giovedì 5 settembre 2013

Vero

"Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a lui alcuni oggetti. Quando la lezione cominciò, senza dire una parola, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Quindi egli chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi hanno convenuto che lo era.

Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi vuoti tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era.

Il professore prese una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. Naturalmente, la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero con un unanime 'si'. '

Il professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l'intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere ..

'Ora', disse il professore non appena svanirono le risate 'Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni preferite - e se tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la macchina.. La sabbia è tutto il resto - le piccole cose.

'Se mettete la sabbia nel barattolo per prima,' ha continuato, 'non c'è spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso vale per la vita.

Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose che sono importanti per voi.

Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità.

Trascorrere del tempo con i vostri bambini. Trascorrere del tempo con i tuoi genitori. Visita i nonni. Prendete il vostro coniuge a portatelo a cena fuori. Gioca un altro 18 anni. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato.

Prenditi cura delle palle da golf prima - le cose che veramente contano. Stabilisci le tue priorità. Il resto è solo sabbia.

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: 'Sono contento che hai chiesto.' Le birre dimostrano che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico."

martedì 27 agosto 2013

Colpo di stato.

"Colpo di Stato: manuale pratico". 

L'autore è Edward Luttwak, un esperto militare che è stato anche consigliere di Ronald Reagan, guerrafondaio e tiranno.

Egli spiega, in questo libro, come il colpo di Stato non debba essere per forza incentrato sull'uso della forza e delle masse, non un golpe militare, ma uno di tipo silenzioso che si appropri degli apparati dello Stato dall'interno.

Perché mi riferisco a questo libro? Perché spiega anche come trattare gli oppositori.

Nel Capitolo 4 l'autore afferma che è "essenziale evitare spargimenti di sangue, perché questo può avere ripercussioni negative".

Ancora...

"Le masse... il loro atteggiamento verso il nuovo regime dopo il golpe sarà, alla lunga, decisivo. Il nostro compito immediato sarà di imporre l'ordine pubblico, ma il nostro obiettivo di lungo termine sarà guadagnare l'accettazione delle masse, sì che L'USO DELLA COERCIZIONE FISICA NON SIA NECESSARIO."... il nostro STRUMENTO in questa direzione sarà il CONTROLLO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE di massa...".

"L'azione dei media sarà mirata a convogliare la realtà e la forza del colpo, anziché giustificarlo"

Qui viene la parte migliore:

"Ogni individuo che si oppone dovrà operare in isolamento. Quindi dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie. Se qualche resistenza compare, dobbiamo SOTTOLINEARE CON FORZA CHE ESSA VIENE DA ISOLATI, OSTINATI INDIVIDUI, MAL INFORMATI E DISONESTI, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. Il lavoro costante sul tema dell'isolamento farà APPARIRE LA RESISTENZA INUTILE E PERICOLOSA".

"Faremo uso di SELEZIONE adatta di FRASI SGRADEVOLI (per esempio ANTI-AMERICANISMO, ANTISEMITISMO... oppure, aggiungo io, SCIACHIMISTA... PARANOICO OSSESSIONATO.... ) Anche se il loro significato è stato oscurato dal loro normale uso costante e deliberato, esse restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo".

In queste frasi qualcuno si è forse riconosciuto?

Tu, ventenne, non hai ancora colpe, vattene!

E tu che colpe hai. Che colpe hai tu che hai ormai superato gli ottanta anni, tu che hai visto la guerra e sofferto la ricostruzione e maneggiato la povertà e pietrificato lo sguardo su angosce e mistificazione e ascoltato il dubbio e atteso l'eroe che ti conducesse per mano. Tu, che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu che colpe hai. Tu che hai superato i settant'anni, tu nato nella libertà, nella repubblica dei coscienti che hai dato vita alla costituente, che hai operato nell'incerto per il certo, che hai fomentato la tolleranza; che colpe hai tu che hai sempre aiutato e continui ad aiutare i tuoi figli che altrimenti vivrebbero sotto i ponti. Che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu sessantenne o cinquantenne di sta cippa, figlio dei baby boomers, che hai solo usato e strausato la macchina del progresso, che hai goduto al meglio dei vantaggi, che hai operato diseguaglianze e generato infinite categorie, che ascolti Ballarò e ti fai un'idea con Vespa, che sei affetto della più terribile malattia di questo e dello scorso secolo: l'indifferenza. Che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu quarantenne, generazione degli esausti, che colpe hai. La chiamano lost generation, quelli che arrivano troppo tardi, che decidono di fare i figli proprio nel momento di svettare, che si ritrovano con incombenze troppo stressanti. Che non trovano lavoro e una volta trovato, devono tirare la carretta soli, a metà tra figli piccoli da accudire e genitori anziani, apparentemente arzilli e senza rughe, in realtà bisognosi eccome di cure. Senza godimento alcuno, sofferente e basta. Che colpe hai, tu. Le tue, sono tutte tue. 
E tu trentenne ma soprattutto tu, ventenne... beh, te lo dico con parole rubate in altro giardino ma se proprio guardi bene,  sono anche nel mio, dal profondo del mio cuore: 

