sabato 29 ottobre 2011

Il Punto Rosa

"C'è però una cosa che mi preme dirvi, miei cari, ed è questa: sgranate i vostri occhi e salite in macchina, o in moto, o in bici e se non avete nessuno di questi mezzi, usate le gambe, correte, oppure semplicemente camminate; ma è importante che manteniate lo sguardo fisso all'orizzonte. Non vedrete il sole dell'avvenire ma, se avrete la fortuna che ho avuto io, vedrete, nell'infinito, il piccolo punto rosa della felicità".





giovedì 27 ottobre 2011

mercoledì 26 ottobre 2011

Papà, ho un problema!

Papà, ricordo che quando ero piccolo mi dicevi sempre di studiare, di imparare bene la matematica e di conoscere le lingue. Io sono stato promosso con il massimo e la lode, ho studiato per più di 20 anni ma ho un problema: non ho un lavoro. 

Papà, ricordo che quando comprasti la casa andasti in banca e il direttore ti fece firmare tante carte in cambio dei soldi. Tu con tanta fatica dopo anni, riuscisti a restituire il prestito. Anch'io voglio una casa, ho fatto la stessa cosa ma ho un problema: nessuna banca mi da i soldi e la mia firma non ha valore. 

Papà, ricordo che quando non avevamo i mezzi per riscaldarci in quei freddi inverni, Tu mi abbracciavi e mi riscaldavi con il tuo corpo. Anch'io vorrei fare lo stesso con i miei figli ma ho un problema: non ho figli. 

Papà, ricordo che quando ero triste o i problemi mi affliggevano, tu mi prendevi sulle tue ginocchia e con tanta pazienza mi spiegavi di credere e di continuare a sostenere i miei sogni con temperanza e forza poiché un bel giorno anch'io sarei riuscito a realizzarli ma ho un problema: non ho sogni. 

Papà, ricordo che mi dicevi sempre che non dovevo preoccuparmi della vecchiaia che prima o poi arriva e che in quel tempo potrò finalmente godere del mio tempo. Ora sono vecchio e mi vogliono sbattere in una casa per anziani. Abbandonarmi lì, senza più i miei ricordi vicino, il mio piano, la mia stanza, i miei vasi di fiori. Papà tu hai avuto la tua vita, io no. Tu mi dicevi tante cose belle e le ricordo tutte ma ho avuto un problema: il tuo mondo non è stato il mio mondo e il tuo tempo è stato. Il mio, non è mai arrivato.



GUIDOGAETA


Un setaccio o meglio un passino bisogna a volte che il vostro animo utilizzi. Un passino poiché filtri anche le più infinite

belle parole che all'anima sono dirette. Ma nello stesso tempo abbia il dono e la capacità di allargarne l'orditura, le maglie, per non essudare nulla di chi con tenacia e cattiveria, indirizza parole di guerra. Indifferenza, solo indifferenza. È come in cucina, lo chef, sceglie e utilizza gli utensili idonei a passare, tritare, tagliuzzare e poi con audacia e abilità, miscelare gli ingredienti per poi alla fine servire la pietanza sulla tavola imbandita per gli ingordi commensali, che con voracità ingurgitano, applaudendo le bontà gustate e da li a poco al cesso defecate. Così lo stesso il maestro, utilizza l'indifferenza per passare, la lingua per tagliuzzare, la conoscenza per triturare, l'intelligenza per argomentare e con follia precipitare lo discorso alla platea e a chi stolto, con tanto ardir, attende dalla sua bocca che gli vomiti i più semplici dei misteri e nello stesso tempo verità ovvie, che da lì a poco, la sua atrofica e denutrita mente, oblia. Ma lo dramma principale è quando la stessa platea in altri simposi, si ritrova a rimembrar quelli concetti ascoltati e non avendoli per nulla assimilati, defecarne le parole, in un collage senza senso, così da turlupinare lo concetto iniziale ed offendere la intera intellighenzia umana. Invero chi su terreno fertile ha piantato li semi ascoltati e dato modo di far crescere la pianta fino a far divenir arbusto dal tronco forte e austero, sarà assai bello sia agli occhi di chi ascolta che di chi dileggia, ammirar tale concetto crescere, addivenir folta foresta. 

 GUIDO GAETA


martedì 25 ottobre 2011

Più volte sono morto con la coscienza sporca di chi disprezza la vita.


Defluisco lentamente, sparpagliandomi nell’etere come vapore.
Invece il mio respiro appanna ancora il vetro ed osservo il pulsare, il magico condensare, lo svanire di un alone doloroso e trasparente.
Voglio respirare amore. Alitare su tutti gli specchi. Lasciare un segno chiaro come un bimbo curioso che scopre il mondo attraverso un magico gioco.
Non morirò più… Solidificato dall’impotenza. Non bramerò più la fine, perché ho disciolto al giusto punto di fusione la gioia di guardare oltre.
Una questione di fisica. Un processo reversibile che non sapevo di avere, che terrò dentro di me fin quando renderò infinito il mio amore per te.
Non siamo altro che lo specchio delle proprie paure. Ed io vi alito ancora col sorriso di chi ha ingannato il “morire”…
Gg


semplice no?


Ma basterebbe che la pioggia si preoccupasse della terra ormai arsa, così come basterebbe solo che una persona si preoccupasse di un'altra, per non farla piangere.

Ma basterebbe che il vento si preoccupasse di soffiare aria, affinché rigeneri la natura, così come basterebbe che ci fosse un pò d'amore nell'aria, per far sentire le persone più importanti.

