012

Abitudini



Nel giorno, dalla mattina alla sera, gli eventi sono significativi ma i rumori lo sono di più, poiché scandiscono le ore, i minuti, i secondi della nostra giornata: il borbottio della caffettiera e il profumo del caffè che esce al mattino, l'acciottolio dei piatti nella lavapiatti nel primo pomeriggio, quel brusio che sovviene dalla strada nel crepuscolo. Tutti suoni familiari che accompagnano la nostra vita, forse simili a messaggi indecifrabili e altre volte a voci amichevoli, fraterne: nella realtà del giorno queste cose possiedono un non so ché di rassicurante e sono dei puntini sulle "i" di abitudini. 

giovedì 4 ottobre 2012

Non basta


L'estate è andata, fuggita
nulla ne rimane che un ricordo.
Era bello starsene al sole.
Eppur questo non basta.

Una foglia, una zanzara
un frammento d'aria
si è posata sulla mia mano.
Eppur questo non basta

Tutto è passato
il bene, il male
tutto passa invano,
forse chiaro e luminoso
Eppur questo non basta.

La sorte nella vita mi prendeva,
come la mamma con il suo bimbo mi proteggeva,
era intenta a salvarmi ed io ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Nulla è cambiato né fuoco è divampato
a bruciare sterpi e foglie
Nessuna vita e rami  spezzati
Il bianco cristallino del giorno
la notte fluorescente
Eppur questo non basta.

mercoledì 3 ottobre 2012

Cosa resta

È certo che noi siamo fantasmi, coloro che credono solo al loro passato.
Così a parlar di cieli da qui,
è una pagina strappata
dove stelle e comete si conficcano, schegge di grafite.
Cola via l'inchiostro e si spande, denso, nello spazio.

Arriverà il modo e tempo e mi domanderai: cosa resta?
Solo cadaveri di parole, come mosche e moscerini morti, ora lì, sullo stagno nero, galleggiano, nel nulla.

lunedì 24 settembre 2012

Pomeriggi




Il tutto irreale, immobile
in quegli estivi pomeriggi. 
Atmosfere torpide, inerti,
dove il tempo è eternato 
nell'afa, tagliato da saette 
di luce arida.
E cercare un senso quando 
nulla ha più senso.
Il tempo si dissolve nella 
tragica illusione: attimi che 
schiudono le cose,
approssimate a tradire il loro
ultimo segreto, a lasciar trasparire
quella flebile filigrana del destino,
il destino dell'universo.

Così i greci la chiamavano
l'ora dei demoni. In quegli istanti che
gli oggetti non ombreggiano e si 
proiettano, nudi nella loro sfingea assenza.
Il Daimon del mezzogiorno, con quello 
strano silenzio che affoga la radura e fissa
il tormento del divenire. 
Tutto si pietrifica: cede il vento, le fronde si 
afflosciano e si specchiamo nell'acqua cristallizzata.
Poi, un fremito di vento, il canto di una cicala
e tutto riprende il suo moto, apparentemente immobile 
ma ininterrotto verso l'ignoto.


sabato 22 settembre 2012

La pazzia

La pazzia... ma è proprio pazzo colui che perde il senno e che viene rinchiuso in un manicomio, o isolato?
Il vero pazzo è lui? Ma anche tutte quelle persone che si sradicano dalla realtà e sprofondano nel nulla, superando i limiti della razionalità umana per afferrare, o solo cercare di spiegare a se stessi la verità. Concetti che fino a quel momento sembrano solo un accozzaglia di parole che vorticano nella mente e si prendono gioco di lui.
Chi, il vero pazzo?
Che poi di vera pazzia ne è pieno il mondo, ne esistono di tante varietà come il cioccolato, su un bancone di una pasticceria. Ma la più frequente è proprio la più adulata e la più osannata da mila e mila anni: la pazzia d'amore. 
Organi come la mente il cuore, i veri organi della pazzia, gli strumenti di questa strana e particolare melodia di pensieri. Come non impazzire per il sorriso di una lei, dell'amato che in sua assenza può distruggerci completamente? Come ossigeno che viene a mancare, come se quel filo, che divide amore dalla pazzia, fosse una valle intera, percorsa da persone che hanno perso la ragione e la coscienza, inseguendo l'amore della vita. Eppure così flebile, quella distanza, scandita da rosse labbra carnose che si cercano, inseguono freneticamente nella danza dell'amore e quando non si possono strusciare, resistono alla tentazione passionale, come se fossero congelate, in quello spazio tempo, senza una ragione, per chissà quale motivo. Ecco allora la pazzia che alla fine è il vero motore del mondo, il carburante della felicità, che rende la vita meno monotona e più intrigante, passionale. Come un film ben girato, dove la colonna sonora e le immagini, vanno a braccetto; ma la colonna sonora è scritta senza note né strumenti; solo scandita dal battito del cuore di chi la vive, di chi la sente nella carne, impressa a fuoco sulla pelle, di chi vuole fare di questa colonna sonora un intero film. Di chi vuole fare di questa vita, con la giusta dose di follia, l'unica vera cosa che effettivamente ci fa andare avanti, che ci sprona, quando tutto va a rotoli e sembra che la vita ci scivoli dalle mani come sapone, come sabbia tra le fenditure delle dita.
Che poi ogni vita, ogni amore è una storia, un film, un libro, uno spettacolo teatrale senza prove, tutto improvvisato, dove davvero chi sbaglia impara e dove tutti sono attori, bravi attori senza maschere.

martedì 18 settembre 2012

A


Dietro tende lontane, gonfie, come vele.

Pongo domande anch'esse lontane

Navigo nelle risposte, vicine

e mi preoccupo di trovare

un'altra strada, per raggiungere te.

lunedì 17 settembre 2012

Leggimi bene, ti scrivo e leggi anche ciò che non scrivo.

