martedì 27 agosto 2013

Colpo di stato.

"Colpo di Stato: manuale pratico". 

L'autore è Edward Luttwak, un esperto militare che è stato anche consigliere di Ronald Reagan, guerrafondaio e tiranno.

Egli spiega, in questo libro, come il colpo di Stato non debba essere per forza incentrato sull'uso della forza e delle masse, non un golpe militare, ma uno di tipo silenzioso che si appropri degli apparati dello Stato dall'interno.

Perché mi riferisco a questo libro? Perché spiega anche come trattare gli oppositori.

Nel Capitolo 4 l'autore afferma che è "essenziale evitare spargimenti di sangue, perché questo può avere ripercussioni negative".

Ancora...

"Le masse... il loro atteggiamento verso il nuovo regime dopo il golpe sarà, alla lunga, decisivo. Il nostro compito immediato sarà di imporre l'ordine pubblico, ma il nostro obiettivo di lungo termine sarà guadagnare l'accettazione delle masse, sì che L'USO DELLA COERCIZIONE FISICA NON SIA NECESSARIO."... il nostro STRUMENTO in questa direzione sarà il CONTROLLO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE di massa...".

"L'azione dei media sarà mirata a convogliare la realtà e la forza del colpo, anziché giustificarlo"

Qui viene la parte migliore:

"Ogni individuo che si oppone dovrà operare in isolamento. Quindi dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie. Se qualche resistenza compare, dobbiamo SOTTOLINEARE CON FORZA CHE ESSA VIENE DA ISOLATI, OSTINATI INDIVIDUI, MAL INFORMATI E DISONESTI, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. Il lavoro costante sul tema dell'isolamento farà APPARIRE LA RESISTENZA INUTILE E PERICOLOSA".

"Faremo uso di SELEZIONE adatta di FRASI SGRADEVOLI (per esempio ANTI-AMERICANISMO, ANTISEMITISMO... oppure, aggiungo io, SCIACHIMISTA... PARANOICO OSSESSIONATO.... ) Anche se il loro significato è stato oscurato dal loro normale uso costante e deliberato, esse restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo".

In queste frasi qualcuno si è forse riconosciuto?

Tu, ventenne, non hai ancora colpe, vattene!

E tu che colpe hai. Che colpe hai tu che hai ormai superato gli ottanta anni, tu che hai visto la guerra e sofferto la ricostruzione e maneggiato la povertà e pietrificato lo sguardo su angosce e mistificazione e ascoltato il dubbio e atteso l'eroe che ti conducesse per mano. Tu, che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu che colpe hai. Tu che hai superato i settant'anni, tu nato nella libertà, nella repubblica dei coscienti che hai dato vita alla costituente, che hai operato nell'incerto per il certo, che hai fomentato la tolleranza; che colpe hai tu che hai sempre aiutato e continui ad aiutare i tuoi figli che altrimenti vivrebbero sotto i ponti. Che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu sessantenne o cinquantenne di sta cippa, figlio dei baby boomers, che hai solo usato e strausato la macchina del progresso, che hai goduto al meglio dei vantaggi, che hai operato diseguaglianze e generato infinite categorie, che ascolti Ballarò e ti fai un'idea con Vespa, che sei affetto della più terribile malattia di questo e dello scorso secolo: l'indifferenza. Che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu quarantenne, generazione degli esausti, che colpe hai. La chiamano lost generation, quelli che arrivano troppo tardi, che decidono di fare i figli proprio nel momento di svettare, che si ritrovano con incombenze troppo stressanti. Che non trovano lavoro e una volta trovato, devono tirare la carretta soli, a metà tra figli piccoli da accudire e genitori anziani, apparentemente arzilli e senza rughe, in realtà bisognosi eccome di cure. Senza godimento alcuno, sofferente e basta. Che colpe hai, tu. Le tue, sono tutte tue. 
E tu trentenne ma soprattutto tu, ventenne... beh, te lo dico con parole rubate in altro giardino ma se proprio guardi bene,  sono anche nel mio, dal profondo del mio cuore: 

