mercoledì 28 dicembre 2011

E tu sai parlare al cuore?

Sai esprimere quelle parole che accrescono quel pezzo di carne dove si sviluppa il sentimento? Dove il "Ti Amo" prende forma? E dove la chiave dell'amore ti spalancherà un universo di gioia? Tu pensi che il cuore non ha bisogno di nulla? Di quelle parole che gli arrivano dirette? E che gli diano l'alimento necessario?
Ebbene sì, Lui respira le parole, sono il suo ossigeno. E se non ci parli, muore asfissiato: è destinato a soccombere. Poi lo chiamano infarto o sindrome di Brugada ma non é così. Semplicemente muore poiché non lo hai alimentato, lo hai sopravvalutato, lo hai abbandonato. Pensi che ce la possa fare da solo ma nulla a questo mondo ha così bisogno di te! Delle tue parole, delle tue carezze, dei tuoi abbracci, di quei baci che passano dalle labbra al cuore senza passare per il corpo.


La lana



E' evidente che ci sono certi colori che la lana riesce ad assumerli con un solo bagno. Altri, invece, ha bisogno di più bagni e solo dopo essere stata a mollo e fatta bollire più volte. 
Accade lo stesso per il nostro cervello dove certi insegnamenti li incamera subito. La saggezza, come certi colori, se non penetra in profondità e non s'impregna, non mantiene nessuna delle promesse.


martedì 20 dicembre 2011

I Demoni - Monologo finale di Stepan Trofimovic - Fedor Dostoevskij



Già la sola idea costante ch'esista qualcosa di infinitamente più giusto e più felice di me, mi riempie tutto di smisurata tenerezza e di gloria, oh, chiunque io sia, qualunque cosa abbia fatto! All'uomo assai più indispensabile della propria felicità è sapere e ad ogni momento credere che c'è in un certo luogo una felicità perfetta e calma, per tutti e per tutto...Tutta la legge dell'esistenza umana consiste solo in ciò: che l'uomo possa sempre inchinarsi dinanzi all'infinitamente grande. Lo smisurato e l'infinito è indispensabile all'uomo, così, come quel piccolo pianeta sul quale egli abita...Amici miei, tutti, tutti: evviva la Grande Idea! L'eterna, smisurata Idea! Ad ogni uomo, chiunque egli sia, è indispensabile inchinarsi dinanzi a ciò che è la Grande Idea. Anche all'uomo più stupido è indispensabile almeno qualcosa di grande. Petruscia...Oh, come voglio rivederli ancora tutti! Essi non sanno, non sanno che in loro è racchiusa sempre la stessa eterna Grande Idea!"

mercoledì 14 dicembre 2011

Whisky


Lei era lì, seduta sulla sua sedia. Cercava disperatamente una ragione, un perché. Il corpo si rifiutava di seguire i comandi della sua mente e a stento un movimento per compiacerla di tanta volontà. Che donna!
Ne ho conosciute ma mai ne ho incontrate di si fatta tenacia. Accade che il corpo non gli da più retta, come un adolescente. Nel suo sguardo tante domande, tante paure, tante angosce. Ma una capacità di sovrastare ogni ostacolo. "volere è poco, bisogna desiderare ardentemente per raggiungere lo scopo" mi esortava e ripeteva. Ma... "Fino a quando tutto sorrideva, c'era colore. Ora che ha più bisogno, è tutto buio. Desidera solo volare ...leggera."
Non so quanto mi è rimasto da vivere.
Quanti cieli riuscirò ancora a solcare.
Quante notti ancora per sognare.
Quante serate per danzare.
Quanti baci da respirare.
Quante carezze da donare.
Quanti occhi da contemplare.
E potrei infinitamente scrivere per quante cose ancora da fare. Nulla di ciò però,... nessun potere, per ridarle il vero senso della vita.
M'incammino per la via. La luce dei lampioni appena sufficiente ad indicarmi il selciato. Ho voglia di un whisky. Mi fumo anche una sigaretta, visto che lei non dice mai di no, alle mie richieste di compagnia.
La notte avvolge tutto e avvolgerà anche le rinunce di un uomo ormai solo, sulla via del tramonto.

sabato 10 dicembre 2011

Avidità



A volte, se non spesso, mi sembra che la mia avidità di conoscere e di sapere non abbia mai fine e brucio tutto. Cerco nel mio intento, di non attingere qua e là e né su tutto il sapere. Cerco di organizzarla attraverso il sapere di singole parti per arrivare in fine alla conoscenza del tutto. Cerco di ostacolare il volere, in quanto non è quello che voglio sapere ma quello che posso contenere. E' una cosa strana come poi in compagnia di chi ha la conoscenza in sé, rende il mio animo così pieno: più ricevo più il mio animo si dilata. Il semplice suo contatto mi rende non solo più sano ma anche più sanabile.
Così quando entro in profumeria e vi sto per un po', mi rimane addosso l'odore.

giovedì 8 dicembre 2011

Ne sono certo.