Leggimi bene, ti scrivo e leggi anche ciò che non scrivo. Non lasciarti persuadere solo dalle parole che io scrivo e inganno e apparenze e tante e tante maschere che io indosso per apparire e non essere. Forse immagini un uomo sicuro, capace che sia in grado di infondere sicurezza, fiducia, di possedere e creare bisogni che possano essere e non possano essere. Di non aver bisogno di nessuno. Ma abbi pietà e non credere a tutto ciò che leggi ma trova, scava con le unghie e che il sangue sgorghi dai polpastrelli, affinché trovi il tesoro di ciò che non scrivo. L'esteriorità ti potrà apparire e tutto sembrare ma non è; ciò che veramente si cela, il mio vero io che affoga nel caos e nella paura, nella solitudine, lo nascondo. E non lo saprà nessuno e nessuno lo scoprirà, poiché lo nascondo bene e il solo pensiero di evincerlo, mi provoca il panico. Non quello che appare dunque ma in fondo in fondo, potrai vedere il vero uomo che si cela dietro la maschera e che potrà essere svelato solo dallo sguardo che mi capisce: la mia salvezza. Quello che provo a far seguire allo sguardo è l'accettazione, è l'amore: lo strumento che può liberarmi da me stesso. Ma il terrore di non essere all'altezza, di non valere veramente qualcosa, questo io, non te lo scrivo, non ho il coraggio. Se al tuo sguardo non segue l'accettazione, l'amore, sarei risucchiato e il tuo sorriso mi ucciderà. L'essere rigettato. Allora io continuo ad indossare le maschere dell'apparenza, sicuro ma con un bambino tremante dentro. Tutta una finzione, come d'altronde la speranza. Allora ti racconterò cose che non contano e niente di tutto ciò che è veramente importante, di ciò che mi distrugge dentro. E quando ne avrai la capacità, di riconoscere questa mia sceneggiata, non lasciarti distrarre dalle parole, leggi ciò che non scrivo, ciò che vorrei scriverti, ciò che avrei bisogno di scriverti ma che non riesco a scriverti. Ti chiederai se mi piace nascondermi, no! non mi piace nascondermi, è la mia confessione. Vorrei ma non posso, essere genuino, spontaneo e solo tu puoi aiutarmi. Ti sembrerà strano ma ciò che ti chiedo è di stendermi la mano così da portare alla luce ciò che è dentro di me, la mia vitalità: ogni volta che provi ad essere gentile, attenta e premurosa, ogni volta che comprendi perché e per cosa mi vuoi bene, il mio cuore, la mia anima rinasce. Tu devi sapere quanto sei importante per me e che formidabile potere hai su di me. Ma questo è solo se tu lo vuoi, se leggi bene ciò che non scrivo. Così potranno cadere le barriere e la caverna dove sono rifugiato s'illuminerà di luce intensa e sarò libero dalla mia solitudine. Ma solo se tu non passerai oltre quella prigione dove io sono rinchiuso, solo se tu non ignorerai quella fiammella che arde lì in fondo. Ti chiedo di soprassedere alle parole che leggi e scovare, con pazienza, ciò che non scrivo e se a volte ti sembrerà di leggermi come se mi ribellassi alla tua presenza, abbi pietà, abbi pazienza, sono un uomo irrazionale e combatto ciò di cui ho bisogno. Sono fatto così. Ma l'accettazione e l'amore, sono più forti di ogni male che resiste e farà accadere ciò che dovrà accadere e tu finalmente leggerai ciò che devi leggere. Ricordati solo di usare modi gentili, poiché un bambino resta molto fragile.
Chi sono, mi domandi?
Sono quello che conosci molto bene.
Sono ogni persona che incontri.
Sono te stesso.


mercoledì 12 settembre 2012

È così che mi Pare

È così che mi Pare.
Ricordi? Io ti rivedo,
rivedo la donna,
la classe, il portamento,
china con le mani sul viso
dai pensieri assunta... Smilza
e femminile: un cinedo
liscio e bello...
Ricordi? Io ti rivedo
bionda, sciocchina, gaia:
un piccolo cervello
poco intellettuale
di piccola crestaia
molto sentimentale.
Non ti ricordi? Smorta,
con certa pelle chiara
iridi profonde
dal vasto arco ciliare...
È così che mi Pare.
Quella è la casa dove tu
crebbi fanciulla. Guarda
quella finestra dove
vegliavi ad ora tarda;
il biondo capo chino
su pergamene rozze
di greco e di latino,
sugli assiomi nudi...
Ma poi andasti via
lasciasti tutto
passando a nozze
cospicue: un amico,
un amico antico
della madre, uno sposo
ricchissimo ed annoso,
francese, che ti ha portata
in terra lontana
oltre alte cime...
È così che mi Pare.
Volsero gli anni.
E tu esule sulla Senna
non una notizia
non una novella...
Pure, nei giorni grigi,
tra i miei grigi ricordi,
vedevo a quando a quando
i coniugi discordi:
lo sposo venerando
e l'esile compagna
signora in Francia...
Quand'ecco fai ritorno
fra noi, senza marito;
e ti rividi un giorno
più bella nel vestito
cupo... Cercavi intorno
col volto sbigottito,
con pupilla assorta,
chi ti volesse amare...
È così che mi Pare.

giovedì 6 settembre 2012

Il segreto delle nuvole

Momenti intrisi d’acqua nella notte, riempiti di magia…
Guarda, ho cominciato a parlare con le gocce di pioggia!
Ho chiesto alle gocce:
‘Ditemi la verità, qual è il segreto
quale tristezza spinge le nuvole ad abbassarsi così?’
E loro mi hanno detto ‘Queste sono lacrime
di desiderio per qualcuno;
le nuvole impazziscono di piacere per le montagne:
ubriache, lasciano scorrere giù le gocce

Sono impazzito per qualcuno anche io…
La fragranza della terra bagnata sale,
le gocce di pioggia cadono, battenti:
ché essenza ha rilasciato questa terra!
L’amore straripato dalle nuvole
vedi come, sulla terra irrequieta,
ha inondato me pure
e ha reso fragrante anche me.
Qualcuno allo stesso modo
ha riversato amore su di me!