Ma basterebbe che il sole illumini il giorno, affinché i sorrisi dei fiori accolgono lo sfaccendare delle api, così come basterebbe che un pò di allegria entri in ogni casa, per rendere felici un pò tutti quanti.

Ma basterebbe che Joe Black bussasse alla porta prima di entrare, per preparare chi deve seguirla, così come basterebbe un pò di rispetto tra la gente, per non violentare gli altri.

Ma basterebbe che il mare lambisse le coste, senza che la sua furia le sommerga tutte e la terra giri attorno all'universo, senza che i suoi movimenti abbiano a distruggerla, così come basterebbe solo conoscere le cose atroci che una persona sopporta tutti i giorni, per capire il motivo per cui i suoi occhi sono inariditi.

E ancora, ...ma basterebbe che la luna illuminasse la notte, per rassicurare il sonno della natura così come basterebbe solo un pò di apprensione, per farci sentire più difesi e più sicuri.

Ma quello che chiedo con tanta insistenza, è che basterebbe che ogni persona fosse un pò più umana, per poter cambiare le cose.

Semplice no?

lunedì 24 ottobre 2011

e io piango






Verso il mare della dimenticanza

Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo,
com’è bizzarro rivivere un addio…)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali - tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi,
sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Lìbrati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza.

Josif Aleksandrovič Brodskij

©

Fuochi d'artificio!?
Ma si! I momenti sono proprio come i fuochi d'artificio.
Li vedi e ti prendono all'improvviso e provi delle emozioni forti e indescrivibili.
Li osservi nel cielo stellato e ti ritrovi ad ammirare uno spettacolo meraviglioso, emozionante che riempie il cielo. 
Ma attento, ricordati che sono bagliori e tutto svanisce. Tutto ritorna ad essere nero, opaco. Solo le stelle continuano a brillare ugualmente. E quei fuochi non illuminavano la tua felicità, non ti illudere. 
Non gliene può fregare un cazzo di te. 
E' stata solo una stupida illusione, non te ne sei ancora reso conto? 

Quei mille fuochi che hanno illuminato il cielo stellato, ora diventano scintille di luce. Sono sparite ora, vedi? 
E tu continui ad ammirare il cielo che prima ti aveva meravigliato, mentre loro ti hanno abbandonato. 
Sono andate. Capisci? quegli schizzi di luce si stanno bruciando dietro un albero e a poco a poco sarà tutto un mucchio di cenere. 
Vuoi anche tu diventare un mucchio di cenere?

sabato 22 ottobre 2011

Ricordi

Ricordo che quando ero piccolo mi capitava di fissare il sole e immancabilmente mia madre mi diceva di smetterla. Io dispettoso com'ero continuavo e lei: ''Ma lo sai che fa male? 

Allora abbassavo lo sguardo e c’era ancora la luce accecante negli occhi, sull'asfalto, sulla punta delle scarpe, sulle targhe delle macchine che provavo a leggere. Tanti piccoli soli che giravano intorno alle immagini che fissavo. Non vedevo più niente. Solo il sole. 

Succede così anche con i ricordi. Ti metti a fissare i ricordi -ma lo sai che fa male?- ti riempi gli occhi di passato e…non vedi più niente.



 

mercoledì 19 ottobre 2011

L'Amore

La Vera Disgrazia Non È l'Amore In Se Ma ...Sentirlo Quell'Amore E l'Impossibilità Di Comunicarlo.

Anima

Carissima Anima,

sono disperato, l'uomo forte immenso invulnerabile che si presentava ai tuoi occhi, è distrutto. È stato travolto dagli eventi e non sa più se riuscirà a cavarne fuori uno straccio di ragione, per tutto quello che gli è accaduto. Non voglio che tu mi commiseri, che mi biasimi. Il mio è uno sfogo e un portare alla luce il profondo disprezzo, poiché lassù nessuno ha accolto le mie grida, la mia vulnerabilità.
Sono arrivato al punto anche di pensare di affrancarmi, in attesa che vox populi faccia il resto. Ho proceduto con il mio cuore, per cercare di riscattarmi in ogni singolo giorno, ora, momento ma quando il virus ha danneggiato tutto il corpo, c'è proprio poco da fare e non credo che asportare sia la soluzione che possa farmi tirare un sospiro di sollievo.
Solo Dio sa, come irrimediabilmente mi sento.
Non voglio azzannare la tua essenza ma coinvolgere e aprirmi, affinché Tu possa sentire le mie urla.
Tu sei l'anima immortale che risiedi nel mio corpo, come Dio per l'universo.
Brandelli di corpo? ma non Tu, la mia Anima.
Anche se schiacciata, sei come il fuoco che si propaga in ogni cosa. Come l'aria. Se pur ti infliggono sferzate non ti scindi. Ti sposti ma non ti annienti. La tua sottigliezza si insinua in ogni parte ed erompe attraverso ciò che ti comprime.
Come il fulmine, pur se ha colpito e illuminato lo spazio, si ritira in piccolissime aperture, così l'anima, più sottile del fuoco, può fuggire attraverso ogni corpo.
Mi concedi l'ascolto dei rumori del silenzio e rappresentazione di splendidi/orridi figuri. Trai malvagie gioie e vizi inetti.
La Causa?
La causa sesta, il tempo, la settima lo spazio e il moto l'ottava.
Ma la vera causa?
La prima causa, ciò da cui, quella efficiente, che senza la materia, la seconda il creatore ciò dal quale, non avrebbe modo di esistere. Così la terza il modello ciò in cui il creatore si è divertito. Il fine che ad essa è imposto, è quel che più mi illumina, che è l'essenza di tutte le cause, ciò per cui tutto è plasmato. La quinta, ciò a cui è riferito il tutto, l'idea. Le ultime tre cause il tempo, lo spazio e il moto: niente può farsi senza il tempo, senza il luogo dove deve avvenire una cosa e senza il moto poiché senza l'attività, non ci sarà nessun mutamento.
Nel nulla, nulla può.
Ma anima mia così come tu risiedi nel corpo, così Dio risiede nell'universo e la causa prima quella universale, è la ragione creatrice di tutto e non può che essere Lui.
Pur semplice, poiché la materia stessa è semplice e tutte le altre cause, non sono che parti o singole cause che dipendono solo da una, da quella efficiente. Io non so quale è la verità assoluta ma tu Cara Anima si e devi darmi la ragione per colmare la lacuna.
Ma la posizione che occupa Lui nell'universo, tu la occupi nel mio corpo. Quello che il corpo rappresenta, è quello che nell'univero rappresenta la materia. Non temo ingiurie, ferite, disonore, carcere e povertà.
Non il tempo risparmierò affinché quel dì giungerà. Ti distaccherai dal corpo e la morte né avrà divorato il restante.