“Se hai vent’anni vattene dall’Italia. A un ragazzo che oggi compie 20 anni direi di andare via dall’Italia. Gli direi di prendere la borsa, il cellulare, due libri e un po’ di musica e lasciare questo paese. Vattene perché se hai vissuto i tuoi primi 20 anni in questa nazione non hai visto niente dei cambiamenti del mondo. Sei rimasto indietro. Hai vissuto 20 anni di dibattito pubblico schiacciati sullo scontro pro o contro Berlusconi. Uno scontro fatto di puttane, “giudici comunisti” e Nesta/Balotelli. Uno scontro che ha lasciato un manipolo di anziani a dibattere in tv di un paese che non c’è. Spegni la tv, non imparerai niente da Ballarò o da Servizio Pubblico. E chiudi anche le dispense, la cultura non è una pillola da mandar giù. Ti direi di andartene perché hai vissuto 20 anni con le stesse metro – ah no a Roma hanno aperto la B1 –, con gli stessi palazzi, con gli stessi Intercity – il Frecciarossa non è alla portata di un ventenne -, con gli stessi regionali. Dovresti andare via per guardare come sono cambiate Londra, Parigi, New York in questi 20 anni. Sei nato all’alba della primavera dei Sindaci ma nel frattempo sei diventato maggiorenne e attendi ancora la linea C a Piazza San Giovanni in Roma. Per te non è cambiato nulla ma il resto del mondo ha corso. Come non mai. Se fossi partito avresti visto la più grande biblioteca d’Europa traslocare da un Palazzo del XVII secolo ad uno consono alla fruizione della cultura. Perché i libri, i reperti, non servono a nulla se non possono essere fruiti. Avresti visto una metropolitana che viaggia a 90km/h senza conducente costruita in 5 anni. Avresti visto un paese – il Sud Africa – passare dalla segregazione razziale ad ospitare i Mondiali. Fai una cosa: vattene. Non ascoltare chi ti dice che solo chi resta resiste davvero. Lascia questo paese, meticciati. Scopri la bellezza di altri corpi e di altri odori. Di altri cibi. Fai politica. Sì, fai politica. Perché non è tutto una “merda”. Ma scegliti altri maestri. Un buon politico non è un imbonitore ma un uomo che si carica sulle spalle la visione di un paese, nonostante i voti. Guarda Invictus. Dimentica Genova. Lì hanno ucciso una generazione, non farti fermare anche tu. Non ascoltare quella canzone “poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare” è bellissima ma viene da un’altra epoca. Ho amato Peppino e la Sicilia ma ho anche imparato che le catene non coincidono con questo sentimento. Eduardo avrebbe detto Fujetevenne. Io ti scrivo vattene. Vattene per imparare che non è vero che una laurea ti forma. Vattene perché la festa che i tuoi vogliono organizzare è una pagliacciata di cui non hai bisogno. Ciò che hai in mano è un pezzo di carta, non conta niente. Non c’è nulla da festeggiare. Si festeggia il futuro, non il passato. Vattene via perché altrimenti anche a quarant’anni ti diranno che sei giovane. Non è vero. Vattene perché non devi leggere i giornali che aprono con le violenze per una partita di calcio. Non è giusto. Il calcio è solo uno sport. Parti, lasciaci qui, come i dannati di un inferno da noi stessi generato. Va via! Prendi un volo per il nord e respira la bellezza del senso di comunità. Perché la vicina che ti dà lo zucchero non c’entra nulla con l’empatia. E’ un modo per sperare che un giorno anche tu farai lo stesso… Se così non fosse non ci sarebbe il vociare dei condomini al tuo passaggio. Perché essere più di sé stessi, essere una collettività è la condivisione costante e silenziosa delle regole che consentono a tutti di andare avanti. E questo noi non sappiamo neanche cosa sia. Collettività non è svegliarsi una mattina e ricostruire ciò che è andato in fumo ma lavorare ogni giorno nel silenzio. Non ascoltare gli eroi. Questa nazione non ha bisogno di loro. E’ il contrario, sono loro a nutrirsi di questo paese perché senza i suoi mali non potrebbero vivere. Parti e torna solo se sarai convinto che è giunto il tuo tempo. Torna solo se hai visto il cambiamento e pensi sia giusto riportarlo indietro. Torna con i sogni di un ventenne e le spalle di un adulto.”

giovedì 22 agosto 2013

Minuetto

Improvvisamente arriva e tu, ti oscuri diventando sospettosa.
E' una storia antica, una storia gentile, dei tempi lenti, quando c'era il tempo.
Un uomo e una donna, si corteggiano delicatamente.
Con i desideri nelle mani e sogni tra le labbra.
Ogni gesto del corteggiamento è un inchino del minuetto.
Mentre tutt'intorno è un generale vaffanculo.
Semplici parole, semplici gesti che vogliono solo dire "quanto sto bene con te"
Questo è il momento purissimo, quando niente è stato detto e gli altri non lo sanno.
Non sottrarre gioia alla gioia con i sospetti, la naturalezza è la linfa del corteggiamento.
In altri tempi le cose andavano diversamente, oggi siamo noi a decidere...
del nostro minuetto.

sabato 20 luglio 2013

La mattina

La mattina, mi perdo nelle parole
Scriverti è come recitare una preghiera.
Non posso far di peggio,
anche se io so fare di meglio.
Ciò accade la mattina presto,
mentre l'odore dei fiori
mi tiene il viso tra le mani,
mentre tutti dormono,
mentre i miei pori si dilatano,
mentre sogno di contenere il mondo
come un barile senza fondo,
succhiandomi le dita di tanto in tanto.
Mentre rassetto la cucina
cerco di tappare l'universo con una penna.
La prendo,
nascondendomi dietro il profumo del caffè
cercando di adeguarmi nell'assurdo
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono.
Con la penna cucio un vestito di luna, di sole
rubo la vita che non mi appartiene
come un ladro prenderebbe
la chiave di un forziere,
e scrivo un pensamento
per raggiungere te che,
contro ogni legge,
considero mia.


giovedì 27 giugno 2013

...e tu che non sai

Gli occhi corrono dietro brune e bionde che passano. La bruna è madreperla nera, uva scura e graffia il mio sangue con la sua coda di fuoco.

Gli occhi si divertono a rincorrerle tutte.
La bionda chiara, con la sua pelle diafana, dondolando i suoi doni.
La mia bocca si apre come per scaricare sul suo seno sensi e saliva di sangue.

Gli occhi le rincorrono tutte!

Ma a te, senza che io muova gli occhi,
senza che essi ti vedano, te distante,
vanno il mio sangue, la mia saliva e i miei baci,
bruna, bionda,
alta, piccola,
ampia, sottile,
brutta, mia bellezza,
fatta di tutto il chiaro dell’oro,
di tutto il prezioso platino,
di tutto il frumento,
la terra,
l’acqua
delle onde del mare,
fatta per accogliere le mie braccia,
fatta per l'incastro delle mie labbra,
fatta per tutta l’anima mia.




venerdì 3 maggio 2013

Nel dormiveglia la mente si annebbia o sprofonda nella semi-coscienza.
I pensieri si cristallizzano nitidi in una volontà adamantina.
Avviene pure che i ricordi sbiaditi, pur lontani,
si materializzano in oggetti e gli stessi si sciolgono
in ombre evanescenti.
Avviene che i presagi,
immagini di sogni,
larve di età defunte,
si manifestano in presenze.
Avviene che l'idea prende il sopravvento
si materializza e accampi tutta la sua concreta immaterialità.
Il mistero della memoria e dell'anima
che giocano carte sempre nuove.
Tutto in un istante
in uno spazio tra due istanti.
Poi tutto ripiomba nella normalità.
rassicurante, falsa ordinarietà.




lunedì 29 aprile 2013


Vedo i bimbi e mi si stringe il cuore
Vedo la natura sorgiva della puerizia snaturata.
Una tecnologia prepotente che li indottrinerà a puntino.
In un futuro, donne e uomini
e svanirà in loro
quanto di più prezioso è custodito nel cuore della vita.
In un limbo dell’indifferenza
spina del dubbio, pungolo della domanda,
privilegi sopiti dell’Uomo,
estratti con un’anestesia sino alla fine.
Vedo i bimbi e mi si stringe il cuore
esistenze fittizie,
vuote,
plastificate,
se la sorte li accompagnerà.
Altrimenti ingrosseranno le schiere degli infermi,
degli abusati,
degli sfruttati,
dei rapiti...
Vedo bimbi, poi uomini e donne
defraudati dell’infanzia,
diverranno ex abrupto adulti
in una società adulterata.
Mi si stringe il cuore
e prego, prego, prego
affinché le nuove generazioni non rinuncino mai alla meraviglia,
anche come turbato sbigottimento
di fronte all'enigma dell’universo.
Il giorno in cui sarà morto lo stupore,
morrà l’ultimo uomo.