Pioggia

Pioggia battente che cadi,
tu accendi le braci dentro al cuore.

Nell’umidità delle piogge insistenti di oggi cos’è questa fiamma bruciante da dentro?
Le piogge sembrano ardenti quest’anno e la stagione è così irrazionale:
i venti sono ebbri, non so di cosa,
e accendono le braci nel cuore.
Nell’umidità delle piogge insistenti di oggi
cos’è questa fiamma bruciante da dentro?
Non è facile condividere neppure con gli amici, che l’anima si sta legando ad un estraneo: ma non so quali sforzi possano aiutare, quando le braci vengono accese nel cuore…

Nell’umidità delle piogge insistenti di oggi
cos’è questa fiamma bruciante da dentro?

mercoledì 5 settembre 2012

Il cuore irrequieto

Il cuore è irrequieto,
gli occhi scrutano la strada.
La mia vita è insipida,
non c’è melodia né ritmo
Vieni amata,
vieni:
accorda il tuo ritmo col mio.

Oggi la pioggia mi ha inzuppato
mi sono sentito annegare
in una angoscia sottile
e sotto gli scrosci mi chiedo se
ho perso qualcosa -
che cosa ho perso…?
Perché rimani in silenzio
parla, danza con me
armonizza il tuo passo al mio
accorda il tuo ritmo col mio.

Ammetto che tu sei una sconosciuta
ammetto che io sono un estraneo per te
Ma ti conoscerò e se tu vorrai
arriverai a conoscermi.
Vieni, vieni vicina,
percorri la strada del mio cuore.
La tua condizione
è la condizione in cui sono io
Armonizza il tuo sentire al mio
accorda il tuo ritmo col mio.

lunedì 3 settembre 2012

Hey, sconosciuta!


Hey sconosciuta
mi ricontatterai qualche volta?
Io vivo una vita frammentaria qui
e tu stai vivendo solo a metà
lì fuori non so dove.

Hey sconosciuta
Il tuo richiamo lo sento.
Ogni giorno mentre il vento va e viene
mi chiedo cosa il vento di seta sussurra a te…
Dove sono finiti l’amore che stava sbocciando
La luce e la vita?

Hey sconosciuta
mi arriva il tuo richiamo da qualche posto
Tu non sei qui
ma il tuo sorriso c’è
Il tuo volto non è permesso vederlo
ma sento il suono dei tuoi passi
Tu non mi sei accanto
ma le tue impronte sono il mio universo
Io sono incompleto qui
e tu sei viva solo a metà
lì fuori non so dove.

Hey sconosciuta
mi richiamerai qualche volta?

giovedì 30 agosto 2012

Ti voglio bene

Sei tu che Ti sbagli. Credi di esserti allontanata, e che io ti cerchi ansiosamente e non riesca più a trovarti? No mia cara. Ti tocco con i miei occhi, con questi occhi, che sono buio e una stella. La verità è che Ti trascinai sotto questa palpebra, la chiusi e sei lì prigioniera, nei miei occhi. Come credi di poter fuggire ai miei sensi? (Come in una rete del cacciatore a cui non sfugge mai una preda). Scordatelo! Non mi lascerai più cadere dalle tue mani come un mazzo di fiori appassiti, Così, gettati per strada e calpestati e da tutti infangati. Ti ho voluto e ti voglio Tanto bene. Ho pianto, con preghiere. E ti amo ancora di più, intensamente, perché per te ho sofferto, quando i tuoi pensieri non scrissero più lettere, non più lettere per me. Ti chiamavo amica e signora e guardiana del mio faro sull'isola, poiché tu eri l'isola. Tu, l'ortolana del del mio frutteto, e ce n’erano mille buone, e nessuna era quella giusta. In piedi Ti fissavo e non mi accorsi che il vaso che conteneva la mia giovinezza, s'infranse e piccoli soli, gocce ch’essa stillava, si dispersero nella sabbia. Il tuo non è solo un ricordo ma un passaggio che è rimasto nei miei giorni, come un profumo sta attaccato ad un abito, (come quando entri in profumeria) che inconsapevolmente lo accoglie solo per portarlo sempre addosso.

martedì 28 agosto 2012

Cinquantanni


I cinquant'anni sono come
L'ultima ora del pomeriggio,
quando il sole tramontato
ci dispone spontaneamente alla riflessione.
Nel mio caso, tuttavia,
il crepuscolo mi induce al peccato.
Forse per questo,
arrivata alla cinquantina,
medito sul mio rapporto
con il cibo e l'erotismo,
le debolezze della carne,
che più mi tentano,
anche se, a ben guardare, non sono quelle
che più ho praticato.



"Quanto mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità. Quanto rammarico per tutte le occasioni di fare l'amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavoro in sospeso o per virtù puritana. 



Ora che passeggio per i giardini della memoria, scopro che i miei ricordi sono associati ai miei sensi. 

Mia zia Maria, quella che si trasformò lentamente in angelo e che quando morì aveva germogli di ali sulle spalle, aveva un profumo di lavanda e il suo ricordo è legata per sempre a quel profumo e a l'altro odore delle pastiglie alla violetta che immancabilmente aveva con se. 
Quando andavo a trovarla o quando quell'incantevole signora faceva capolino per una visita, con il vestito a fiorellini di campo su fondo nero, illuminato con discrezione da un collier di perle e il capo regale, noi bambini le correvamo incontro e lei apriva con gesti rituali la sua vecchia borsetta, sempre la stessa, estraeva una scatoletta di latta dipinta e ci dava una caramella color malva."