Lo so che nella mia vita, ho fatto sia del bene che del male ..e chiunque sia entrato nel mio cuore dico..chiunque l'ho amata veramente ..forse passeranno pure anni ma saranno sempre parte di me...ed i miei occhi non lo potranno mai nascondere ..in fin dei conti, non amo facilmente ma quando lo faccio ..lo faccio Davvero!
gg

martedì 6 dicembre 2011

What is Islam?


Affermare che l’oppressione delle donne non ha nulla a che fare con l’Islam e che è solo una abitudine culturale, è intellettualmente scorretto, una trappola. È strettamente correlata. Il codice di onore e vergogna può essere di origine tribale e preislamica ma attualmente è parte integrante della religione e delle cultura islamiche. Nel delitto d’onore, come nell’islam, le donne sono subordinate agli uomini e sono di loro proprietà sessuale. Nel corano e nella sciaria uomini e donne, palesemente non sono uguali. Le donne sono considerate inferiori agli uomini fisicamente, emotivamente, intellettualmente e moralmente e hanno meno diritti legali. Il corano stabilisce che le donne ereditino metà della quota dei beni di un uomo: “ Ecco ciò che Dio Vi impone riguardo ai vostri figli: al maschio una parte uguale a quella di due femmine” Sura 4 versetto 11.
In tribunale, la loro testimonianza vale metà di quella di un uomo. Perfino in caso di stupro la testimonianza della vittima vale metà di quella del violentatore.
L’autorità del padre sulle figlie è paragonabile a quella di un sovrano feudale sui servi della plebe. Il matrimonio trasferisce questa autorità al marito ed in ultima istanza al padre di quest’ultimo. Il matrimonio è un patto fra uomini che sottintende mutua assistenza e obblighi in futuro. Può essere una consistente transazione economica e un atto di alleanza per rafforzare i rapporti fra clan. I piagnucolii della sposa riluttante, consegnata nelle mani di un estraneo, sono una seccatura marginale. Il corano e gli hadith del profeta, concordano sul fatto che il consenso di una donna al matrimonio non è essenziale lo è soltanto quello dei suoi custodi. Secondo il corano, se il marito lo desidera, può confinare la moglie per tutta la vita: “ Quanto a quello fra le vostre donne che commettono una turpitudine, portate contro di esse quattro testimoni. Se essi testimonino allora trattenetele nelle case fino a che la morte le colga o che Dio assegni loro una via” Sura 4 versetto 15.
Le donne che vivono sotto la legge islamica, non possono viaggiare, lavorare, studiare, sposarsi, firmare la maggior parte dei documenti legali o perfino lasciare la casa senza il permesso del padre. Possono vedersi proibire la partecipazione alla vita pubblica e la libertà di prendere decisioni riguardanti la loro vita privata, è severamente spesso brutalmente limitata. Non possono scegliere con chi avere rapporti sessuali ne da sposate quando o se averne. Spesso non possono scegliere che cosa indossare per lavorare o camminare per le strade. La regola è che la donna deve obbedire al marito, a meno che naturalmente questi non le chieda di abbandonare la religione. È il suo guardiano e se disobbedisce può picchiarla: “Quanto a quelle di cui temete la disobbedienza, esortatele, allontanatevi dai loro letti, picchiatele” sura 4 versetto 34.
È sempre istruttivo leggere le trascrizioni di discussioni televisive dell’imam su quali tipi esatti di castighi, come le percosse sugli arti o solo con un bastoncino, siano ammissibili quando gli uomini puniscono le mogli.
Quando occidentali ben intenzionati e ansiosi di promuovere il rispetto per le religioni e le culture delle minoranze, spazzano sotto il tappeto pratiche come il matrimonio forzato e l’isolamento per impedire alla società di stigmatizzare i mussulmani, negano a innumerevoli ragazze, il diritto di strappare la propria libertà alla cultura dei loro genitori. Non si dimostrano all’altezza degli ideali e dei valori della nostra società democratica e danneggiano proprio la minoranza vulnerabile che cercano di proteggere.

martedì 29 novembre 2011

Esistono degli uomini che non si arrendono mai.


Sono uomini coraggiosi e non si danno mai per vinti. Pur scaraventati a terra con ghigni e acredine, essi si rialzano più forti che mai.
Per quegli uomini più le cose vanno male, più alta tengono la loro bandiera.
E accade pure che se per la sorte, quegli uomini perdono amici e denaro e sfuggono a male pena alle catene e alla forca, essi domani tornano al loro posto più decisi e più sicuri.
Con quell'inflessibile tenacia, con quella fede che procedono per la loro strada sfidando ogni realtà a loro avversa. Senza perdere di mira l'obbietivo e con quell'attività instancabile che vede, in ogni insuccesso, un nuovo stimolo e una sfida.
In tutto ciò vi è qualcosa di miracoloso e di grande e, se vogliamo, anche quel pizzico di pazzia che spesso è proprio quel grano di pazzia a rappresentare la condizione essenziale del successo.