Ogni anno in tutto il mondo scompaiono decine di migliaia di bambini: di loro si perde ogni traccia. Purtroppo spesso sono vittime di depravati satanisti o di mercanti di organi. E’ una tragedia di cui non si occupa seriamente quasi nessuno. Chi denuncia la collusione di frange statali in questo abominio è, nel migliore dei casi, bollato come paranoico.







venerdì 26 aprile 2013

Notte

Quando viene la notte,
arriva quasi sempre con gli occhi bendati
e cieca cade su ogni cosa
fuori dai muri
fredda, ampia,
quasi oscena.
Ora vivo nell’intimità di una casa vuota e nelle stanze disabitate
sento il suono attutito della vita,
le risa dei giochi, il ridondare del Bechstein, la sua maestosa sinfonia.
Tocco il tempo congelato, gustando negli specchi, un sapore dolce e la noiosa immagine senza più gioventù.
E ci sono, però, il calore di una vita già indossata, con trama e ordito, e il segreto entusiasmo di essere stato.

lunedì 22 aprile 2013


In un sbarco di viaggiatori
su questa terra cinerea
vollero salpare
verso l'infinito.
Narrano i capitani
di alberi spezzati,
vele logore,
stelle sparpagliate nel buio universo,
come poppa nel vento.
Desiderio di traversate
oceani intrapresi
a cercare l'esilio,
dal rimpianto che corrode l'animo,
a guisa di salsedine.
Narrano di implacabili bonacce
ed occhi vacui
fissanti albatri spettrali
evocando onde che,
pigramente sulla chiglia,
formicolavano.
Solo stridii delle gomene
simili a voci di sirene agonizzanti.
Solo sogni di morte liberatrice
fin quando una nebbia livida
dal precipizio del mondo
saliva.
Furono giorni ammainati
e, con un ponte deserto,
il timone girava a vuoto.

mercoledì 10 aprile 2013

Il silenzio

Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste solo le parole che non ti ho detto, tutte quelle parole che continuano a stare sopra di me, a muoversi solide, pesanti che mi schiacciano come un macigno trasportato sulla schiena.
Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste tutte le cose che non ti ho detto, e quelle che tu non hai detto a me

Sarà che quando finisce una festa e si è soli, i pensieri acquistano un senso di libertà incontrollabile, si sentono liberi di assalirti, di legarti ai loro interrogativi, costringerti a seguirli, pensarli anche quando la stanchezza è presente e non ne hai assolutamente voglia. Corrono tutti assieme, ti si buttano contro, cercano di scavalcarti.
Ieri avrei tanto voluto stare in silenzio e, solo con te, ad ascoltarlo. Ci hai mai pensato? Poche sono le persone con cui si riesce a stare in silenzio e tutta la gente pensa che stare insieme voglia dire parlare, anche di argomenti che in fin dei conti non ce ne frega nulla. Così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Così la tua amica, che ogni volta che percepiva il silenzio, aveva la necessità di riempirlo. Noi invece volevamo quel silenzio.
Ma sapevo che il percorso sarebbe stato quello, sapevo che gli imbarazzi sarebbero venuti a galla. Sapevo che il gelo delle parole non avrebbero riscaldato il tepore della compagnia. Lo sapevo... ma ho accettato pur di vederti.

In silenzio invece è già pienezza, è già condividere l’essenziale. È una felicità inspiegabile, è come quella metafora sulla zolletta di zucchero che ti scrissi a proposito dell'amore: ti sale dentro tra i meandri delle stanze del cuore, un’acqua calma che sale muovendosi lenta, con un ritmo simile al battito del cuore.
Ho sentito qualcosa di simile a questo, insieme a te.

sabato 30 marzo 2013

Cuore


Corro verso orizzonti che s'allontanano. Porto in bocca carboni accesi come l'istante che agonizza. Insieme a me se ne vanno i giorni e le notti con le sue stelle e questa giostra di materia intorno al niente. Non ho nulla da fare, anzi no: ho da fare! 
Devo impegnarmi nel costruire un nuovo cuore, tutto nuovo, di ultima generazione. Un cuore che abbia capacità di interagire con il futuro e che abbia quelle doti di cui non posso farne a meno: di sentire e amare.
Ma in più deve farmi capire gli uomini e farmi sapere a chi liberamente tendere la mano e a chi non stringerla mai.

martedì 26 marzo 2013



Ti vorrei tra le mie braccia,
adagiata sulle mie gambe,
con una voce soffusa.
Come fu il nostro primo bacio,
che andò avanti in quella notte.
Non parlavamo: ci avvicinavamo.
Tu mi rivelavi il tuo splendore.
All'alba ti raggiunsi con delle parole.
Sul tuo viso,
allegria, curiosità,
incredibile evento!
Due labbra, contatto perfetto
sorriso arcaico, divenuto poi immenso,
radicato in un batter di ciglia.
Mi rialzai in catene:
le altre donne per me non esistevano più.

lunedì 25 marzo 2013

Io, sempre!

Sì forza, spegnimi pure la luce negli occhi, negami il tuo sorriso: ti vedrò lo stesso.
Sì forza, otturami gli orecchi: ti sentirò!
E anche senza piedi ti camminerò a fianco.
E anche senza bocca potrò scongiurarti lo stesso. Se mi spezzerai le braccia ti abbraccerò col cuore.
Poi mi potrai strappare il cuore: mi batterà il cervello.
E se infine zoppo, arido senza cuore e senza il fuoco, nella mente che mi priverai, allora ti porterò nel sangue.


domenica 17 marzo 2013

Azzurro



Era triste quella sera di marzo. Il cantiere era ancora aperto e noi compagni saltellanti come scimmiette ci dirigevamo spesso verso la ringhiera più alta, dove c'era la baracca degli attrezzi. Lì i nostri sogni si realizzavamo; bastava un sacchetto di chiodi di cielo che il caposquadra generosamente ci donava, facendo scrupolosa attenzione alla sfumatura di azzurro che esattamente avessimo in mente.