28/08/2012


Adesso che ho superato questa soglia, che ha dir il vero pensavo fosse non raggiungibile per uno come me, adesso, dicevo, che ho superato anche tante gioie e soprattutto dolori e posso leggere ciò che è stato della mia esistenza, come una mappa piena di errori, adesso che sento una strana e scarsa compassione di me stesso e posso passare in rassegna la mia vita senza tanti sentimentalismi, perché ho trovato una relativa e strana pace, c'è una cosa che sinceramente lamento: la perdita dell'innocenza.


Mi manca quell'idealismo che mi faceva affrontare tutti gli ostacoli della gioventù, quando decidevo e riuscivo ancora a comprendere quella linea divisoria tra il bene e il male e mi faceva credere che potevo agire sempre e soltanto in accordo con principi inamovibili.

giovedì 23 agosto 2012

Il dolore

Il dolore è insinuante,
ti coglie impreparato,
nei tuoi punti deboli,
nelle tue false certezze
ed annulla la tua personalità,
negandoti ogni possibilità di fuga,
sei spiazzato e completamente nudo,
il dolore poi si posa, ci convivi,
fai pace con esso e ti diventa pure amico,
cominci a trovare nuovi stimoli,
nuove compromessi con lui,
sopravvivi e scopri che un giorno vivi,
il dolore resta ma fa parte di noi,
come una seconda pelle
e la vita riprende il suo ciclo di sempre,


Il dolore è disarmante,
ti penetra fino a stordirti,
fino ad annebbiarti e confonderti,
ti annulla, spiazzandoti
rendendoti vulnerabile, indifeso, fragile
assurdo e ridicolo.

Cerco Qualcuno ma non so chi è quello?
Scorrono i minuti, sparisce la primavera e non so chi è quello.

Con il cuore scoraggiato corro sempre,
cerco qualcuno nell'immensità,
corro sempre.

Le lacrime mi scorrono - eppoi si seccano: le nostalgie mi rapiscono sempre più lontano - eppoi si seccano!

L'anima mia vola verso l'Infinito
più lontano e ho nostalgia solo di quell'Infinito.


"Il dolore

Il dolore è un grigio taciturno postino,

col viso scarno e gli occhi celesti,

lisa la giacca scura e la borsa

che gli pende dalle gracili spalle.

Nel petto gli batte un orologio malandato.

Sbuca timido per le strade,

cammina lungo i muri delle case,

scompare in qualche porta.

Poi bussa: ecco una lettera."

Attila Joszef (poeta ungherese,1905-1937)

lunedì 20 agosto 2012

Perché tante stronzate

Perché l'orgasmo brucia tutto.
Perché quell'istante non si perpetua nell'infinito del tempo.
Perché attendo che me lo prenda in bocca come se fosse la cosa più meravigliosa del mondo e poi... poi mi aumenta il disprezzo.
Perché uso le parole, intrise di bugie, per accaparrarmi tutto quello che di lei ho necessità e voglia.
Perché una volta provato l'amore e le sue meraviglie, arrivo al punto di odiare, tanto da destabilizzare ogni rapporto.
Perché ho quell'amaro in bocca che non mi permette di continuare ma di troncare.
Perché non resto e sfuggo come se mi avessero dato calci in bocca.
Perché uso il Ti Amo come se fossero parole di suggello e poi ne diventa un triste fardello, e malinconia, e angoscia, e tutto il pentimento per averle osate.

mercoledì 15 agosto 2012

La bugia


Per essere onesto, se dicessi la verità, sarebbe una bugia in più. 
Quanto ci sarebbe di onesto? D'altra parte anche l'amore normale è una bugia.
Amare qualcuno è il desiderio di amare i propri desideri e l'amore è quell'invenzione dell'anima che ne diviene il bene più vero: il piacere dei sensi. Voglio dire che l'altra persona è come uno specchio dove facciamo riflettere i desideri, anche quelli più inconsci, che desideriamo amare. Tutto ciò che amiamo dell'altro non sono altro che i nostri desideri. E' questa la condizione perché possa nascere l'amore. Perché l'amore, l'innamoramento è l'invenzione di quella parte spirituale che abbiamo dentro. Ognuno di noi, inconsciamente,non accetta di essere schiavo del sesso: il piacere dei sensi. E inconsapevolmente lo nobilita, invischiandoci i sentimenti. E' una patologia, una malattia della mente. Gli uomini, senza saperlo, si raccontano una bugia. 
Forse è bello ammalarsi di innamoramento, è bello sì, quando davanti a te c'è una persona.

Quando incontri lei, non riuscirai più a godere, poiché solo con lei avrai un orgasmo, che solo con lei riesci ad avere e che ti rende perdutamente innamorato. Si sostituisce ad ogni cosa. lei è il tuo specchio, il tuo cazzo, la sua fica: il piacere dei sensi. Diventa unica e insostituibile. Ti permette di illuderti, di fare l'amore in maniera normale con altri, mentre lo fai, ma ride alle tue spalle.

Abbiamo sempre bisogno di vivere in un mondo che ci tenga lontano dalle nostre frustrazioni 

venerdì 10 agosto 2012

Innamorarsi

Innamorarsi è come guardare un cielo stellato dove c'è una stella che brilla più di ogni altra e, rubandoti lo sguardo, ti lascia attonito, a bocca aperta, vulnerabile agli occhi degli altri.

È l'ennesima prova di delirio che ridicolmente ti riduce schiavo di ineffabili prove che solo la tua anima concepisce, perseverando in un limbo primitivo e portandoti a calpestare il tuo io irrimediabilmente e perdutamente

giovedì 9 agosto 2012

Parole


Ci sarà un mare da scoprire, 
un punto di incontri e di parole, 
dev'esserci un posto dove la chiave apra, 
nell'infinito blu, questa porta.

Ci sarà un isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
una altro piano che suona in altra stanza
un altro tono più cantante.

