martedì 12 febbraio 2013

Alle cinque della sera

Alle cinque della sera, questo sabato passato, ho provato con te ad essere me, quando il chiarore si è attenuato e tutta la valle si vedeva e non si vedeva. In quel giardino dei tuoi occhi, si era appena immerso l’ultima dorata luce del giorno.
C'era un gruppetto di bambini che andava a caccia di palle di neve, correndo con quei buffi doposcì. C'era qualche nuvola bassa che si disperdeva tra gli alberi. I bimbi gridavano la loro eccitazione. Poi in gruppo, corsero vicino alla bimba più piccola, biondina, un po' paffutella, quella che rimbalzava, e esibì nella luminosa concavità delle mani giunte, tremando, pezzi di ghiaccio, caduti dalle tegole. Mi ricorderò dell’ultima volta nella quale abbiamo creduto, io e te, di poter illuminare la notte. Il tempo ci ha ingarbugliato di ogni brillio. Ma l’oscurità, quella oscurità
ci ha dato la bellezza di essere, nel nostro animo, popolato di lucciole.

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