Oggi sento che ho bisogno ancora di quei chiodi di cielo con la loro esatta gradazione azzurro intenso, la filettatura impercettibile e la capocchia indistruttibile, in grado di reggere pesi ed inchiodare ogni cosa al nulla e farcelo stare.

sabato 16 marzo 2013

Accade

Accade che le sintonie dell'anima
non giungano ai contatti ma le parole riempiono i vuoti e emergono trionfanti
come un magnetismo.
É raro ma accade, quando la volontà di far pagare un passato ricade su chi non ne ha colpe. Può darsi ma non certezza!
Che sia vera soltanto la lontananza,
vera la stanza buia, vero l'obbligo della mancanza e vero l'oblio, vera la foglia secca più del fresco germoglio.
Tanto è tutt'altro che può darsi o dirsi.
Comprendo la tua sensuale caparbia volontà di essere sempre assente perché
solo così manifesti la tua magia.
Innumeri le sciocche astuzie che intendo.
Insisto nel provocare ricerche di te nel fuscello o nell'albero rigoglioso ma mai nel pieno, sempre a vuoto: in quello che
anche il tuo io resiste.
È o non è la mia volontà strana, multiforme, multi anima? Forse è così come mi pare o non è.
Ignoro se la mia inesistenza appaga il tuo destino, la tua essenza;
se la tua colma il mio animo che ne trabocca; se l'innocenza é una colpa oppure ti coglie impreparata sulla soglia della tua passata sofferenza.
Di me, di te tutto conosco ma tutto ignoro.

martedì 12 marzo 2013

Oblio


Ci aggiriamo disorientati fra i lugubri labirinti della notte. A tentoni, nella fioca luce di stelle lontane, crune nella gramaglia lambita dal fuoco del buio.

Non odo più gli inni alla gioia della vita. L’umanità si dispera, cammina nell'oblio, rasenta muri di fredde e riarse raffiche.

Gli istanti sgocciolano e gli ultimi, nell'abisso.




sabato 9 marzo 2013

Pensiero di te

Sono trasportato in punta di piedi da uno sguardo sull'infinito, galoppo sull'onda della vista.
Mi abbracciano le fasce di pelle.
Mi ci avvolgo, desideroso di possedere il pensiero e il flusso, lo zampillare di parole che da me proviene.
Mi cullo sul tuo seno immaginato e reclamo rivelazioni impossibili.
Le mie parole le incido sulla polvere.
La mia sete di te reca immagini.
Trascorro i rintocchi del tempo della sera indossando la mia natura di viandante, senza fissa dimora.
Mi addormento nell'ombra,
quando sono stanco. Ma prima mi attacca il dormiveglia, lì con il libro sulle ginocchia, con gli occhi spalancati e fissi,
la mente che corre lontano. Quando il pensiero ti corre incontro, mi cade addosso una malinconia dolce
come una carezza lieve,
che mi stringe il cuore,
un desiderio vago di cose ignote. .
Il terrazzo in primavera non mi istiga contro me stesso.
Amo le anime impossibili,
quelle i cui cui respiri sono ignoti all'aria e alle mani intrepide infilo i guanti della poesia.

venerdì 8 marzo 2013

L'anima di m.

Non credo nel rossetto eccessivo, i tacchi vertiginosi, gli occhi pieni di mascara e vuoti di emozioni. Non credo ai vestiti troppo corti, troppo stretti, che non lasciano spazio all'immaginazione. Invece amo gli occhi lucidi e preoccupati, quelli che se li guardi ti immergi in un mare afrodisiaco. Amo le mani che tremano e che trovano sicurezza in quelle di un'altra persona. Amo le persone semplici, equilibrate, quelle che con una felpa esprimono la propria femminilità, quelle misteriose, indecise, preoccupate, sincere, stronze, ma pur sempre belle.

Auguri alle donne, quelle che dormono innocenti nella loro culla, quelle che si sporcano le dita con i colori a cera. Auguri alle donne che giocano ancora con le bambole, che sognano Peter Pan e credono in Babbo Natale. Auguri alle donne che tra un grembiule e un capriccio crescono. Auguri alle donne con i libri scarabocchiati dalla noia, i jeans stretti e le marlboro sempre in tasca. Auguri alle donne che studiano, che lavorano, che realizzano i propri sogni, quelle che salutano la mamma con la manina, quelle che piangono di nascosto per i soldi che mancano, quelle che sorridono sempre, quelle pazienti, dolci, bellissime, quelle che sono l'altra metà del cielo. Auguri alle donne che si fanno valere, rispettare, amare e che nessuna mimosa può eguagliare.

mercoledì 6 marzo 2013

La morte


C'è una porta spalancata,
hai paura ma ci guardi dentro
freddo, buio
polvere e ragnatele
La porta si chiude

Il sole brilla, fa male agli occhi
la luna brilla, miele il colore
compri un abito di grisaglia
è finita la festa
bella festa
Quella porta si apre e si chiude
ma non ci fai più caso

Ancora il sole che sorge,
ti affretti a fare colazione con la tua compagna,
magra, affascinante;
lavori
i figli li ami
vai in piscina
ogni tanto piove ma con moderazione.

Si spalanca ancora quella porta
hai paura
guardi dentro:
ma perché si spalanca?
mi sfugge qualcosa?
Poi la porta si chiude.

Arriva l'inverno e la sua neve
Sgombri il terrazzo
faticoso, non è come una volta
bisogna ridare il bianco sulle pareti
macchie di umidità
Mi tengo occupato
Finalmente è primavera

La porta si spalanca:
c'è buio lì dentro,
c'è freddo lì dentro,
vedo delle scale che scendono.
In fondo un bagliore
Forse acqua
Poi la porta si chiude.

E' morto il gatto
ancora una volta
ne presi un altro
questa volta no
Non torno a casa
la compagna non c'è
il terrazzo è spoglio
i fiori secchi
troppo stanco, troppo tutto
La notte è fredda
le coperte mi riscaldano
eppure gli occhi sono vigili.

La porta si spalanca:
Mio dio perché?
hai mantenuto la parola.
È sempre buio lì dentro.
Mi affido al buio.
Entro.