Guido Gaeta

venerdì 25 novembre 2011

La, la, la, la.


Può sembrare ma non lo è.
Quando la prima volta ascoltai quella dolce canzoncina, mi congratulai con me stesso, poiché suscitai in quell'avvocato uno stato di ilarità, visto che al primo incontro e alle prime mie richieste, lui mi rispose con un "La,la,la".
Che delusione quando scoprii che, appunto, la sua era una espressione negativa: No,no,no.
Questo, voleva dire il suo "la la la" in Arabo.
Bene, aver confuso la sua negazione con una esternazione di giubilo, mi confermava quello che è sempre stato nella mia vita: vedere con ottimismo il flusso di ostacoli e di negazioni.
Proiettarmi nella logica dove una qualsiasi porta chiusa abbia in se la chiave per aprirla.
Siamo sempre condizionati da un fare e un dire, a sua volta influenzati da quotidianità che male interpretano il semplice modo di vedere le cose.
Il nostro sacco di esperienze che ci portiamo dietro, ci porta a sviluppare delle conclusioni sempre e solo coerenti con il nostro mondo. Sognato e reale nello stesso tempo ma non conforme con quello che ci circonda o ci apprestiamo ad incontrare.
Precipitiamo in destini che s'incrociano, dettati dalla volontà della sorte e né subiamo la sua inclinazione. E quel che è peggio, prendiamo  decisioni con condizionamenti assolutamente fuori luogo. Certo, non tutto ma la gran parte delle situazioni hanno di queste conclusioni.

Bisogna cambiare i propri occhi, lasciare il proprio cuore quando si è deciso di affrontare un viaggio e scrutare i nuovi orizzonti con la piena consapevolezza che si rinasce, ogni qualvolta si è deciso di attraversare un oceano.

martedì 22 novembre 2011

CAZZATE

Mi rendevo conto che procedevo inesorabilmente, perdutamente e senza nessun orizzonte. Un andare errando senza meta, con l'unica consapevolezza di esserci ma non partecipare.

Mi crucciavo ogni giorno nel chiedermi: quanto ancora sarebbe durato questo leit motiv?
Ma non serviva a un cazzo rimuginarci sopra, anzi era come darsi delle manganellate sugli stinchi. Alla fine ti infliggi le più ignominiose sentenze.

Un percorrere la strada senza aver modo di soccombere ad un semplice incontro.  Le strade sono tutte piene di gente che cammina ma nessuna di esse ha la dedizione all'incontro. Eravamo tutte comparse all'interno di un film con un budget molto basso che rasentava il fallimento.

Forse se non ci avessi tanto pensato su, l'avrei fatta franca prima ma il carattere è quello che è e non si riesce più di tanto a contrastarlo. In fin dei conti era solo paura. Paura di non riuscire ad attraversare il guado, a vederci chiaro.

La mattina era molto fredda. Non riuscivo ad alzarmi e lo stesso letto mi allietava con le sue lenzuola di flanella calde e profumate. Il sole faceva capolino tra le fessure delle persiane, in quella stanza della mansarda. Sentivo i contraccolpi del cuore! Tutto sommato quel tepore che mi dava il sole, mi concubiva e rigettava l'idea di buttarmi sotto la doccia.

Non so perché ma la signora Gaia mi aveva fatto capire in tutti i modi che l'assegno lo dovevo consegnare  a Mila nel momento in cui mi veniva a portare la colazione in camera. Io ero felice di questa sua visita ma sinceramente non né potevo più di tale affronto anzi avrei preferito che gli altri mi dicessero, senza urlarlo, che forse, avevo una delle ragioni dalla mia parte. Ma non tutte le ragioni potevano essere in ragione di una vanità.
La strada era di ghiaia e il caffè sapeva a mala pena di caffè.

E così, uscire da quella porta, era l'unico vero obiettivo. Sentivo le pareti che si piegavano su di me al mio passaggio, come se mi volessero accompagnare all'uscita. Il soffitto si sgretolava e piovevano calcinacci.

In cucina, Mila, cercava di incontrare i miei occhi ma io, timido, li abbassavo non appena ne avevo il sentore. Che coglione. Non vedevo altro che Lei, eppure era inversamente proporzionale alla mia volontà.