Parole tarde, che non riescono a dire la metà di quel che sanno:
arrivano quando vogliono,
non sconfessano questo corpo vecchio e inadeguato.

domenica 5 agosto 2012

lascia...

E mi lasci così a rimirar le fluidi caduchi degli ulivi a terra
A fagocitar il tempo per sperar nel cambiamento
A rivoltar l'accadimento per ritrovar l'uscita
A perpetuar la menzogna dell'effimera speranza.
Tutto quello che ho diluisce nell'immenso mare
come ghiaccio al sole,
come erba fresca in arida steppa
come sale in acqua che bolle.
Quando io quel pomeriggio ti conobbi, per sbaglio e domandasti se io ero un’altra persona. Io capii subito che eri come un sole che improvvisamente aggiungeva calce ai muri, un incendio capace di divorare il cuore del mondo.
Al sole brillano i tuoi capelli, come fili d'oro. Son biondi capelli di donna fanciulla. Penetri poco a poco, nelle profonde pieghe d'ogni cuore. Incendi di steppe infinite, dove gli orizzonti tacciono e l'anima è protagonista.

sabato 4 agosto 2012

Il dubbio

Tu pensi di saperlo?
Non puoi, noi non possiamo saperlo! Sogniamo e ci incantiamo ma siamo oppressi da pensieri, da un manto d'ignoranza e di auguste chimere!
Dispettose scimmie d'uomini caduti dalla vulva delle madri, convinti di conoscere di sapere ma la nostra pallida ragione ci nasconde l'infinito!
Non andiamo oltre e ci soffermiamo in superficie senza che, incauti, ne comprendiamo il senso. Ci lasciamo pervadere da effimeri coinvolgimenti e
non vogliamo guardare.
Allora viene il dubbio e ci punisce!
Il dubbio, brutta bestia, uccello lugubre, che ci colpisce con la sua ala...e l'orizzonte si dilegua in un'eterna fuga!

martedì 31 luglio 2012

E io che la mattina alle falde dell'alba mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio. Mi perdo con un libro in mano, in un mondo diverso da quello in cui vivo. Quando inizio la lettura sono altrove, nelle parole, mi emoziono e meravigliandomi ammetto di essere in un sogno, in un mondo bello, affascinante e di essere immerso nella verità, nel suo cuore.

sabato 28 luglio 2012

Attesa




Attendo altra vita che soffochi la mia nostalgia,
che solo il coraggio mi sia concesso.
Che il sentimento dell’amore si dilati e duri
e che estranei, nuovi paesaggi impediscano la tristezza.
Che tutto, tutto l’oblio,
la morte,
il tempo,
il dolore
mi portino, per questa volta, nella fazione dei vinti.
Che il sipario cali e le luci si spengano,
che nella notte,
solo il teatro e
una breve menzogna mi renda più vivo.

Uomo

Il corpo nudo s’innalza,
sulle cosce vigorose.
S’intrecciano i sogni
e le membra nervose
disegnano solido il corpo.

Sono dei tempi andati
frutto di perdute stirpi.
Un taglio degli occhi
tipico dei viandanti,
un barbaro nel guizzo,
brillante nei denti
incantato dal sangue caldo
della preda.

Come la natura,
volge al senso ineluttabile
così tu, con la tua disfatta,
confermi la legge inappellabile
della forza.

Mi sento terribilmente libero,
simile a un istinto puro
nel cuore di una barca alla deriva.
Mi libero della polvere delle strade, dai resti umani; rifuggo sempre un’esistenza da straniero.

Da sempre un’esistenza da straniero.

Sono un uomo dei secoli passati
d’una bellezza d’altri tempi.
Risveglio, come l’odore un bambino,
il volto di puri ricordi, memorie.
Come ballate di villaggio
irrompo violento, puro, nudo.

Amo con sincerità
i grani della vita
i grani della terra
le tristezze degli uomini,
le limpide tristezze.
I sentieri verdeggianti di paesi,
alberi
cocci antichi
le camicie come bandiere stese al sole.
Sono un essere semplice,
che la terra nefasta e volgare
nasconde nei boschi del tuo seno,
come ultimo segno,
d’incantevole religione.

venerdì 20 luglio 2012

E ora, Guido?


E ora, Guido?

La festa non è finita,
la luce non si è spenta,
anche se la gente è partita,
la notte a volte sarà ghiacciata,
e ora, Guido?
e ora, che ne sarà di te?
di te che non hai ragione,
che prendi in giro gli altri,
di te che fai versi,
che ami, protesti?
e ora, Guido?

Ora che sei senza una donna,
ora che sei senza discorso,
senza tenerezza,
ora che bevi solo,
ora che fumi solo,
la notte a volte sarà ghiacciata,
arriverà il giorno,
arriverà il treno,
arriverà il riso,
ma non l’utopia
e tutto è finito
e tutto si è ammuffito,
e ora, Guido?

E ora, Guido?
Le tue dolci parole,
la gola, il cibo,
il tuo istante di coricarsi,
i tuoi libri,
il tuo immenso lavoro,
il tuo vestito di latta,
la tua incoerenza,
il tuo odio: e ora?

E ora che hai la chiave nella mano,
e tenti di aprire la porta,
lo sai, non esiste porta;
vuoi provare a sprofondare nel mare,
ma il mare è seccato:
vuoi ritornare,
ma lì non c’è più.
Guido, e ora?

Perché tu non gridi,
Perché non piangi,
Perché non suoni il tuo piano
il valzer, la patetica
Perché non dormi,
magari ti stancassi,
magari tu morissi…
Ma tu non muori,
tu sei duro, Guido!