GUIDOGAETA


meditare=curare

Un tale Montaigne scriveva: Meditare è un'occupazione potente e piena: io preferisco formare la mia anima piuttosto che arredarla.
Secondo Giacomo Leopardi -meditare- deriverebbe dal latino medeor, che significa -curare, medicare-, per cui - concludeva - «il meditare una cosa è una continuazione del semplice averne o pigliarne cura».
Quindi una sana, pacata, quieta riflessione diventa, allora, una vera cura o medicina dell'anima.
Meditare è un plasmare, un formare e, se ci sono ferite, un medicare e curare la propria anima. Meditare per qualche minuto ogni giorno non è tempo perso e toglie lo psicanalista di torno; anzi, è una sorta di fermento che feconda il nostro pensare la nostra mente ad agire, impedendo che le nostre azioni si disperdano in vanità e fumo.
È necessario soprattutto quando la superficialità ha aperto tante feritoie nella nostra coscienza, lasciando che fuoriescano e si disperdano nel vuoto l'interiorità, la sensibilità morale, l'anelito per la verità.

Meditiamo e curiamo così come ci diceva Petrarca: «Solo e pensoso i più deserti campi / vo mesurando a passi tardi e lenti»

martedì 18 ottobre 2011

Le foto di famiglia ritraggono volti sorridenti

Nascite, matrimoni, vacanze, feste di compleanno dei bambini.

Si scattano fotografie nei momenti felici della propria vita.

Chiunque sfoglia un album fotografico, ne concluderebbe che abbiamo vissuto un'esistenza felice e serena. Senza tragedie. Nessuno scatta una fotografia di un qualcosa che vuole dimenticare.


dal film One Hour Photo

lunedì 17 ottobre 2011

cosa è

Casa è, se al momento ti senti perso in quella stanza dalle mura crespe, senza il loro lamento, i loro gemiti malinconici
Cosa è, se la scena ha un cenno invisibile che anche il sorriso viene sospinto verso l'angusto corridoio che porta alla stanza buia
Cosa è, se la convinzione è solo un diritto a possedere uno spazio e dove il tempo non è affine a se stesso
Cosa è, se la morte prende il sopravvento al di là del mescolarsi, consumando tutta la forza che accomuna
Cosa è, se l'uno è finito e vanità di sé
Cosa è, se non ti rifugi tra te e te e comprimi il tuo io al fine di festeggiare la tua malinconia in una distesa di mille perchè così, a poco a poco
Cosa è, del semplice averne, di infimi pensieri, e prenderne cura per accompagnarli dove essi ti riconducono
Cosa è, se la solitudine ti rigetta e ti rimprovera una pagliuzza quando è il trave il vero problema
Cosa è, di tanto ovvio se poi l'ovvio lo disprezzi e lo riconduci a cose indelicate
Cosa è, se l'amore non viene a te così puerile e fragile, senza quello sfondo così cluadicante e tenebroso allorquando il corso delle cose giunge al suo oblio

La consapevolezza di possedere quello che più ti è proprio, è il fulcro di una esistenza che non ha confini, al di là della morte, al di là della contrapposizione della vita rispetto alla morte.  Intrecciati come edera attorno ad un palo. 
Tanto più in solitudine, tanto più la festosità degli squarci t'ingoiano fino a soffocarti.

sabato 15 ottobre 2011

Affidare la propria malinconia alle note e le parole...

Certi talenti rientrano in una categoria che è sospesa tra la maledizione e la benedizione e maggiore è il talento più inesorabile è la maledizione. Chi ha talento da vendere è un condannato maledetto.

Troppo talento ma anche troppo cibo, troppo amore, troppa droga, troppe sigarette. Troppa amicizia, troppo alcol, troppa fragilità, troppi tranquillanti.
Troppo tutto.
Un giorno forse, morirò di overdose di tutte queste cose.
guidogaeta 
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venerdì 14 ottobre 2011

Ci sono dei giorni che pur passando in quella strada che conosci, che hai sempre percorso, all'improvviso ti sembra cambiata,

più scura, più fredda.
Come se il silenzio diventi estremamente inquietante. Come se tutti gli occhi, che hai sempre incontrato, sembrino scrutare soltanto te. E scavano, scavano.
E così la sera tornare a casa, liberandoti, sembra una e vera e propria vittoria.
A un certo punto cominci a sospettare che non sia il mondo ad essere cambiato...forse sono cambiato io.