Ma cavolo mi ero proprio stufato di rigirarci attorno. Eppure, non operavo nessuna scelta.
Volevo a tutti i costi guardare e pazientare. Una eventuale sua scelta, se l'avesse voluta prendere, sarebbe stata per lei la sua disgrazia. Sempre così. Sono talmente scontato che quasi mi faccio schifo. Attendo che gli altri o la sorte faccia il primo passo come se sapessi già che dopo, si il dopo, viene a mio favore. Convinto di questo da sempre. La pazienza non mi è mai mancata anzi la ritengo una mia forza. A volte la cosa mi fa girare le palle ma sempre, poi, mi ci ritrovo impantanato. Altre volte invece scatto con la voglia di reagire e lo faccio. Ma lo volete sapere perché lo faccio? Semplice perché già qualcuno ha fatto il primo passo e io non faccio altro che proseguire un percorso che è già iniziato. Si lo so sono fatto male ( per me sono fatto bene) ma sono così. Anche ora in effetti non prendo decisioni, non opero scelte. Sono completamente in mano alla sorte per come essa vuole operare e io, fiducioso, la seguo. Fondamentalmente sono di un ottimismo snervante e non mi piego neanche se il mondo crollasse all'istante. Sono talmente  temperato, che non mi preoccupo di nulla e tutto mi scivola, senza scalfirmi.
Posso dirvi con molta semplicità che se ripenso a tutto quello che ho attraversato, c'è veramente da ... beh trovatelo voi un aggettivo all'altezza, io ne sono sprovvisto.

Andar per la via, così come a stento andar per lo campo e non poter nulla per il ribollir del sangue. Così agli gnudi occhi, il mio sud come appar al tanto agognato nord. Non so perché ma il nord per il mio cuor è l'ottimismo e il sud l'erotismo. Gli altri due estremi poco contano nel senso della vita.

...






sabato 12 novembre 2011

Perciò che mi riguarda il santuario non ha scopi di redenzione

ma di diaboliche messe-in-scena.




come è iniziata?

tutte le amicizie iniziano con un ciao e continuano con un ti voglio bene, a volte si e a volte no
e la mia forse è iniziata con un buongiorno ed è continuata con un ti amo a volte si e a volte no.





martedì 8 novembre 2011

Valore





Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite. 
Considero valore risparmiare acqua, 
riparare un paio di scarpe, 
tacere in tempo, 
accorrere a un grido, 
chiedere permesso prima di sedersi, 
provare gratitudine senza ricordare di che. 
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, 
qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato. 
Considero valore il viaggio del vagabondo, 
la clausura della monaca, 
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. 
Considero valore l'uso del verbo amare 
e l'ipotesi che esista un creatore. 
Molti di questi valori non ho conosciuto.

venerdì 4 novembre 2011

Ci sono quei momenti in cui la solitudine, la tristezza e la disperazione ti assalgono.


In quei momenti mi viene voglia di andare da solo in un posto tutto mio, segreto.
Sotto la pioggia, perchè no. La pioggia alla fine non mi fa male, anzi forse è l'unica cosa di cui mi posso fidare. Il suo scorrere lento, il suo rumore quasi impercettibile. Mi piace. A volte le mie lacrime si confondono con essa ma non importa, so solo che mi è vicina. In quel momento ho un flashback, qualcosa che voglio realizzare: vorrei che silenziosamente arrivassi tu con i capelli scompigliati dal vento, il tuo sorriso, i tuoi occhi castani scuri, la tua voce piccola ma forte, mi abbracciassi come non hai mai fatto.
Ecco quello sarebbe il sogno di una vita.


Tra gli schizzi di carta, stamattina, ho disegnato un sorriso: era una speranza, credo.

La speranza che fosse il sorriso del mio domani. Non un amore, non un lavoro, non il denaro.
Un sorriso, basta a regalarti tutto l'ossigeno necessario a respirare aria pulita.

GUIDO GAETA


martedì 1 novembre 2011

Cairo, 15/04/2010 GUIDO


Le parole schizzano come note su un pianoforte isterico, lamentano la verità. La musica è la tua mente. La mente la tua vita. I tuoi pensieri lacerano l'aria. L'immaginazione ne diffonde la speranza. Il sogno: leggere immagini in movimento che accarezzano i tuoi occhi. Non più la paura ma la pura osservazione. Il gabbiano appare nel tuo orizzonte come un bianco volo libero. Il suo volteggiare rapisce lo sguardo.
L'immagine chiara, limpida.

...Allora la mamma lo prese fra le sue braccia. Ancora singhiozzando, Guido la guardava, con quegli occhi azzurri, affogati nelle lacrime. Con le sue dolci mani, accompagnava i suoi biondi ricci, diffondendogli cura e protezione e con voce sommessa gli disse:
Vedi Guido come vola quella farfalla? Lei è in grado di volteggiar nel prato da un petalo all'altro, per ore e ore, senza mai fermarsi. Lei non conta i giorni ma gli istanti poiché la sua vita è assai breve e ne deve godere intensamente ogni suo attimo. Troverà riposo solo quando il suo istinto le dirà di fermarsi.
Vedi quella formica come svelta segue la sua via? Lei provvede ogni attimo del suo viaggio, a seguire i segnali precisi che altre le hanno lasciato per raggiungere la sua meta. Non ostacolo, riuscirà a farla deviare. Non un granello di terra.
Vedi quell'albero che alto appare alla nostra vista? Ogni momento, dalle radici, nutre il suo arbusto per accrescerlo ed innalzarsi sempre più. Dà alle sue foglie la possibilità di correre verso il sole.
Bene questo è quello che la natura fa nelle sue mille faccende: semplici e fondamentali cose, che le permettono di mantenere l'equilibrio naturale.
Frugali.
Non più del necessario.
Tu, mio caro Guido, sei disperato per quel palloncino che ti è sfuggito dalle mani, ed è volato via nel cielo blu. Non devi affliggere l'animo, per la perdita subita.

