sabato 16 aprile 2011

Ma chi l'ha scritto

Non mi interessa chi ha detto quello o ha chi ha scritto questo.


Mi interessa che se io lo condivido e la penso in quel modo, è automaticamente un mio pensiero ed è mio in assoluto. Cosa strana invece quando entro in un tempio dove i santi e gli dei non sono miei. Magari dal di fuori posso anche schernirli e deriderne la verità. A volte forse anche con una vena di sentimentalismo. Quando sono dentro, invece, mi comporto come vero credente per non portare oltraggio a chi crede e chi si trova lì.
Un po' quel che accade con il fidanzamento che con il suo potere influisce non solo sulle labbra ma anche sul cuore. Ha la stessa rilevanza.

06/04/2009

A L'Aquila, nella zona rossa, devi ascoltare le mura come urlano la loro tragedia, i ricordi, la paura, la sofferenza. E allora ti accorgi come la stessa tragedia è ancora lì, tra le macerie. Ogni mattone ha le sue lacrime, il suo sangue. Ma non hai bisogno di fantasia per immaginarlo, lo vedi e lo senti come in un teatro.
Nelle case sventrate, vedi la perfetta scenografia di quegli attimi terribili.
Vedi gli indumenti ancora appesi alle grucce, gli armadi rimasti in bilico tra un piano e l'altro, le coperte penzoloni a quel letto di chi è riuscito a fuggire o chi non ce l'ha fatta ed è rimasto sotto. Vedi quei lacci di scarpe ormai sudici, incementati, o le pantofole di quella nonna che l'età ha tradito nei suoi movimenti. Poi vedi la polvere, ostinati segni del tempo che passa, che ricopre tutto con un velo di bianco, come se volesse nascondere la povera L'Aquila, vergognosa e fragile e la stupidità umana, che l'ha ridotta in quell'ammasso di macerie.
Quando ti trovi a L'aquila devi fermarti e ascoltare come urla quel silenzio.

e pur dico che così non si va avanti.

sto quasi per piangere, per scoppiare in un pianto devastante. sento che sto per perdere il controllo, per cedere. sento che la forza mi sta per mancare e non riesco più a contenere la mia disperazione. a volte credo che l'unica soluzione sia quella di affrancarsi e farla veramente finita. ho passato tre anni di eventi indescrivibili e di una tale malignità che non so proprio come ho potuto sopportarli e reprimerli, continuando ogni giorno il mio cammino all'insegna del sorriso e del bicchiere mezzo pieno. adesso invece ho le unghia sulla lavagna e la sto graffiando tanto da distruggermi le dita. sto per annegare nel profondo della mia solitudine e mi è estraneo tutto ciò che mi gira intorno.