Pablo Neruda - "Se tu mi dimentichi"



Voglio che tu sappia
Una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.
"Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata"

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

giovedì 13 ottobre 2011

Paolo


Stai cambiando, il tempo ti sta portando via. Che vita la tua vita. Una esistenza passata a dover ogni giorno chiedere, come un mendicante, ciò che ognuno di noi nel nascere, ha già di suo e che è tuo di diritto sacrosanto ma che non hai mai posseduto. Chiedere in definitiva tutto, poiché tutto, è difficile ottenere per te.
La sorte, nulla ti ha donato. Ma nello stesso tempo nulla ti potrà togliere e questa è forse, l'unica vera fortuna che hai avuto. Ma chi può, con tanta sicurezza dire se sia vera fortuna?
Non lo so caro Paolo. Io piango quando penso alla tua vita misera di ricordi e arida di emozioni. Quante cose non hai avuto. Non hai avuto la possibilità di assaporare le labbra di una donna, emozionarti nel toccare la sua pelle, carezzare i suoi capelli, gestire un suo abbraccio, avvinghiarti al suo corpo. Essere guardato dai suoi dolci occhi mentre dormi e la mattina, al tuo risveglio, trovartela che ti sorride e insieme gustarti quel tanto agognato caffè, da sempre, vietato.
Non un bicchiere di vino, in una cena fantastica estiva o un pugno di caldarroste al tepore di un camino in una fredda serata invernale. Un film dove potersi vergognosamente commuovere. Nessuna possibilità di condividerne le gioie e le sofferenze.
Raccontare una favola ai tuoi figli, assaporare la loro crescita, insegnargli ad andare in bici, a fare le prime espressioni, ad educarli.
Tutte quelle semplici cose di cui, noi, "normali", ci compiacciamo nel nostro gioco delle parti.
Al di là delle più nere aspettative, sei sempre uguale magnifico e magnanimo, nel dare e nel ricevere. Con i tuoi sorrisi che si spengono giorno dopo giorno, così a poco a poco.
Lo sento quando mi abbracci che il tuo, è Amore sincero e i tuoi sguardi, sono di gioia quando con freddezza e tirchieria, ricambio lo stesso abbraccio con parole sommesse. Forse, sono l'unica persona che veramente hai Amato, la tua unica scialuppa di salvataggio che mamma e papà ti hanno lasciato in eredità, nel raccomandarmi la tua anima.
Eppure tu lo sai, che la tua vita sta giungendo al suo traguardo e tu con arrendevolezza hai ogni speranza abbandonato. La tua tenacia e testarda capacità, stanno per essere schiacciate da quel miscuglio di farmaci che interrottamente, da anni, ti obbligano ad ingurgitare e tu, stanco, vai sul tuo letto e spegni la luce. Anche con il sole. A mezzogiorno.

Guido Gaeta

Appunti sulle melodia delle cose




I.  Del tutto all’inizio ci troviamo, lo vedi. Come prima di ogni cosa. Con mille e un sogno dietro di noi senza opere.


    II.  Non posso pensare che non vi sia nessuna conoscenza più sacra di questa: è necessario diventare un principiante. Uno di quelli che scrive la sua prima parola dietro un trattino lungo secoli.

III.   Mi rendo conto nel fare queste osservazioni che noi dipingiamo ancora gli uomini su uno sfondo dorato, come facevano i primitivi. Costoro si trovavano di fronte a uno sfondo indefinito. A volte dorato, altre grigio. A volte nella luce, ma spesso dietro di loro vi è un’oscurità impenetrabile.

IV.  Comprendiamo allora che per comprendere gli uomini bisogna isolarli. Ma alla luce di una lunga esperienza è comprensibile che si mettano in relazione tra loro le singole osservazioni e si accompagnino con sguardo maturo i gesti più ampi.

V.   Paragona un quadro verde e dorato del Trecento con una delle numerose composizioni più tarde dei maestri italiani, in cui i personaggi si riuniscono per una Santa Conversazione di fronte ad un paesaggio luminoso nella splendente atmosfera umbra. Lo sfondo dorato isola ciascuno di loro, il paesaggio brilla sullo sfondo come un’anima comune da cui essi prendono il loro sorriso e il loro amore.

VI.   E poi pensa alla stessa vita. Ricorda che gli uomini fanno gesti pomposi  e pronunciano parole incredibilmente grandi. Se per un istante soltanto fossero quieti e ricchi come gli splendidi Santi di Marco Basaiti, allora ritroveresti anche dietro di loro un paesaggio comune.

VII.  E vi sono poi anche degli istanti in cui un uomo risalta sullo sfondo in modo chiaro e silenzioso per il suo splendore. Sono le rare occasioni di festa che non puoi mai dimenticare. Tu continui ad amare quest’uomo e perciò ti sforzi di rappresentare con le tue mani i tratti della sua personalità così come li hai conosciuti in quell’ora.

VIII.      L’arte si comporta nello stesso modo. Essa è l’amore più grande e smisurato che vi possa essere. È l’amore di Dio. Essa non può fermarsi al singolo, che non è il portone d’ingresso della vita. Deve vagare. Deve oltrepassarlo. Non deve mai stancarsi. Per realizzarsi deve operare laddove tutti sono Uno. E quando essa porta in dono quest’Uno, su tutti scende una ricchezza infinita.