La porta si chiude.

sabato 2 marzo 2013

Dita che cercano




Ti afferro per il braccio e ti trascino tra la mia voluttà e pertugi della mia costanza. Cerco con la mia fermezza i segni del disagio, una parola forse, con il timore dentro che figuro ad ogni mio lampo di coscienza. Progetto il sudario della notte e bendo gli sguardi in un verosimile pensiero che dorme, affinché non ascolti il dramma dell'alba e il suo risveglio.
Ma tra una parola scritta e una non detta, al di là di ogni frase c’è un
silenzio, al di là dei nostri occhi c'è un altro cielo. Tu ridi, camminando sul delicato filo del tuo sogno, cedendo ad un pianto improvviso,
mentre le dita confuse tra il ritrarsi e il cercare, come un falco, di fretta tornano al braccio, ad impedire il volo.

venerdì 1 marzo 2013

Ritorno al futuro


Era il 1983: eventi mitici in quegli anni e l'inizio degli anni ottanta!
Nasce Arpanet, di fatto la prima rete embrionale di computer da cui si sviluppa dieci anno dopo il world wide web.
L'IBM è la più prestigiosa società americana nel mondo.
Un giovane Steve Jobs inventa Lisa, il primo personal computer della Apple.
La riconferma elettorale in Inghilterra di Margaret Thatcher sublima la teoria liberista di Milton Friedman.
Chi è gay si vergogna a dirlo.
Vengono arrestati in Brasile i due boss mafiosi, Tommaso Buscetta e Tano Badalamenti, che danno il via al lento declino di Cosa Nostra in Sicilia.
La cocaina è la droga dei ricchi.
Pippo Baudo scopre e lancia alla ribalta il giovane comico irriverente Beppe Grillo.
Giovanni Paolo II annuncia a tutti il Giubileo della Redenzione.
Lo status symbol della ricchezza diventa possedere un telefono portatile.
Quasi tutto quello che vale e costa soldi è fatto in Giappone.
Il mondo si regge ancora sul dualismo capitalismo contro comunismo.
L'auto di tutti i sogni rimane incontrastata l'inglese Rolls Royce.
Se hai bisogno di qualcosa consulti le Pagine Gialle.
L'Aids è appena stato scoperto.
L'Italia, governata da una coalizione tra DC, PSI e PSDI, è considerata il paese più bello al mondo in cui vivere.
I migliori giocatori di calcio del mondo vengono a giocare nel campionato italiano.
Il sogno di molti teenager è aprire e gestire un negozio di dischi in vinile.
La CIA studia continuamente un piano per eliminare il Colonnello Gheddafi.
Chi guadagna due milioni di vecchie lire fa parte dell'alta borghesia italiana.
Le donne più sexy e desiderate al mondo sono bionde.
Le prostitute sulle strade sono bianche.
Michael Jackson si esibisce per la prima volta lanciando il moonwalk e annuncia che si farà ibernare per diventare immortale.
In Italia arriva al cinema il film Rambo che racconta la storia di un reduce della guerra in Vietnam.
Il regista Robert Zemeckis inizia a girare Ritorno al Futuro con Michael J. Fox. Fermiamoci un momento se vi ricordate la scena in cui Marty McFly incontra Emmett Doc Brown dopo essere ritornato nel 1955 con una macchina del tempo proprio da lui creata. Quest'ultimo per metterlo alla prova gli chiede chi sarà il presidente degli USA nel 1983, alla risposta di Ronald Reagan, Doc Brown scoppia a ridere dicendo “e il vicepresidente chi sarebbe? Jerry Lewis !
Ebbene riflettete un momento se adesso potessimo rivivere anche noi questa opportunità come Marty e ritornare indietro nel tempo per raccontare a noi stessi o ai nostri cari che mondo ci troveremmo a vivere tra trent'anni.
Quindi diremmo:
La Cina sarà la più grande fabbrica del mondo, destinata a superare gli USA entro il 2020.
L'IBM è diventata cinese e adesso si chiama Lenovo.
Quasi tutto quello che si compra è Made in China, tranne i beni alimentari.
Mosca è la città con il più alto numero di miliardari tra tutte le metropoli.
Gheddafi è stato ucciso non dalla CIA ma da una rivolta di giovani ragazzi libici.
L'uomo più ricco del mondo è un messicano.
I più grandi calciatori italiani vanno a giocare all'estero.
I volumi delle Pagine Gialle servono per tenere fermi i piedi traballanti di qualche vecchio divano di casa.
Il comunismo è fallito in tutto il mondo ma in Italia esiste ancora il PCI.
In Francia legalizzano il matrimonio tra gli omosessuali e il Papa dopo qualche settimana si dimette.
Tutti fanno il possibile per rendere pubblica la propria vita privata grazie ai social network.
Steve Jobs diventa un guru e icona internazionale.
Possedere un computer Apple è un must sociale.
La cocaina si trasforma nella droga dei poveri.
La Rolls Royce è diventata un auto tedesca.
Le donne più sexy e desiderate diventano more.
Michael Jackson è morto di overdose.
I negozi di dischi musicali non esistono più.
Andare a Londra con un volo lowcost costa meno che fare la spesa al supermercato.
Il numero dei divorzi ha superato quello dei matrimoni.
A diciotto anni le ragazze teenager sognano di rifarsi le tette per regalo di compleanno.
La prima casa non è più un bene rifugio.
Chi è veramente ricco non ha il telefono cellulare.
Le auto sportive più ambite sono diventate le Subaru.
Chi è gay fa il possibile per farlo sapere al mondo.
La mafia è stata soppiantata dall'ndragheta che si è trasferita nel frattempo nel Nord Italia.
La laurea non consente più di smarcarsi socialmente.
Il Vietnam è il primo paese al mondo per crescita di abbonamenti annui ad un telefono cellulare.
Chi guadagnava come stipendio mensile 2.000.000 di lire italiane è praticamente quasi un indigente.
Le banche più grandi del mondo hanno rischiato di fallire perché le hanno obbligate negli anni prima a prestare denaro a chi non se lo poteva permettere.
Il Giappone è il paese più indebitato del mondo.
Le teorie di Milton Friedman, osannate da Reagan e Thatcher, sono il più grande fallimento economico della civiltà umana.
La recita di Natale all'asilo è diventata un affare di stato.
Le prostitute sulle strade sono negre.
Si paga per iscriversi in circoli privati in cui si fa a turno a fornicare con la moglie degli altri.
Pippo Baudo è ancora in televisione e Beppe Grillo è diventato l'esponente politico più osannato o più denigrato dall'elettorato italiano.



Fonte : Eugenio Benetazzo

Brezza

Quando osservo un lago, nel suo silenzio, la sua calma apparente, la brezza arriva e lo fa rabbrividire. Io con lui. Non so se penso a tutto o tutto mi dimentica. Il lago non mi dice nulla né la sua brezza.



Sarebbe tutto più semplice se il tempo andasse senza ferire, se non ferisse ma solo scivolasse, se si potesse stare sempre così, come quando guardo la luna o sono immobile sul terrazzo o in un giardino ad ascoltare la musica o a scrivere pensieri su di te, con gli alberi e i fiori che mi crescono accanto. Se il tempo solo scivolasse e non fossimo posti davanti a delle scelte, o delle preoccupazioni, per noi e per i nostri cari.
Non è così... il tempo scorre, non scivola. E miete come un'accetta!
E dopo, dopo ritorna tutto uguale, il sangue si asciuga, si coagula veloce
e ti ritrovi sullo stesso terrazzo, nello steso giardino, con gli stessi alberi, gli stessi fiori e piante, in un tempo allo stesso tempo tardo, dopo che tutto è successo.
Eppure facci caso, è tutto così fresco, nuovo, azzurro e nulla vorresti che invadesse la tua mente, nessun pensiero. Vorresti solo abbandonarti al cinguettio degli uccelli, alle pitture che le rondini disegnano nel cielo azzurro.
Vorresti abbandonarti nell'ombra.

giovedì 28 febbraio 2013

Non mi basta!