Fai come la farfalla, corri e gioca finché il tuo corpo te ne da il fiato. La gioventù finisce prima che tu possa rendertene conto. Quando ne sarai cosciente sarà troppo tardi. Devi considerare e avere una percezione della vita, più realistica. Considerare che essa è breve come la vita per una farfalla. Rimpiangerai di non esserti lasciato andare a sufficienza.

Fai come la formica e segui gli insegnamenti che potrai cogliere dai tuoi custodi, poiché loro ti guidano nella luce. Vivi, anche quando sei da solo, come se essi ti guardino e osservino nel tuo fare. Devi sempre avere un testimone che ti guida nella tua via. Scegline uno e fai di esso il tuo spirito guida. Si evitano molti errori, se è presente un testimone quando si sta per commetterli. È bene provare rispetto e riverenza per una persona che possa rendere più puro ogni nostro segreto sentimento, con la sua autorevolezza. È necessario, ti dico, regolare su qualcuno la nostra condotta: non si possono correggere i difetti senza una norma cui fare riferimento.

Fai come l'albero e nutriti di elementi semplici che la natura ci offre. Il necessario per illuminare il tuo spirito e renderlo puro. Non costringerti ad inutili e costose imprese che pagheresti con durissimi disagi e perdite. Nessuno conquista qualcosa, senza aver scelto di abbandonarne un'altra. Non costringerti ad essere schiavo delle tue fortune. Pochi sono costretti alla schiavitù, la maggior parte si vincola da sé. E ricordati che tutto ciò che la sorte ti ha donato, ti può essere tolto con la stessa semplicità con cui ti è stato dato. Nulla è tuo se è la sorte la tua benefattrice.
Non piangere, corri, tira fuori le ali e vola.

Cairo, 15/4/2010

Guido Gaeta

2.0.1.0.

Va bene spengo il fuoco e la luce. Mi fumo una sigaretta e vado a gettare la spazzatura. Ma non ti allontanare troppo. Odio essere lontano da te. Ho paura di perdermi. Ah!, dimenticavo : ci troviamo al solito posto, dove è iniziato tutto. E cerca di non sognare quella città con quegli immensi palazzi, sono grigi e irraggiungibili. Preferisco quel piccolo parco di ieri notte e poi insieme, se ci va, andiamo a casa in campagna. Continueremo a bere vino e scaldarci vicino al camino. A dopo!

Non devo dimenticare le castagne a lei piacciono tanto e se trovo anche dei fiori li porterò con me. Devo assolutamente dare colore ai suoi sogni anche se devo dire che quel grigio che appare, ne sono stranamente attratto. Ha un non so che di misterioso, che mi piace. È freddo ma sofisticato. Quasi delinea l'architettura del suo carattere. Devo fare in fretta altrimenti rischio di allontanarmi troppo. Eccomi ho raggiunto il parco, con i fiorì e le castagne. Strano, questa volta ha progettato un parco più grande. Speriamo di trovarla subito. Forse l'intravedo.

Ma come mai tutti questi concupiscibili? Avrei tanto voluto non incontrarli, hanno del malvagio nel loro bene. Mi danno l'affanno. Ecco lo sapevo, sicuramente si è lasciata trascinare da uno di loro. Vorrei cercare di passare un anno solo con lei, m'impegno per raggiungere questo risultato e poi lei si trascina con esseri di tale specie? Devo cercarla. Ma è assurdo che anche nel sogno mi devo trovare a rincorrerla. Però a pensarci bene e conoscendola, se lei vede ciò che vedo io e vuole questo, troverà disgustosa la mia ira e prima o poi tornerà a cercarmi. Si, ma io conosco lei non il suo inconscio. Mi ci vorrebbero anni per approfondire. E se poi mi si rivela diversa? come potrò affrontarla? Come? Sono in confusione totale. Vado a distendermi sono sicuro che il prato mi aiuterà a riflettere e il sole scalderà i miei pensieri.

Ha inserito tre soli. Forse ha esagerato. Dopo tutto un sogno, è il nostro mondo ideale, quello che appare al nostro io.

Ma questi tipi sono tanti. Quanti desideri si nascondono nella sua mente. Ecco adesso mi tocca parlare con uno di loro. Sono sicuro che è lei che me li ha mandati. Li odio, mi rivolgono le loro parole con tanta dolcezza che quasi mi sembra di immergermi nel miele. Mi nauseano. Sono figure, immagini che vengono inseriti nei nostri sogni. Chi più chi meno li adopera per mettersi a posto la coscienza. Essendo essi in grado di dare all'anima la temperanza e non smorzano il desiderio di realizzazione di un determinato progetto. In lei c'è tanto desiderio che il suo inconscio pullula di concupiscibili. A me, povero intruso, mi capita dover dare a loro spiegazioni di un qualcosa da completare, per conto di lei o per me stesso.