IX.   Come essa sia lontana da ciò, è possibile vederlo sul palcoscenico, dove essa dice, o vorrebbe dire, come considera la vita, non quella del singolo nella sua quiete ideale, ma piuttosto quella del movimento e dei rapporti tra più persone. Ne risulta che essa pone gli uomini gli uni accanto agli altri, così come succedeva nel Trecento e lascia che siano loro stessi a stringere amicizie gli uni con gli altri su uno sfondo dorato o su uno grigio.

X.   Ed è proprio quello che succede. Essi cercano di raggiungersi con parole e gesti. Quasi si slogano le braccia perché i loro gesti sono troppo corti. Fanno sforzi infiniti per proferire sillabe che giungano all'altro  Sono come giocatori maldestri che non sanno afferrare la palla così il tempo passa in inchini e vani tentativi, proprio come nella vita.

XI.  E l’arte non ha fatto altro che mostrarci il caos in cui il più delle volte ci troviamo. Ci ha intimorito invece di renderci silenziosi e quieti. Ha dimostrato che ciascuno di noi vive su una sua isola, ma le isole non sono sufficientemente lontane per farci stare soli e spensierati. Uno può distruggere l’altro, spaventarlo o inseguirlo con il giavellotto, ma nessuno può aiutarlo.

XII.          Per passare di isola in isola vi è soltanto una possibilità: compiere salti pericolosi in cui non solo i piedi sono messi in pericolo. Ne nasce un eterno saltellare di qua e di là in modo casuale e ridicolo; succede infatti che due saltino alternativamente così da incontrarsi soltanto in aria  e dopo questo faticoso scambio si ritrovano nuovamente lontani l’uno dall'altro come all'inizio.

    XIII.       Di ciò non ci si deve continuare a stupire, poiché in realtà i ponti su cui si passa gioiosi e in festa non sono in noi., ma dietro di noi, come nei paesaggi di Fra’ Bartolomeo e di Leonardo. Succede così che la vita si inasprisce nelle singole personalità. Per andare di cima in cima tuttavia il sentiero passa attraverso valli più ampie.

XIX    Ricordati degli uomini che ti sei trovato accanto senza che vi fosse tra loro un’ora comune. Per esempio parenti che si incontrarono nella camera mortuaria di una persona che hanno veramente amato. L’uno vive in un ricordo, l’altro in un altro, più profondo. Le loro parole scorrono vicine senza che essi sappiano nulla l’uno dell’altro. Le loro mani nella confusione iniziale non si incontrano, finché il dolore dietro di loro si fa ampio. Si siedono, chinano la nuca e stanno in silenzio. Sopra di loro il fruscio di un bosco. E si ritrovano vicini, come mai prima di allora.

XX.    Altrimenti, quando un dolore profondo ammutolisce di colpo gli uomini, vi è uno che sente più di un altro la possente melodia di sottofondo. Molti non la sentono più. Sono come alberi che hanno dimenticato le loro radici e che ora credono che il fruscio dei loro rami sia la loro forza e la loro vita. Molti non hanno tempo di ascoltarla. Non ne sopportano la presenza. Sono dei poveri senza patria che hanno perduto il senso dell’esistenza. Schiacciano i tasti dei giorni e suonano sempre la stessa monotona nota perduta.

XXI.   Se vogliamo essere iniziati alla vita dobbiamo riflettere su queste due cose: sulla grande melodia, a cui partecipano le cose e le essenze, i sentimenti e le cose passate, i crepuscoli e le nostalgie, e poi: le voci, quella dell’ora in questione e quella di un gruppo di uomini che la vivono.

XXII.  A questo scopo è necessario avere conosciuto entrambi gli elementi della melodia della vita nelle loro forme primitive; bisogna estrarre dal mugghio tumultuoso  del mare il ritmo dell’infrangersi dell’onda e avere liberato dal groviglio del discorso quotidiano la linea vitale, che sostiene le altre. Bisogna tenere i colori puri gli uni accanto agli altri per conoscere i loro contrasti e le loro affinità. Bisogna avere scordato il molto a favore di ciò che più importa.

XXIII.    Due uomini che sono ugualmente silenziosi non devono parlare della melodia delle loro ore. Questa si trova vicino a loro e li accomuna. Come un altare in fiamme si trova fra loro ed essi nutrono la sacra fiamma in modo fecondo con le loro parole.      Se io trasferisco questi due uomini dalla loro natura priva di volontà al palco mi si rivela allora che mostrerò due amanti e spiegherò per quale ragione siano beati. Ma sulla scena l’altare è invisibile e nessuno sa spiegare i gesti strani di quei martiri.

..........................
XXVIII.     Questa giustizia nei confronti dell’ampio canto di sottofondo resta assicurata se lo si fa valere nella sua totalità, cosa che sembra impossibile sia rispetto agli strumenti del nostro teatro che all'idea della folla diffidente. L’equilibrio può essere raggiunto solo grazie a una rigida stilizzazione. Solo cioè quando la melodia dell’infinitezza suona gli stessi tasti su cui si posano le mani della trama, vale a dire se ciò che è grande e senza parole giunge ad accordarsi con le parole.

(tratto da: “Tutti gli Scritti sulla Letteratura e sull'Arte, di Rainer Maria Rilke)

mercoledì 12 ottobre 2011

Breathe Me!





