Un tale Montaigne scriveva: Meditare è un'occupazione potente e piena: io preferisco formare la mia anima piuttosto che arredarla.
Secondo Giacomo Leopardi -meditare- deriverebbe dal latino medeor, che significa -curare, medicare-, per cui - concludeva - «il meditare una cosa è una continuazione del semplice averne o pigliarne cura».
Quindi una sana, pacata, quieta riflessione diventa, allora, una vera cura o medicina dell'anima.
Meditare è un plasmare, un formare e, se ci sono ferite, un medicare e curare la propria anima. Meditare per qualche minuto ogni giorno non è tempo perso e toglie lo psicanalista di torno; anzi, è una sorta di fermento che feconda il nostro pensare la nostra mente ad agire, impedendo che le nostre azioni si disperdano in vanità e fumo.
È necessario soprattutto quando la superficialità ha aperto tante feritoie nella nostra coscienza, lasciando che fuoriescano e si disperdano nel vuoto l'interiorità, la sensibilità morale, l'anelito per la verità.
Meditiamo e curiamo così come ci diceva Petrarca: «Solo e pensoso i più deserti campi / vo mesurando a passi tardi e lenti»
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