Comprendere l'eterno nel tuo labile, aver l'idea del grande nel tuo futile, intendere la forza del tuo fragile, non è un mistero questo è insolubile?
Sapere di costanza nel volubile, trovarsi nel difficile dal facile, sentirsi necessario nel disutile, non ti sembra qualcosa di esecrabile.
E dimmi poi se, fra le cose vive, ve ne abbia un'altra di meno appetibile o più ingiuriata da madre natura.
Migliore è, certo, io penso, la ventura, di tanti bruti e piante, meno orribili di quella di chi pensa, legge o scrive!

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