Blues in Memoria

Fermate gli orologi, tagliate il telefono, tenete buono il cane. Che stiano zitti i pianoforti e al suono cupo del tamburo, portate fuori le bare: cominci il funerale.

Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo e scrivano l'odioso messaggio: lui è morto.
Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri

Lui era il mio nord, il mio sud, il mio est, il mio ovest, la mia settimana di lavoro, la mia domenica di festa, il mio mezzogiorno, la mia notte, la mia parola, il mio canto.
Pensavo che questo amore fosse eterno: mi sbagliavo.

Le stelle non servono più, staccatele ad una ad una, smontate il sole, imballate la luna, staccate il bosco, svuotate il mare, niente di buono potrà più arrivare.

-- Wystan Hugh Auden --

Cambiare


Ogni esistenza ha periodi più o meno belli e quelli belli ti fanno sentir toccare il cielo con un dito. Davanti a noi vediamo strade pianeggianti, nessun ostacolo, nessuna nube nel cielo, nessuna pozzanghera sul cammino. E' una verità incalcolabile per eccesso di noi stessi. 
Credo nel silenzio e nelle parole non dette.
Non voglio più ascoltare le parole che dici ma quelle che non dici. Sono sicuro che comprenderò meglio e finalmente la tua anima sarà con me. 
Mi hanno sempre voluto inculcare qualcosa e io ho sempre voluto fare di testa mia. 
Dovevo andare a scuola per imparare e io a scuola non volevo andare, anzi ero un sobillatore nato. Fomentavo anime alla riscossa e alla rivoluzione, tant'è che alla fine per eccesso di me, ho deciso di uscirne e andare dove il mio cuore mi voleva che io fossi. La strada, il viaggio, e l'inestimabile voglia di conoscere nuovi orizzonti. Tutti vogliono cambiare qualcosa e ci accontentiamo di cambiare l'acqua del cesso, di cambiare lavoro, di cambiare dieta. Ma è quello che vogliamo, ci basta? Non è quello che ci insegnano? A farci bastare quelle misere cose, così per tirare avanti? Io sono felicissimo di non aver imparato nulla e di essermi buttato sulla strada. Di non avere mai avuto fissa dimora. 

Io ho due figli!


Quando si hanno i figli le vergogne sono insostenibili.
Eppure loro sono molto più forti di noi.
C'è troppa vita nei ragazzi, troppe persone da Amare
troppe cose da scoprire
per farsi abbattere da ciò che accade ai padri...o alle madri.



La debolezza è una possibilità, maggiore o migliore per la comprensione della complessità e della meraviglia del mondo.


Così come una foglia d'autunno è attaccata molto più debolmente al suo ramo e questo permette al vento di farle fare molti più movimenti. Una foglia d'autunno prima di staccarsi, balla in maniera magnifica al sole: ha molta più libertà!



sabato 8 ottobre 2011

Mai innamorarsi di una donna per il suo fisico, per il suo seno... Quello col tempo cambierà. Innamorati del profumo


della sua pelle, delle emozioni che ti regala con un sorriso. Innamorati delle sue imperfezioni... Innamorati di questo, perchè è l'unica cosa che troverai sempre. ♥




Forse

Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano perché apre delle possibilità, non certezze... Perché non cerca la fine ma va verso l'infinito. (Giacomo Leopardi)


venerdì 7 ottobre 2011

Ci sono momenti che...



... devi liberarti delle regole. Che immancabilmente ti costringono a perseguire un modus vivendi e un contraddittorio, dove il sistema ne è padrone assoluto e tu, pedina, mossa a loro volere. Devi far si che la follia prenda il sopravvento e declini tutti i verbi nelle forme più singolari ed imperfette. Devi mostrare a te stesso che sei al di la della verità. Devi innalzare una difesa personale inattaccabile. Un muro di gomma che rimbalza tutte le opinioni e i giudizi che ti vomitano addosso. Devi andare controcorrente e accettare lo scontro e farne arma per rivendicarne l'aspetto delirante della cosa. Si delirante perché se è non in regola con il sistema, tutti rimarranno sgomenti e incapaci di rispondere a tale affronto. Devi mettere da parte la ragione e se Giove non ti ha donato, come compagna, quella donna che infonde quel pizzico di follia di cui ne è propria, devi cercare di relegare in un angolino la tanta ragione che gravita e malinconicamente pervade il temperamento maschile e far si che le passioni invadano la tua personalità. Dove le stesse ti trascinino a perseverare nel tuo sogno. Devi vedere l'obbiettivo e non i mezzi. E far si che esso sia custode della tua vita, giornalmente.
GUIDO GAETA
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lameta

Ho imparato a non confidare in me, subito e con facilità.
Scruto e frugo esaminando me stesso e considero se ho fatto progressi con la mia stessa vita.
Non cerco un qualsiasi favore popolare ne ostento gratitudine ma un risultato nei fatti. Cerco di formare l'animo con l'attività e ho il disgusto per ciò che viene dall'ozio. Regolo la mia vita cercando di domarla negli oceani agitati anche se in ogni istante mi si presentano circostanze che chiedono direttive. È vero! mi danno di tante regole anche se è la fortuna a fare uso della mia vita o il buon Dio a governarla. Ma nonostante tutto anche se esistono tanti domini esterni a gestire e a rendere vulnerabile e dominato il destino, voglio disciplinarmi e rafforzare il mio spirito fino a farlo diventare un modo di essere. Ecco perché cerco con tutto me stesso di raggiungere un determinato obiettivo. Non voglio andare errando poiché non avrei mai fine. Lo ritengo un desiderio naturale che ha dei limiti ben definiti:
La mia meta.
Mi accorgo dei desideri ciechi quando non hanno mai fine e le opinioni costruite su questi desideri sono false opinioni. Spesso consideriamo le opinioni: consigli, ricchezze. Le opinioni sono esigenti e creano il falso tutto intorno. Proprio per questo, l'andare errando e desiderare cose nate con false opinioni, non ha limiti e da queste cose impariamo solo a desiderarne altre.
Quando mi rendo conto che dopo tanto lavoro ho sempre una meta più avanzata, allora il mio desiderio è cieco.

guidogaeta © riproduzione riservata

giovedì 6 ottobre 2011

poesia

C'è un posto dentro di noi, nascosto, che rimane gelido, freddo come in una cella frigorifera.