Mi manca ancora tutto. Tutto, del tutto non appreso di te, del sapere di te. Ignoro le tue verità, ignoro tutto. In fondo il bacio, è come tante forme di interrogarti, di conoscerti. Accade allora che a poco a poco il desiderio diventa soffio di sogno sul tuo viso e quegli occhi, dopo schiusi, riconoscono in questa fragranza insospettata, la loro confidenza più intima.
Mi manca ancora tutto per sapere di te,
ancora ignoro tutto ma quella stessa luce che ti disegna, mentre cammini scalza nella stanze della casa, ti ha fissato nel suo miele dorato: è già sufficiente ma non mi basta.



mercoledì 27 febbraio 2013

Paolo

Perché stai andando via, Paolo.
Perché rinunci, Paolo
Perché non resisti
Non scruti
Non osservi, Paolo.
Hai ancora la verità della vita e la sua angoscia, un mare di onde da navigare, un immensa storia ancora da amare.

Perché stai andando via, Paolo.
Perché non ascolti, Paolo
Non senti il canto della parola non detta
La sua profonda ansia
Il dolore di mamma,
nel desiderio che tu viva
Ora tu taci, Paolo
E le inutile domande
Le risposte frammentate
Il tremore delle mani, Paolo

Perché stai andando via, Paolo.
Sei felice, Paolo
Con i tuoi romanzi, le tue sillabe, i tuoi gesti, i tuoi vaffanculo non più gridati.
Costruisci i testi
scegli il tono,
lo scenario,
disponi prospettive,
inventi personaggi,
proponi i loro incontri e gli detti gli impulsi.
Quale mondo, Paolo.

Perché stai andando, Paolo
Perché non rimani
Ci mancano le tue risate a squarciagola
Ci mancano le tue poesie
Al loro posto una maschera, Paolo
Un frammento di smorfia
Un ramoscello senza foglie
Un vetro appannato
Un orgoglio ferito
Cosa faresti mai senza il tuo mondo senza volto né domande, Paolo.

Ormai sei andato e non torni più, Paolo
Da qualche parte sei, Paolo.
Ne ero parte, adesso non più.


Non lo so!


L'amore non si cerca, l'amore arriva,
l'amore non si elemosina, l'amore si percepisce,
l'amore non è nell'altro ma dentro noi stessi.
Dobbiamo solo risvegliarlo ma per far accadere ciò, abbiamo bisogno dell'altro.
Meravigliosamente meraviglioso, condividere le nostre emozioni con qualcuno.
E allora smetti di mangiare,
dormire,
di lavorare,
di vivere in pace.
Poi subentra la paura, poiché l'amore quando arriva, distrugge tutto ciò che c'è di vecchio intorno.
Nessuno sa gestirlo. Immagina e mette a soqquadro tutto il mondo insieme.
Resistono, le persone, riescono a controllare la minaccia, mantenendo in piedi tutto ciò che è già marcio, pur di sfuggire ad essere travolti. Vivere una quotidianità ormai superata.
Ma anche abbandonarsi, senza riflettere, è un danno! Attribuire all'altro il merito di tutta la nostra felicità o la colpa della nostra infelicità.
Euforici, gioiosi poiché è accaduto qualcosa di meraviglioso; oppure tristi, melanconici, perché un evento inatteso ha finito per distruggere tutto.
Tutto è giusto e tutto è sbagliato.
No lo so!
Quello che conta, è avvicinarsi a qualcuno quando il desiderio c'è.
Quando quel desiderio è puro, ci si innamora della vita, si vive in venerazione e consapevolmente, ogni attimo, aspettando altri attimi da venerare, che possano celebrare una prossima benedizione. Nessuna fretta, nessun precipitare degli eventi, con azioni inconsapevoli. Si sa che prima o poi l'evento immane, l'inevitabile si manifesta, poiché ciò che è vero, autentico, avrà modo di mostrarsi. Nessuna esitazione, quando arriva quel momento, l'occasione è presa al volo; non sfugge attimo magico, perché si sa l'importanza, il rispetto di ogni secondo.
Lasciarsi andare, innamorarsi!
In fin dei conti, ho lasciato che mi innamorassi solo ed esclusivamente per una semplice ragione: non mi aspetto nulla!

Pescara, 22/02/2013



venerdì 22 febbraio 2013

Questo...

"E qualsiasi cosa succeda, continueranno ad amarsi, perché un incontro non si sceglie ma si prende come un destino e quando è avvenuto, è compiuto per sempre…"

Questo fuoco che divampa.
Questo paesaggio grigio che m’attornia.
Questa pena penosa di aver in mente una sola idea.
Quest’angoscia dal cielo, di terra e d'istanti.
Questo greve pianto di sangue che colora.
Questa torcia senza luce.
Questo sguardo del mare che mi graffia.
Questo serpe che attende entro di me.
Questa intrepida ghirlanda d’amore.
Questo letto di ferito a morte, di insonne nottata.
Questo sogno di avere tua la presenza
nel fondo del cuore, in rovina del mio petto.
E se tra e me ricerco una cima di prudenza, il tuo cuore mi dona una valle densa di poison e passione d’aspra scienza.