"Come va? Hai trovato ciò che ti completa?" - già la questione si presenta complicata come faccio a dirgli che sono in un'altro sogno? Non potrà mai capirlo. Vuole aiutarmi a desiderare di completare quello che solo lei desidera e può completare.

Quel Lie mi ha tolto tutta l'energia. Mi ha costretto a rimproverarmi. Ma tuttavia è una cosa che mi merito. Entrare a far parte di una realtà che non mi appartiene, mi costringe a subire gli incastri e assecondarne l'opinabile.

Sono stufo. Voglio districarmi da cotanta bramosia di aiutarmi a tutti i costi. Ho capacità ricettive limitate e l'affanno è sopraggiunto inquieto.

Lei è sicuramente nelle vicinanze, provo a forzare l'intrusione.

Il Game è pieno di slide. C'è un forte odore di fumo. Finalmente posso sedermi e rilassarmi con un bicchiere di cognac. Il game è come i nostri normali caffè ma all'interno ci sono gli slide: le persone che li frequentano, sono presenti come immagini, come tante diapositive e non posso interloquire con loro. Le posso solo vedere e completano la rappresentazione che lei sta sognando. Loro non mi considerano: sono un'immagine anche per loro. Al centro una splendida fontana con un immenso lampadario che emana una luce soffusa ma diffusa. L'acqua è di colore azzurro e colora di ghiaccio le pareti. I cristalli del lampadario riflettono le immagini e moltiplicano le presenze all'interno. Molti video sulle pareti, che invadono l'ambiente con pubblicità di insperati viaggi verso un futuro che solo lei ne concepisce il significato. Mi avvicino ad un tavolo e ascolto la conversazione. Come al solito si parla di donne e uomini che s'infliggono cattiverie e percorsi di ostinati ed irreali incontri.

Finalmente mi raggiunge. La sua presenza infonde sorpresa negli slide che si affrettano a salutarla. Decidiamo di bere e tra un sorso e un altro ci apprestiamo a contemplare insieme tutto ciò che ci circonda che come al solito ci imprime un sodalizio di stato che non ha pari nella realtà sognata. Desideriamo ballare. E tanto è, che appare ai nostri occhi un fantomatico gruppo punk che suona bossa nova. I corpi si avvinghiano e ondeggiano in sensuali figuri che accendono gli animi. La musica invade i nostri corpi, con ascolto perfetto di suoni, che è un piacere esserci dentro. Lei ha un'aura sublime e non ha eguali nella realtà. Quando lei vuole andiamo e apriamo la porta. Entriamo in una stanza che a sua volta s'imbatte in un corridoio stretto e lungo. Questa è la tipica sua realtà attraversata da innumerevoli ostacoli che la costringono a percorsi non semplici. Questo tipico budello è ciò che lei vorrebbe ma la sua larghezza dipende da i problemi che frequenta e che si impone. Chiaramente il libero sfogo ne determina una piccola e angusta strettoia: meglio di niente. Le innumerevoli porte che si spalancano al nostro passaggio sono altrettante opportunità ma la sua incide il percorso verso la scala. La scala di Penrose è il suo ideale di scala dove non va ne su ne giù e tutto è relativo. Saliamo e ci troviamo al piano terra. Scendiamo e ci troviamo al secondo. C'è un forte odore di legna. L'odore della legna che brucia e il suo scintillio, mi fa tornare indietro nel tempo. A quei casolari di montagna che ho frequentato, tra gli abeti appesantiti dalla neve. A quella pace che accompagnava la serata, a quella musica di Billy Holliday alternata ad un Chet Baker sublime e il vino, così rosso, che mi si coloravano le parole. Siamo in campagna e il camino riscalda i nostri corpi.

Segue...

sabato 29 ottobre 2011

Il Punto Rosa

"C'è però una cosa che mi preme dirvi, miei cari, ed è questa: sgranate i vostri occhi e salite in macchina, o in moto, o in bici e se non avete nessuno di questi mezzi, usate le gambe, correte, oppure semplicemente camminate; ma è importante che manteniate lo sguardo fisso all'orizzonte. Non vedrete il sole dell'avvenire ma, se avrete la fortuna che ho avuto io, vedrete, nell'infinito, il piccolo punto rosa della felicità".





giovedì 27 ottobre 2011

mercoledì 26 ottobre 2011

Papà, ho un problema!

Papà, ricordo che quando ero piccolo mi dicevi sempre di studiare, di imparare bene la matematica e di conoscere le lingue. Io sono stato promosso con il massimo e la lode, ho studiato per più di 20 anni ma ho un problema: non ho un lavoro. 