E non c'è Amore che Ti può aiutare a scongelare quelle pareti ghiacciate.

Io credo che solo i sorrisi sarebbero in grado di aiutarlo a renderlo limpido come la pura acqua e caldo come il sangue.

guido gaeta  
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DIO

William Blake (1757-1827): «Colui che vede l'infinito in ogni singola cosa, vede Dio. Colui che non vede che la loro presenza esteriore per la ragione, non vede che sé stesso». 


Cercavo un faggio per accucciarmici sotto e per meditare sulle stagioni della mia vita e sull'esistenza che corre via con i ricordi che diventano sorrisi di ringraziamento per la vita che ho avuto e per i doni che la natura ci elargisce. Cercavo quella quiete che ferma le azioni solite. I bambini ridevano e giocavano nell'acqua.
Ancora più intenso, il pensiero si attorcigliava come un'edera attorno ad un palo.
La vita ha qualcosa di magico e di immenso. Quando la attraversi è impossibile che non ti rendi conto di quanto sei piccolo al cospetto della sua magnificenza.

Guido Gaeta


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martedì 4 ottobre 2011

ORO

Non c'è ricchezza che non potendola condividere, ti possa dare l'esatto suo valore.
Non c'è amore se pur condiviso, che possa darti l'esatto valore della sua ricchezza.

Errando ti componi e ricomponi e la folla travolge le tue passioni, condizionando il tuo errare per futili beni che accumuli e accumuli, dimenticando il loro uso oggettivo e cosa fondamentale, il tempo che hai perso per la loro ricerca e possesso.

Guido Gaeta
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"Possession of material riches, without inner peace, is like dying of thirst while bathing in a lake."

lacosa

Adesso vi dico una cosa.
La posso dire questa cosa?
Dai... fatemela dire questa cosa. È tra le tante che leggerete.
Ma non sarete voi a leggere questa cosa, è Lei che leggerà voi.
Vi avvolgerà come un serpente e stritolerà la vostra anima.
I vostri sensi saranno annientati. Perché questa cosa vive dei vostri e vi dissanguerà.
Dai... cercate di immaginarla e fatemi essere sincero. Almeno con me stesso.
È dopo tutto una cosa bella, che nell'orrido lascerà la vostra mente come un vuoto a perdere.
Ha anche un colore questa cosa e se me la lascerete dire anche voi vi colorerete.
Ma non leggete questa cosa a chi volete, perché essa sceglierà da chi farsi leggere.
Questa cosa è cara a me e proprio ieri si è fatta leggere.
Mi ha lasciato senza parole e .. forse è stato meglio così.
Sono quei casi che le parole devono essere solo lette.
Questa cosa mi ha parlato, l'ho ascoltata, mi ha invitato a meglio leggere.
Mi ha accompagnato nella notte.
Abbiamo bevuto del Whisky, fumato sigarette, approfondito il sentimento.
Credetemi è una cosa che vi piacerà, se voi piacerete a lei.
No? Non volete che ve la dica?
Mi prendete per matto?
È proprio questa la prima cosa che pensate, dopo aver pensato?
Allora sappiate, che questa cosa non si è fatta legger da voi e me ne dispiace.
Io ci ho provato.
Vi ho indicato.
Ve l'ho detto, è lei che decide. E come tutte le donne, è lei che sceglie.


GUIDO GAETA
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lunedì 3 ottobre 2011

ilmondo

Ho lasciato l'animo mio che si ripulisse di angosce e di paure.
Ho lasciato che i nuovi orizzonti si occupassero delle mia vista.
Ho lasciato che alcuni e tali ospitanti mi liberassero delle avversità.
Ho preferito comprendere più di essere compreso.

Ho preferito ammettere più di essere ammesso.

Ho preferito cambiare animo più che cambiare il cielo e ripulirlo da ogni male, poichè portavo con me un'ammalato.
E' inutile andare e vagare in altri siti se poi porti dietro tutte le sconfitte, le tristezze e il malessere spirituale.

Ho preferito attraversare il mare e ho lasciato che scompaiano terre e città all'orizzonte.
Ho preferito che la mia patria fosse il Mondo.



Guido Gaeta
© riproduzione riservata



Manuela...

Afferrerò il tuo cuore e cercherò l'Amore che custodisci.
Cercherò la fonte e ruberò ogni sua goccia che sgorgherà. Ne curerò il possesso, poiché mai nulla possa inquinare il suo stato.
Mi nutrirò della sua purezza.

Inchioderò sulle pareti i mie lamenti. In silenzio attenderò quando vorrai, e se vorrai, concedermi altre tue gocce.
Intanto le mie lacrime eviteranno che tutto si inaridisca.