Sei solo, nell'oscurità,
come un animale selvatico,
senza patria,
senza pareti nude
alle quali appoggiarti,
senza la sua mano,
senza le sue vesti,
senza cavallo nero,
la gola e il cibo,
tu avanzi, Guido!
Verso dove, Guido!

martedì 17 luglio 2012

Frammenti

La coscienza ha una riva, dove io m'incammino ogni giorno. Cammino lungo la sua riva e lì le onde, si muovono in un flusso e riflusso continuo. S'infrangono e lasciano sempre scritte dietro di sé che l'ondata successiva cancella. Mi appresto a leggere con attenzione ma è troppo breve l'intervallo fra un onda e l'altra. Non è facile. I miei occhi non fanno in tempo a leggere e la nuova onda cancella tutto. Così, nella mia coscienza, rimangono solo indecifrabili frammenti di parole.

venerdì 6 luglio 2012

Rinascita...



...A tutte le donne che sanno riconoscere la loro Natura Selvaggia

Ero un’esteta più che un’atleta e il mio unico desiderio era di essere un’estasiata vagabonda. Alle sedie e ai tavoli preferivo la terra, gli alberi e le caverne, perché là io sentivo di potermi appoggiare alla guancia di Dio. […] I fuochi dovevano essere accesi nel bosco di notte, e le storie dovevano essere raccontate lontano dalle orecchie degli adulti. Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura. Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e dell’evanescenza della vita. Le figliate dei topolini mostravano che la morte era raddolcita da una nuova vita. Quando dissotterrai delle «perle indiane», trilobiti sepolti nella terra, compresi che la presenza degli esseri umani risaliva a molto, molto tempo prima. Appresi la sacra arte dell’ornamento adornandomi il capo con delle manaidi, usando le lucciole come gioielli notturni e le rane verde smeraldo come braccialetti. Una lupa uccise il suo cucciolo ferito a morte; insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare al morente. I bruchi pelosi che cadevano dai rami e faticosamente risalivano strisciando insegnavano la determinazione. Il loro solletico quando mi passeggiavano sul braccio m’insegno come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva. Arrampicandomi sulla cima degli alberi appresi come il giorno avrebbe potuto essere il sesso. […] Così come tante donne prima e dopo di me, ho vissuto la mia vita come una creatura travestita. Come amiche e parenti, mi sono pavoneggiata barcollando sui tacchi a spillo, e ho indossato l’abito buono e il cappello per andare in chiesa. Ma la mia favolosa coda spesso spuntava sotto l’orlo e le orecchie si contraevano tanto da farmi ricadere il cappello sugli occhi. Non ho dimenticato il canto di quei giorni oscuri, hambre de alma, di fame dell’anima. Ma neanche ho dimenticato il gioioso canto hondo, il canto profondo, le parole che tornano a noi quando facciamo opera di rivendicazione con l’anima.

Donne che corrono coi lupi – Clarissa Pinkola Estès

giovedì 5 luglio 2012

È SERA

Non c'è nessuno in casa,
tranne il crepuscolo.
Inaspettatamente t'immaginerò
e scorrerà il tremito di un’irruzione.
Misurando coi passi il silenzio,
come l’avvenire tu entrerai.
Tu apparirai sulla soglia,
indossando qualcosa di bianco
senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve.

giovedì 28 giugno 2012

Ah, l'Amore!

Non è diverso, né per me e né per te. L’unica ossessione che vogliamo tutti: l‘“amore”.
E credere che basti innamorarsi per sentirsi completi. La platonica unione delle anime. Anche se siamo già completi al nascere, prima di cominciare.

E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due.

sabato 23 giugno 2012

Sai, nell'infanzia si gioca a campana con un sassolino, che bisogna spingere con la punta del piede. A campana, servono un marciapiedi, un sassolino, una scarpa e un bel disegno fatto col gesso. E' difficile centrare con il sassolino il disegno ma a poco a poco acquisisci le capacità necessarie e allora si va avanti. Arriva un giorno che riesci a lanciare il sassolino al cielo talmente bene che mentre tu riesci a farlo,  e gli altri intrepidi cercano di eguagliarti, finisce l'infanzia. Cadi nell'angoscia, nei romanzi, nelle speculazioni dell'altro cielo a cui vuoi arrivare e nella corruzione. E si dimentica che, a causa della fine dell'infanzia, per raggiungere il cielo serviva un sassolino e la punta di una scarpa.

A te!

mercoledì 20 giugno 2012

Mi ritraggo e mi scompongo, d'altra parte è tutto così insufficiente per un proporsi a nuovi stimoli.
Sono io, giaccio, di adorno e complesso, incespico in un andirivieni di porpora soave.
Pensare di soccombere su sterminati avversi momenti, da non veder la luce.
Un sorriso poi all'improvviso, che infrange il bianco cristallino e la sofferenza scompare, così come per incanto.
L'alba del momento.

Tenebra


Forse sarò tenebra
Forse sarò foresta,
sarò buio che appesta
ma chi non avrà paura,
troverà pendii di prati in fiore,
sotto i miei cipressi.




venerdì 1 giugno 2012

Ma tu lo sai...


Ma tu lo sai cosa c’è di vero in quel che io ho da dire e detto?
No, tu non lo sai, anzi t’illudi di aver capito la più ben minima parola di tutte le parole intrecciate, in quel abisso di parole gettate.
Tu forse hai provato a raccoglierle a tenerle in mano,
provato a stringerle e a sentirle tue.
Ma nulla di fatto e nulla sarà, poiché, come se stringessi sabbia tra le mani e la stessa defluisca dalle fenditure, ti rimarrebbe solo la tua pelle, appiccicata alla tua pelle
e poi…il nulla di tutto il detto.
Ma tu lo sai cosa c’è di vero e quanto ho ancora da dire e da gettare nell’abisso del detto?
Sì, forse sai cosa la mia anima ha da dire
e forse comprenderai che qualcosa è successo
in quello svuotato e deserto aspetto.
Se mi potessi vedere, riconosceresti il pallore in viso e quanto in quel momento il corpo la comprende.
Quel timore improvviso, venuto dal nulla,
che cresce in noi a conferma del nostro sradicamento
e solo in ultima istanza appartenere a ciò che diciamo anima.
Che forse l’immane cuore ha sofferto e di lì a poco s’è rotto, in tanti pezzi che a ritrovarli passeresti mille e mille anni di abbandono.
Forse proverai a capire e la creatività ti coinvolgerà,
da proporti e riproporti.
Hai provato a bucare, perforare lo strato delle apparenze che ci separa dall’essenziale.
Cerchi anche tu la verità. E’ un compito irrealizzabile ma ha più fascino di una meta accessibile.
Ho trascinato pian piano come una lumaca a lasciare la scia, con modestia, applicazione e, in fondo con indifferenza… nella voluttà tranquilla e nell’anonimato.