domenica 17 febbraio 2013

Innamorarsi

...e scoprire che ti puoi innamorare di una donna che ti ha folgorato con il solo suo sguardo, che ti ha attraversato letteralmente. Ipnotizzato. Un tremolio di un raggio, che ti trafigge fino a precipizi ignoti dentro di te, affogato nell'attesa. Quando il suo sguardo ti colpisce, in quell'attimo, la tua esistenza si dischiude senza limiti di frontiera, senza più l'ombra della dipendenza, senza un fine, senza paura e senza la determinazione alcuna. In quell'attimo raggiungi il tocco leggero dell'impalpabile completezza del mondo creato. L'unione dei due sguardi, produce musica e la senti quella musica, della sua luce. E' un meraviglioso attimo di libertà. In quell'istante si incontrano due invisibili raggi di due mondi contrapposti: il raggio che arde dal corpo e quello fresco dallo spirito. E' il vero segreto di quei precipizi ignoti dentro di te, che ti chiama per essere svelato ma, nello stesso tempo, rimanere segreto. E' ciò a cui sono stato votato, in questo strano mondo, ad incrociare il Tuo sguardo.
Ma come è possibile, all'improvviso, senza che tu ne hai la piena consapevolezza? Un incrocio di sguardi e poi, il cuore che batte all'impazzata, l'agitazione per conoscerla, per dirle già che stai impazzendo per i suoi occhi, per le sue labbra, per le sue mani, per i suoi capelli. Sei lì che vaghi in quell'onirico mondo parallelo, fatto di sogni e tattiche di abbordaggio per riuscire per un solo istante a carpire anche un solo suo ciao, un solo argomento che ti possa far interagire e finalmente, rilassarti.
Perché non sono con lei! Tristezza infinita, dove tutto il resto non conta nulla. Potrebbe anche cadere il mondo sulla tua testa ma si frantumerebbe in mille e mila pezzi, poiché quello stato, ti rende invulnerabile a qualsiasi evento che precipita su di te. Tu, mister Dio! Ma inesorabilmente vulnerabile, poiché con una sola sua parola interpretata male, hai una voragine nello stomaco, che non ha eguali rispetto alle più nefande realtà della terra. Lì dimorano le farfalle.
Se sapessi che lei è di quel sogno che sognai o parte del sogno che penso di aver sognato, saprei con certezza tutte le cose.
Quella paura e voglia,
quella tristezza e felicità,
quella mistificazione e adorazione,
quella incertezza e certa
voglia di averla!
E' questo l'amore, quando non è il corpo che vuoi ma il suo cuore, la sua testa. La sua elaborazione mentale.
E poi le sue labbra, accarezzare le sue mani e intrecciare i suoi capelli tra le dita. Assaporare la sua saliva, il suo profumo. Voler essere la persona più ridicola del mondo, nei pensieri, nelle parole dedicate, negli atteggiamenti quasi dimessi.
Vedrai, nelle tue braccia ritroverò la perfida rondine che bucò la mia testa e dal ventre della pagina fuoriusciranno linee che si uniranno. Strapperò a denti di latte il tuo cuore.




sabato 16 febbraio 2013

Toccarti

Vederti è stato come separare il tatto dalle mani, verso un qualcosa di differente, nella sottrazione di punti.
E finalmente, toccare la tua voce, toccare il tuo odore,
toccare la luce dei tuoi occhi.
toccare la tua presenza che l'incompiuto non conosce.

Poi, ricalzare il tatto e
Toccare la tua pelle
Toccare il tuo corpo nudo
Toccare il nudo della tua stessa nudità.

Da quando ti ho conosciuta

Da quando ti ho conosciuta, ogni sera, raggiunta poi la solitudine, ti racconto la mia tenerezza, come se strozzassi un fiore. A tenermi compagnia le fiamme del fuoco che lentamente si spegne, anche lui placato dalla tristezza.
C'è un posto però che è come uno specchio, dove dorme la mia ombra. Lì dimorano le farfalle.

Da quando ti ho conosciuta, ogni sera, raggiunta poi la solitudine provo a leggere il futuro ai moribondi e diluisco il mio respiro al sangue dei pipistrelli e il mio cuore corre in crescendo, coi folli.

martedì 12 febbraio 2013

Alle cinque della sera

Alle cinque della sera, questo sabato passato, ho provato con te ad essere me, quando il chiarore si è attenuato e tutta la valle si vedeva e non si vedeva. In quel giardino dei tuoi occhi, si era appena immerso l’ultima dorata luce del giorno.
C'era un gruppetto di bambini che andava a caccia di palle di neve, correndo con quei buffi doposcì. C'era qualche nuvola bassa che si disperdeva tra gli alberi. I bimbi gridavano la loro eccitazione. Poi in gruppo, corsero vicino alla bimba più piccola, biondina, un po' paffutella, quella che rimbalzava, e esibì nella luminosa concavità delle mani giunte, tremando, pezzi di ghiaccio, caduti dalle tegole. Mi ricorderò dell’ultima volta nella quale abbiamo creduto, io e te, di poter illuminare la notte. Il tempo ci ha ingarbugliato di ogni brillio. Ma l’oscurità, quella oscurità
ci ha dato la bellezza di essere, nel nostro animo, popolato di lucciole.

domenica 10 febbraio 2013

Stai vicino alla finestra mentre le luci ammiccano da Pescara. Da qualche parte c'è una luce soffusa di una casa lontana. Sono in compagnia del fuoco, per un po' al sicuro, salvo fino a domani. C'è la musica del mio piano, le mie mani intonano melodie che sanno di mare. Tu magari lì, tra una crepa e l'altra di quell'hotel. Sarei rimasto volentieri, ancora a rincorrere i tuoi sguardi.

All'alba

Nella paura di vederti, nella sua necessità, la speranza di vederti, nel suo sgomento. Nella voglia di trovarti, nella sua preoccupazione, nella sua certezza, nei suoi dubbi. Così accade e ho urgenza di udire la tua voce, la tua allegria, l'augurio e il timore. In conclusione un gran casino, sono fottuto e raggiante. Forse più il secondo che il primo.

lunedì 4 febbraio 2013

Mai Fine


Le cose non dovrebbero avere
una fine.
Dovrebbero rinascere continuamente
cambiare
migliorarsi
propagarsi all'infinito.
Dimenarsi per far valere la propria vita.
Le cose non dovrebbero avere
un fine.
Si dovrebbe amare per amare
baciare per baciare
vivere per vivere.
E invece si ama per scopare,
si bacia per illudere,
si vive per morire.
Le cose non dovrebbero avere
un(a) fine.
E invece tutto finisce,
tutto ha un(a) fine.
E allora in questo mondo di fini
vuoi essere la cosa a cui tendo?
la causa di tutto ciò che faccio?
il mio lieto fine?
il mio eterno inizio?


martedì 22 gennaio 2013

Libere


Libere,
scelte,
ineluttabili o imposte
questa è la solitudine;
altre in mezzo, simili, diverse,
intersecate come sempre.
Ne esistono tante ma nella profondità dell'animo
nel centro, ne esiste una, unica, sorda, senza arcobaleni,
senza insegne, in una città sferica, senza
macchine, moto.
La luce è bianca, soffocante, luminosa, interrotta
da flash ad intermittenza, sconosciuti.
Bagliori di parole nel vuoto,
appese ad un ramo. Ed ogni ramo un poeta.
Appesi lì senza far rumore, con le mani conserte,
E ricordano fatti, avvenimenti dimenticati.
Con parole che descrivono orizzonti.
Loro sono i consolatori del mondo, loro sconsolati.
Tormentati dagli uomini, dai cani, dai tarli, dai topi, dalle stelle.
Inseguiti dalle eterne parole.
Ma sì, forse dette e non dette.




venerdì 18 gennaio 2013


Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire...non mi sembra di aver fatto delle cose gravi. La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no? Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia! Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti. Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans, maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo. Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì,“Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”,però in coro eh! Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anche io gli Inti Illimani... però non ho pianto! Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia… Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Guevara. Ma che cos'è, un processo questo qui? No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio… Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh! Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente...
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva MaoTse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre RAI Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali,parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarantanni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose,di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita. No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.