Papà, ricordo che quando comprasti la casa andasti in banca e il direttore ti fece firmare tante carte in cambio dei soldi. Tu con tanta fatica dopo anni, riuscisti a restituire il prestito. Anch'io voglio una casa, ho fatto la stessa cosa ma ho un problema: nessuna banca mi da i soldi e la mia firma non ha valore. 

Papà, ricordo che quando non avevamo i mezzi per riscaldarci in quei freddi inverni, Tu mi abbracciavi e mi riscaldavi con il tuo corpo. Anch'io vorrei fare lo stesso con i miei figli ma ho un problema: non ho figli. 

Papà, ricordo che quando ero triste o i problemi mi affliggevano, tu mi prendevi sulle tue ginocchia e con tanta pazienza mi spiegavi di credere e di continuare a sostenere i miei sogni con temperanza e forza poiché un bel giorno anch'io sarei riuscito a realizzarli ma ho un problema: non ho sogni. 

Papà, ricordo che mi dicevi sempre che non dovevo preoccuparmi della vecchiaia che prima o poi arriva e che in quel tempo potrò finalmente godere del mio tempo. Ora sono vecchio e mi vogliono sbattere in una casa per anziani. Abbandonarmi lì, senza più i miei ricordi vicino, il mio piano, la mia stanza, i miei vasi di fiori. Papà tu hai avuto la tua vita, io no. Tu mi dicevi tante cose belle e le ricordo tutte ma ho avuto un problema: il tuo mondo non è stato il mio mondo e il tuo tempo è stato. Il mio, non è mai arrivato.



GUIDOGAETA


Un setaccio o meglio un passino bisogna a volte che il vostro animo utilizzi. Un passino poiché filtri anche le più infinite

belle parole che all'anima sono dirette. Ma nello stesso tempo abbia il dono e la capacità di allargarne l'orditura, le maglie, per non essudare nulla di chi con tenacia e cattiveria, indirizza parole di guerra. Indifferenza, solo indifferenza. È come in cucina, lo chef, sceglie e utilizza gli utensili idonei a passare, tritare, tagliuzzare e poi con audacia e abilità, miscelare gli ingredienti per poi alla fine servire la pietanza sulla tavola imbandita per gli ingordi commensali, che con voracità ingurgitano, applaudendo le bontà gustate e da li a poco al cesso defecate. Così lo stesso il maestro, utilizza l'indifferenza per passare, la lingua per tagliuzzare, la conoscenza per triturare, l'intelligenza per argomentare e con follia precipitare lo discorso alla platea e a chi stolto, con tanto ardir, attende dalla sua bocca che gli vomiti i più semplici dei misteri e nello stesso tempo verità ovvie, che da lì a poco, la sua atrofica e denutrita mente, oblia. Ma lo dramma principale è quando la stessa platea in altri simposi, si ritrova a rimembrar quelli concetti ascoltati e non avendoli per nulla assimilati, defecarne le parole, in un collage senza senso, così da turlupinare lo concetto iniziale ed offendere la intera intellighenzia umana. Invero chi su terreno fertile ha piantato li semi ascoltati e dato modo di far crescere la pianta fino a far divenir arbusto dal tronco forte e austero, sarà assai bello sia agli occhi di chi ascolta che di chi dileggia, ammirar tale concetto crescere, addivenir folta foresta. 

 GUIDO GAETA


martedì 25 ottobre 2011

Più volte sono morto con la coscienza sporca di chi disprezza la vita.


Defluisco lentamente, sparpagliandomi nell’etere come vapore.
Invece il mio respiro appanna ancora il vetro ed osservo il pulsare, il magico condensare, lo svanire di un alone doloroso e trasparente.
Voglio respirare amore. Alitare su tutti gli specchi. Lasciare un segno chiaro come un bimbo curioso che scopre il mondo attraverso un magico gioco.
Non morirò più… Solidificato dall’impotenza. Non bramerò più la fine, perché ho disciolto al giusto punto di fusione la gioia di guardare oltre.
Una questione di fisica. Un processo reversibile che non sapevo di avere, che terrò dentro di me fin quando renderò infinito il mio amore per te.
Non siamo altro che lo specchio delle proprie paure. Ed io vi alito ancora col sorriso di chi ha ingannato il “morire”…
Gg


semplice no?


Ma basterebbe che la pioggia si preoccupasse della terra ormai arsa, così come basterebbe solo che una persona si preoccupasse di un'altra, per non farla piangere.

Ma basterebbe che il vento si preoccupasse di soffiare aria, affinché rigeneri la natura, così come basterebbe che ci fosse un pò d'amore nell'aria, per far sentire le persone più importanti.

Ma basterebbe che il sole illumini il giorno, affinché i sorrisi dei fiori accolgono lo sfaccendare delle api, così come basterebbe che un pò di allegria entri in ogni casa, per rendere felici un pò tutti quanti.