martedì 29 maggio 2012

L'assenza

"E quando l'ombra dilegua e se ne va, la luce che si accende diventa ombra per altra luce, e così la vostra libertà, quando spezza le sue catene, diventa essa stessa catena di una grande libertà".

Kahlil Gibran




Non sono avvolto da nulla. In un assenza senza conforto. L'assenza non conforta, l'assenza non è neppure un dolore. Non mi avvolge, come fosse una coperta, necessaria, per quanto non voluta ma attesa. In una curva o in un miraggio rovesciato. Vivo con continue apparizioni di visioni, di divinità divine e di quelle terrene. Voglio comprendere, capire cosa è quell'assenza che è un fruscio, il cigolare sommesso di una porta, a poco a poco l'evaporazione dell'acqua che bolle, i profumi, la linea d'ombra che va a spegnere il bianco di un muro, il grigio, il terribile grigio di certi pomeriggi, un attimo prima che arrivi un tramonto, quando il sole si è deciso a sfumare sotto l'orizzonte, ma non ha deciso di farlo nel modo solito, quello che piace a tutti.
L'assenza non è un telefono muto, quella è la morte. L'assenza è un telefono che squilla una volta soltanto, e smette prima che tu dica:' Pronto...'.




liberamente ispirato da  Roberto Cotroneo, da "Questo amore"

martedì 22 maggio 2012

JACQUES PREVERT - M'HA FATTA L'AMORE

*M'HA FATTA L'AMORE

Nuda son nata
Come son nata vivo
Piccola son nata
E troppo in fretta cresciuta
Ma non son mai cambiata
E nuda vivo
La maggior parte del tempo
Quel tempo dove vivo nuda
Quel tempo è denaro

M'ha fatta l'amore
L'amore che mi ha fatto festa
L'amore che mi ha fatto fata
Dov'è mai andato a cacciarsi
L'innamorato che avevo
Che mi faceva piacere
Che mi faceva sognare
Che mi faceva ballare
Ballare al ritmo della sua bacchetta
Era il mio direttore d'orchestra
Io il suo corpo di ballo

M'ha fatta l'amore
L'amore che mi ha fatto festa
L'amore che mi ha fatto fata
E io vi trasformo in tante bestie
Ogni volta che mi pare
Il vostro amore mi fa ridere
Il vostro amore non è amore
Vi comando a bacchetta
Fuori la grana

M'ha fatto l'amore
L'amore che mi ha sfatta
E in asso m'ha piantata
L'innamorato che avevo
Dov'è finito mai
Dov'è finito mai
Dov'è finito mai

JACQUES PREVERT

lunedì 21 maggio 2012

Svegliarsi


"Svegliarsi, come  ogni mattina, in un punto diverso del vasto universo. 
Uscire sulla terrazza e trovarsi davanti allo splendore di un nuovo mattino: tendere le braccia, stirarsi nell'aria fredda e pura; riempirsi di luce e di spazio; conoscere, al risveglio,la straordinaria ebbrezza di respirare solamente, di vivere solamente.

Mi prenderò cura del nostro giardino, affinché tu possa camminare a piedi nudi tra l'erba del prato. Sentire la natura che ti stuzzica.
Prova a guardare questi occhi, si nutrono di te, hanno la tua immagine ben chiara in testa ma così chiara che ormai la tua immagine è indelebile. Prova ad avvicinarti al mio petto e ascolta come batte il cuore, come scandisce il tempo, accompagnato dai respiri dei miei polmoni. Questa è la colonna sonora del mio amore, di cui ti offro una versione unica, rara. Noi due saremo protagonisti di una nuova saga, come dimora "il cuore", come lavoro "amare". Avvicinati, toccami, sfiorami, accarezzami. Fammi sentire come riesci a farmi soccombere solo guardandomi. Baciami con quelle labbra rosse, morbide, così avide d'amore e che io le possa nutrire. 

Avvicinati ancora di più, fammi entrare dentro di te, per non uscirne più." 






venerdì 18 maggio 2012

Ricominciare

Dover studiare ancora!
Lasciato ormai alle spalle
l’antica sete di conoscenza.
Non l’avrei mai pensato:
ma mi sto accorgendo di non sapere
come stare vicino a qualcuno.
Non ho mai appreso quest’arte sottile:
essere presente davvero
in ciò che non mi appartiene.
Ma ci provo, avidamente:
mi addentro e faccio errori,
imparerò sii paziente.

sabato 12 maggio 2012

Il tempo che non c'è.

"L'azzurro degli occhi di Paolo è infinito. Loro gridano aiuto, ad ogni sguardo."