Guido Gaeta
© riproduzione riservata

domenica 2 ottobre 2011

Lontano

Cercare giorni già vissuti
In quelle strade
un tempo vive
nell'eco di quei sogni
e speranze smarrite

Sei lì che getti polvere a soffocare
a cancellare tracce
di quel che ero
nel percorso della vita
su una vecchia foto
di carta sgualcita

Trappole in tempi lontani
dove scritti e riscritti abbiamo gettato
e tutte le pagine rimaste bianche
e impigliati
alle maniglie delle porte
mai aperte prima

Ma cosa realmente sarebbe
di questa vita attraversata?
No non è mai tardi per provare
il percorso a ritroso
a raccogliere istanti
ancora adesso da assaporare

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sabato 1 ottobre 2011

AtemiodolceAmore!


Un giorno di settembre,

il mese azzurro, tranquillo sotto un giovane susino, io tenni l'amor mio pallido e quieto tra le mie braccia, come un dolce sogno. E su di noi, nel bel cielo d'estate, c'era una nube che io mirai a lungo. Bianchissima nell'alto si perdeva e quando la riguardai era sparita.

B.Brecht

presente

Non impegno il mio tempo in nulla che minimamente non mi interessi profondamente. Sono Guido, la dinamica bipolare della vita. Esistono in me due poli opposti uno negativo e uno positivo, uno estroverso e l'altro introverso, uno sregolato e l'altro misurato, uno casinista e l'altro minuzioso. Cerco sempre una mediazione ai controsensi di ciò che sono e ciò che vorrei essere. A volte, mi assale l'angoscia ma vivo con il sorriso sulle labbra e ringrazio tutti e sempre, semplicemente perchè è bello farlo. Ho 49 anni, spero di passare altri anni intensi e suono il piano; ho figli splendidi, una donna meravigliosa che ho conosciuto da poco e sono felice, negli alti come nei bassi...

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Posso. (scritto tempo fa prima di incontrarti)

IO POSSO


Io posso, raggiungere gli obbiettivi che mi sono imposto. Posso sognare e decidere di esaudire il mio sogno.
Io posso ascoltare ciò che mi piace e decidere di non ascoltare ciò che non mi piace. Posso leggere trattati, contratti e firmarli se sono a me consoni. Se hanno in sé il comune logico fine che il mio io mi indica.
Io Posso con tenacia superare ostacoli o tenerli a bada affinché non mi sovrastino. Posso amare il mio lavoro e i miei impegni così come amo le semplici cose che la vita mi offre.
Io posso camminare, viaggiare ininterrottamente per nuovi orizzonti, per costruire un qualcosa che è insino al mio cuore. Perseguire un'idea che è nata nell'adolescenza, elaborata ed eseguita quando questa è maturata al punto giusto.
Io posso scegliermi la compagnia per affrontare tutto questo o decidere di viaggiare in solitudine.
Io posso educare i miei figli per dargli un orizzonte roseo e confidargli che ce la possono fare. Tornare a casa, dopo ore di onesto lavoro, con il sorriso sulle labbra ed accogliere il loro abbraccio.
Io posso raccogliere un sasso e lanciarlo nel lago ed attendere che la sua onda mi bagni.
Io posso tutto ma...
... ma NON Posso, poiché non ho le armi, quelle giuste, per assaltare, difendermi, sgretolare.
NON posso, poiché non ho in una mano la spada e nell'altra il gomitolo di lana che mi possa ricondurre all'uscita.
NON posso lottare contro gli eventi se questi hanno una tenacia tale da costringermi e sfinirmi.
NON posso combattere contro leggicole che sono fatte per essere rispettate da cittadini onesti, mentre i governanti sistematicamente le ingannano con mezzi poco leciti per raggiungere i loro fini illeciti.
Non posso raggiungere l'uscita quando quest'ultima è raggiunta da chi è dietro di me. E per raggiungerla usa mezzi meschini.
Non posso pagare le tasse e queste servono solo a riempire le tasche di chi, con estrema faccia tosta, se ne appropria senza alcun indugio.
Non posso percorrere la mia via che è brutta e malconcia, intrisa di buche, mentre al mio fianco esiste una corsia preferenziale che è usata solo da chi, pagato per soccorrermi, la usa per perseguire i suoi obbiettivi loschi.
Non posso poiché nulla è consono all'idea di una vita ma consono all'inganno legislativo.
NON posso poiché il merito non è logica premiante ma logica di critica e di avvilimento dell'essere.
Non posso e la vergogna mi assale.
NON posso poiché, non solo posso, ed esclusivamente, concedere alla sorte il privilegio di superare ed incidere la targa di merito.
NON posso e non voglio essere fiero di raggiungere una terra lontana se il vento, ed Eolo suo Dio, mi concede il favore del suo volere.
Non posso poiché nulla è nessuno ha voglia di lottare con armi pari, per raggiungere il sogno e nessuno vuole soffrire e perdere, provare ed osare, senza la certezza del risultato.
NO, Non posso e non voglio, poiché non possiamo essere solo noi, cittadini onesti, a soffrire mentre c'è chi con l'aiuto della corruzione e concussione, si appresta a costruire intere città, non curandosi del lecito ma operando nell'illecito come mezzo principale. Perché mi mancano tutte le cose che fondamentalmente servono e non basta la voglia e il minimo indispensabile.
IO, NON posso! poiché soprattutto sono sfinito e non ho Arianna che mi attende all'uscita.
Perché tutto questo non è giusto! ...Ed è quello che vogliono!
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