Scrivere



Chissà perché poi, scrivere e ricevere lettere possa dar tanta felicità, quando al contrario, è puro scompiglio delle anime. A me la possibilità di ricevere e soprattutto scrivere lettere, è tutta l'infelicità della mia vita. 
Quanto le odio! 
Se ci si fa caso, è un vero e proprio contatto tra fantasmi. Proprio tra il fantasma del destinatario e l'altro che scrive, tutto in una successione di lettere che danno vita a fantasmi, in una successione di interminabili parole, l'una a testimonianza dell'altra e sua conferma. Gli uomini effettivamente non mi hanno mai ingannato, le lettere invece sempre ma non quelle degli altri ma soprattutto le mie. E' una disgrazia, una disgrazia generale!
Ma dico, come è possibile sviluppare una idea così malsana e fuorviante che due, tre e tante anime, possano mettersi in contatto attraverso le lettere? 
Puoi pensare ad una persona lontana, puoi afferrare un braccio ad una vicina ma oltre, sorpassa le forze umane.




osate


“Osate, ragazzi! Provate sempre l’entusiasmo della ricerca, coltivate la passione per la libertà, alimentate il culto della verità, praticate il metodo del dubbio, assaporate l’emozione della scoperta e non vi mancheranno la gioia ed il piacere della conquista”.

Ma abbiamo la possibilità di esaudire questo incitamento di Gianni Rodari, se “libertà” e “verità” sono spesso solo petizioni di principio? Quando noi cittadini siamo incatenati da un sistema che ci ha reso lavoratori, consumatori e contribuenti?
Fino a che punto uno studente è libero di criticare i professori senza temere ritorsioni?
Un insegnante può trasmettere contenuti non ortodossi senza rischiare di ricevere richiami da presidi e genitori perbenisti?
Un giovane può fare del suo futuro ciò che vuole e costruirsene uno senza scendere a compromessi di chicchessia?
Un bravo ricercatore è effettivamente libero di fare ricerca in tutti i campi più disparati, senza sottostare alle direttive di multinazionali agganciate a baronie colluse con le potenti società?
Ebbene, le parole Libertà e Verità, oggi sono illusioni, parole ostentate giusto per riempirsi la bocca.
Eppure il vero problema non è l'oppressione ma quella diabolica e subliminale scaltrezza che il sistema usa, in maniera viscerale e subdola, nei confronti di uomini o ex uomini, inculcando il disdegno, il disprezzo per gli onorevoli princìpi. Quel conformismo, soggezione al potere, assenza di pensiero critico, adesione ai disvalori pubblicizzati dai media e propagandati dal regime, squalificano gli individui, li rende schiavi e non solo contenti del loro stato ma vogliosi che il sistema stringa ulteriormente le corde. Il sistema riesce così ad ottenere un consenso che non occorre più che venga strappato ma è offerto su un piatto d'argento da vittime ignare ed essi se ne servono a volontà.





domenica 13 gennaio 2013

e tu sai


E tu, sai che tutto quello che c'è non è tutto quello che potrebbe essere ma nemmeno quello che vorresti che sia e che sarà.
…e tu sai vedere gli oscuri segreti oltre il buio, il viaggio oltre il passo
il bacio oltre le labbra. Sai vedere te stessa oltre la tua immagine.
Sai toccare quello che non puoi vedere, cantare quello che non puoi sentire
e giorno dopo giorno incidere un sorriso nuovo nella carne dell’alba.

So che tu hai il cuore nel palmo della mano, in una piazza di incontri e lo offri come una fontana di sangue, a goccia a goccia, battito dopo battito, sfidando il tempo che avanza.
So che guardi indietro
guardando davanti e cresci guardando dentro. Io so che invochi il vento, le stelle, i mari e culli nei tuoi occhi
i sogni che fanno girare la terra.

Sai che esiste una barca,
quella che tu aspetti, la stessa barca
che sta aspettando te.

mercoledì 9 gennaio 2013

c'è che non c'è

-C'è tutto quel che c'è ma alla fine non c'è un bel nulla.
E le unghie? graffiano, sanno
graffiare, graffiano anche il nulla.
E poi ci sono le cose - penso con angoscia - cose che stanno ferme.
Per fortuna ci sono, dico a me stesso.
In realtà è come se mi parlassero.
Se mi parlassi.
Forse, un giorno ricorderò.
-Cosa devi ricordare?
-Sì, ricorderò come eravamo felici, così, senza saperlo, senza volerlo.

domenica 6 gennaio 2013

Ti ho detto

Se ti ho detto, ti amo
Se ho detto, io amo
Se io amo come ho detto
Se nel mio detto t'amo
Se t'amo come t'amo
Allora ti amo, nel freddo e nel tempo.
Di là, più oltre.

Percorsi

Meglio ricostruire sulle macerie che dalle macerie.

E poi, dopo aver oltrepassato i ponti, bruciamo tutto e nulla dimostra che hai percorso quel cammino, tranne il ricordo e qualche lacrima, in una sensazione che
forse il nostro viso ne è stato solcato.

sabato 5 gennaio 2013

Labbra

"In un sogno, un piccolo sogno. Tocco le tue labbra e seguo il disegno, come una bella calligrafia che uscisse dalle mie dita, come se per la prima volta venissero disegnate, così appena schiuse e mi basta chiudere gli occhi nel sogno, per ricominciare, e ridisegnarle, e farle nascere di nuovo, in un desiderio senza fine, su quel volto tuo. Una bocca scelta tra tante, con libertà ma per una strana coincidenza, senza caprine il perché, la bocca che la mia mano sceglie, è esattamente la tua bocca, che sorride, sotto quella che la mia mano disegna.

Tu mi guardi, ci guardiamo da vicino, ogni volta più da vicino e ci riguardiamo ogni volta più da vicino, in quel piccolo sogno. Tutto si ingrandisce, tutto si avvicina, tutto si sovrappone. Respiriamo confusi e le bocche si incontrano, lottano tiepidamente, si mordono appena le labbra, appoggiando la lingua sui denti, giocando nei loro recinti. Un profumo, va e viene, nel silenzio.

Le mie dita intrecciano i tuoi capelli con carezze lente ma profonde mentre ci baciamo, come se fuoriuscissero fiori, con movimenti vivi, con fragranza. Ci mordiamo simultaneamente ma il dolore è dolce. Soffochiamo in un breve assorbire simultaneo del respiro: questa è la morte istantanea che ci piace. Tra noi, tra le nostre labbra, c'è una sola saliva, un solo sapore di frutta matura. Ti sento tremare, stretta a me come una ninfea nell'acqua"