“Se hai vent’anni vattene dall’Italia. A un ragazzo che oggi compie 20 anni direi di andare via dall’Italia. Gli direi di prendere la borsa, il cellulare, due libri e un po’ di musica e lasciare questo paese. Vattene perché se hai vissuto i tuoi primi 20 anni in questa nazione non hai visto niente dei cambiamenti del mondo. Sei rimasto indietro. Hai vissuto 20 anni di dibattito pubblico schiacciati sullo scontro pro o contro Berlusconi. Uno scontro fatto di puttane, “giudici comunisti” e Nesta/Balotelli. Uno scontro che ha lasciato un manipolo di anziani a dibattere in tv di un paese che non c’è. Spegni la tv, non imparerai niente da Ballarò o da Servizio Pubblico. E chiudi anche le dispense, la cultura non è una pillola da mandar giù. Ti direi di andartene perché hai vissuto 20 anni con le stesse metro – ah no a Roma hanno aperto la B1 –, con gli stessi palazzi, con gli stessi Intercity – il Frecciarossa non è alla portata di un ventenne -, con gli stessi regionali. Dovresti andare via per guardare come sono cambiate Londra, Parigi, New York in questi 20 anni. Sei nato all’alba della primavera dei Sindaci ma nel frattempo sei diventato maggiorenne e attendi ancora la linea C a Piazza San Giovanni in Roma. Per te non è cambiato nulla ma il resto del mondo ha corso. Come non mai. Se fossi partito avresti visto la più grande biblioteca d’Europa traslocare da un Palazzo del XVII secolo ad uno consono alla fruizione della cultura. Perché i libri, i reperti, non servono a nulla se non possono essere fruiti. Avresti visto una metropolitana che viaggia a 90km/h senza conducente costruita in 5 anni. Avresti visto un paese – il Sud Africa – passare dalla segregazione razziale ad ospitare i Mondiali. Fai una cosa: vattene. Non ascoltare chi ti dice che solo chi resta resiste davvero. Lascia questo paese, meticciati. Scopri la bellezza di altri corpi e di altri odori. Di altri cibi. Fai politica. Sì, fai politica. Perché non è tutto una “merda”. Ma scegliti altri maestri. Un buon politico non è un imbonitore ma un uomo che si carica sulle spalle la visione di un paese, nonostante i voti. Guarda Invictus. Dimentica Genova. Lì hanno ucciso una generazione, non farti fermare anche tu. Non ascoltare quella canzone “poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare” è bellissima ma viene da un’altra epoca. Ho amato Peppino e la Sicilia ma ho anche imparato che le catene non coincidono con questo sentimento. Eduardo avrebbe detto Fujetevenne. Io ti scrivo vattene. Vattene per imparare che non è vero che una laurea ti forma. Vattene perché la festa che i tuoi vogliono organizzare è una pagliacciata di cui non hai bisogno. Ciò che hai in mano è un pezzo di carta, non conta niente. Non c’è nulla da festeggiare. Si festeggia il futuro, non il passato. Vattene via perché altrimenti anche a quarant’anni ti diranno che sei giovane. Non è vero. Vattene perché non devi leggere i giornali che aprono con le violenze per una partita di calcio. Non è giusto. Il calcio è solo uno sport. Parti, lasciaci qui, come i dannati di un inferno da noi stessi generato. Va via! Prendi un volo per il nord e respira la bellezza del senso di comunità. Perché la vicina che ti dà lo zucchero non c’entra nulla con l’empatia. E’ un modo per sperare che un giorno anche tu farai lo stesso… Se così non fosse non ci sarebbe il vociare dei condomini al tuo passaggio. Perché essere più di sé stessi, essere una collettività è la condivisione costante e silenziosa delle regole che consentono a tutti di andare avanti. E questo noi non sappiamo neanche cosa sia. Collettività non è svegliarsi una mattina e ricostruire ciò che è andato in fumo ma lavorare ogni giorno nel silenzio. Non ascoltare gli eroi. Questa nazione non ha bisogno di loro. E’ il contrario, sono loro a nutrirsi di questo paese perché senza i suoi mali non potrebbero vivere. Parti e torna solo se sarai convinto che è giunto il tuo tempo. Torna solo se hai visto il cambiamento e pensi sia giusto riportarlo indietro. Torna con i sogni di un ventenne e le spalle di un adulto.”

giovedì 22 agosto 2013

Minuetto

Improvvisamente arriva e tu, ti oscuri diventando sospettosa.
E' una storia antica, una storia gentile, dei tempi lenti, quando c'era il tempo.
Un uomo e una donna, si corteggiano delicatamente.
Con i desideri nelle mani e sogni tra le labbra.
Ogni gesto del corteggiamento è un inchino del minuetto.
Mentre tutt'intorno è un generale vaffanculo.
Semplici parole, semplici gesti che vogliono solo dire "quanto sto bene con te"
Questo è il momento purissimo, quando niente è stato detto e gli altri non lo sanno.
Non sottrarre gioia alla gioia con i sospetti, la naturalezza è la linfa del corteggiamento.
In altri tempi le cose andavano diversamente, oggi siamo noi a decidere...
del nostro minuetto.