Come ogni giorno, è venuto a chiedermi i soliti due euro e invece dei soliti due euro, mi ha chiesto 70 cent. -Perché, ho chiesto - e lui -Non ti preoccupà, ne voglio solo 70.
Con il suo "non ti preoccupà" i suoi occhi mi hanno attraversato, passato letteralmente da parte a parte come se mi avesse trafitto con una lancia. Lui non guarda, lui ha bisogno di definire gli accenni, solo quelli e subito dopo, dimenticarli.
Lui è un'isola, chiuso in una cella dell'esistere, in una prigione del mondo. In isolamento, dove può solo e ancora, solo respirare.
Il suo sguardo innocente, di un bimbo se posso osare tanto, mi ha emozionato, commosso. Poi con la sua dolcezza e poca voce, mi ha chiesto di portargli il latte per cena. -Non ho fame voglio solo il latte.
Il latte. Quel latte, dal significato immenso. Il primo alimento di tutti e poi... con il passar degli anni, anche l'ultimo. Dare il latte ad una persona adulta, o anche quando me lo preparo da solo, è uno di quei momenti più intimi, di fragilità estrema, che l'io chiede e che con emozione, tollera a se stesso.
Paolo ha un carattere meraviglioso, forse per la sua sottomissione al mondo che lo ha voluto così e che gli ha inflitto una vita di rinunce. Mi escono le lacrime mentre scrivo. Soffro tanto per lui e per il suo stato. Lui tanto esile e tanto straziato. Chi lo ha conosciuto, ha compreso che esiste un dio cattivo e ignobile che riesce a suggellare tutte le sue perversioni in un solo individuo.
Paolo non ha passato e non ha mai pensato al futuro. Il suo è un tempo al presente. Nessuna illusione, poiché anche le illusioni gli sono negate. È privato anche del bisogno d'illusione, che è quella maledetta funzione biologica dell'uomo, e quindi anche un elemento importante della costruzione del nostro mondo. Ma quale mondo, ditemi, quale mondo lui vive? Perché il suo futuro è sempre stato dall'essere una promessa a essere una minaccia? Lui ha sempre vissuto ai margini, è sempre fuggito dal sociale attraverso i molteplici fori che lo rodono e lo trapassano, sempre in presa diretta su di esso, sempre in atto di predisporre ovunque le cariche molecolari che possono far saltare quel che deve saltare, cadere quel che deve cadere.
Paolo ha segnato per me tanti periodi della mia vita, terribili per averlo visto così, sempre sottomesso alle angherie degli eventi. Io al suo fianco da più di 15 anni, non ho mai smesso di difenderlo e proteggerlo. Proprio così, come si fa con un figlio, con un piccolo indifeso.
Dopo aver preso i soldi e avermi fatto la sua richiesta per la cena, si è allontanato con passo felpato, quasi strisciante. Era tanto energico fino a qualche anno fa.
Ma per lui, il tempo, non c'è.

martedì 8 maggio 2012

Che sarà

– Dunque, che sarà della vostra coscienza? Della vostra. La vostra. Ma voi cosa siete? Qui sta il punto. Guardiamo meglio. In che modo avete memoria di voi stessa, di quale parte del vostro organismo siete cosciente? Dei vostri reni, del fegato, dei vasi sanguigni? No, per quanto ricordiate, di voi vi siete sempre accorta di una estrinsecazione, in un atto, nelle opere delle vostre mani, in famiglia, fra gli altri. E, ora, state bene attenta. L'uomo negli altri uomini, ecco che cos'è l'anima dell'uomo. Ecco che cosa siete voi, ecco di che cosa ha respirato, si è nutrita, di che cosa si è abbeverata per tutta la vita la vostra coscienza. Della vostra anima, della vostra immortalità, della vostra vita negli altri. E allora? Negli altri siete vissuta, negli altri resterete. Che differenza fa per voi se poi ciò si chiamerà memoria? Sarete ancora voi, entrata a far parte del futuro.

lunedì 7 maggio 2012


Credo ai sorrisi vivi sopra visi ormai spenti.
Credo nell'amore che ti autodistrugge-
Credo nei respiri  e negli attimi in cui il fiato non ti basta più, quei momenti in cui sei in apnea senza acqua.
Credo negli amici quelli scemi, quelli che ti fanno ridere ad ogni costo.
Credo nel sapore dell'alcol per consolazione e per festeggiare.
Credo nel fumo di una sigaretta accesa, che ti inebria nei polmoni un pizzico di vita rubata.
Credo nella musica, quella buona, la musica che ormai è solo in paradiso.
Credo nello sport, quello vero, quello dove non sono i soldi a renderlo "sincero".
Credo in una magia un po' alternativa che ti rapisce senza bacchetta ma con un sorriso.
Credo nei baci, quelli dolci, quelli veloci, quelli lenti e passionali, credo nei baci che sembrano volerti rubar le labbra a morsi per usurparne la legittima propriètà.
Credo nelle carezze e negli abbracci che ti rendono felici per la loro semplicità.
Credo negli sguardi innamorati, quelli incazzati e quelli tristi.
Credo nel sesso, quello forte e intenso, che ti lascia con il sospiro spento.
Credo nel dormire abbracciati tutta la notte con le stelle che spiano il nostro amore sotto delle lenzuola.
Credo nel lavoro onesto, nei sacrifici, nei nonni e nei morti.
Credo a coloro che hanno coraggio nel rialzarsi cento volte ancora.
Credo a coloro che vogliono vivere e non esistere.



Pezzi di cuore zuppi di vodka.

sabato 5 maggio 2012

Commento


Un commento alla vita non si deve scrivere ma vivere. E ci sono molti più commenti viventi alla vita, di quanto possa sembrare a prima vista.
Per la mia strada incontro tanta gente e ci sono solo visi pallidi o arrossati dall'egoismo; nei loro visi ci sono anche commenti viventi di vita, giovani anziani e persone che credono di non credere ma conducono un'esistenza specchiata e generosa. 
Ogni giorno li incontro e sono quelli che hanno abbattuto tra loro e gli altri «la muraglia cinese del proprio io».

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche accusava in questi termini i cristiani: «Se la buona novella della vostra Bibbia fosse anche scritta sul vostro volto, non avreste bisogno di insistere così ostinatamente perché si creda all'autorità di questo libro: le vostre azioni dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia perché voi stessi dovreste essere la stessa Bibbia»