Ma basterebbe che Joe Black bussasse alla porta prima di entrare, per preparare chi deve seguirla, così come basterebbe un pò di rispetto tra la gente, per non violentare gli altri.

Ma basterebbe che il mare lambisse le coste, senza che la sua furia le sommerga tutte e la terra giri attorno all'universo, senza che i suoi movimenti abbiano a distruggerla, così come basterebbe solo conoscere le cose atroci che una persona sopporta tutti i giorni, per capire il motivo per cui i suoi occhi sono inariditi.

E ancora, ...ma basterebbe che la luna illuminasse la notte, per rassicurare il sonno della natura così come basterebbe solo un pò di apprensione, per farci sentire più difesi e più sicuri.

Ma quello che chiedo con tanta insistenza, è che basterebbe che ogni persona fosse un pò più umana, per poter cambiare le cose.

Semplice no?

lunedì 24 ottobre 2011

e io piango






Verso il mare della dimenticanza

Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo,
com’è bizzarro rivivere un addio…)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali - tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi,
sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Lìbrati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza.

Josif Aleksandrovič Brodskij

©

Fuochi d'artificio!?
Ma si! I momenti sono proprio come i fuochi d'artificio.
Li vedi e ti prendono all'improvviso e provi delle emozioni forti e indescrivibili.
Li osservi nel cielo stellato e ti ritrovi ad ammirare uno spettacolo meraviglioso, emozionante che riempie il cielo. 
Ma attento, ricordati che sono bagliori e tutto svanisce. Tutto ritorna ad essere nero, opaco. Solo le stelle continuano a brillare ugualmente. E quei fuochi non illuminavano la tua felicità, non ti illudere. 
Non gliene può fregare un cazzo di te. 
E' stata solo una stupida illusione, non te ne sei ancora reso conto? 

Quei mille fuochi che hanno illuminato il cielo stellato, ora diventano scintille di luce. Sono sparite ora, vedi? 
E tu continui ad ammirare il cielo che prima ti aveva meravigliato, mentre loro ti hanno abbandonato. 
Sono andate. Capisci? quegli schizzi di luce si stanno bruciando dietro un albero e a poco a poco sarà tutto un mucchio di cenere. 
Vuoi anche tu diventare un mucchio di cenere?

sabato 22 ottobre 2011

Ricordi

Ricordo che quando ero piccolo mi capitava di fissare il sole e immancabilmente mia madre mi diceva di smetterla. Io dispettoso com'ero continuavo e lei: ''Ma lo sai che fa male? 

Allora abbassavo lo sguardo e c’era ancora la luce accecante negli occhi, sull'asfalto, sulla punta delle scarpe, sulle targhe delle macchine che provavo a leggere. Tanti piccoli soli che giravano intorno alle immagini che fissavo. Non vedevo più niente. Solo il sole. 

Succede così anche con i ricordi. Ti metti a fissare i ricordi -ma lo sai che fa male?- ti riempi gli occhi di passato e…non vedi più niente.



 

mercoledì 19 ottobre 2011

L'Amore

La Vera Disgrazia Non È l'Amore In Se Ma ...Sentirlo Quell'Amore E l'Impossibilità Di Comunicarlo.

Anima

Carissima Anima,

sono disperato, l'uomo forte immenso invulnerabile che si presentava ai tuoi occhi, è distrutto. È stato travolto dagli eventi e non sa più se riuscirà a cavarne fuori uno straccio di ragione, per tutto quello che gli è accaduto. Non voglio che tu mi commiseri, che mi biasimi. Il mio è uno sfogo e un portare alla luce il profondo disprezzo, poiché lassù nessuno ha accolto le mie grida, la mia vulnerabilità.
Sono arrivato al punto anche di pensare di affrancarmi, in attesa che vox populi faccia il resto. Ho proceduto con il mio cuore, per cercare di riscattarmi in ogni singolo giorno, ora, momento ma quando il virus ha danneggiato tutto il corpo, c'è proprio poco da fare e non credo che asportare sia la soluzione che possa farmi tirare un sospiro di sollievo.
Solo Dio sa, come irrimediabilmente mi sento.
Non voglio azzannare la tua essenza ma coinvolgere e aprirmi, affinché Tu possa sentire le mie urla.
Tu sei l'anima immortale che risiedi nel mio corpo, come Dio per l'universo.
Brandelli di corpo? ma non Tu, la mia Anima.
Anche se schiacciata, sei come il fuoco che si propaga in ogni cosa. Come l'aria. Se pur ti infliggono sferzate non ti scindi. Ti sposti ma non ti annienti. La tua sottigliezza si insinua in ogni parte ed erompe attraverso ciò che ti comprime.
Come il fulmine, pur se ha colpito e illuminato lo spazio, si ritira in piccolissime aperture, così l'anima, più sottile del fuoco, può fuggire attraverso ogni corpo.
Mi concedi l'ascolto dei rumori del silenzio e rappresentazione di splendidi/orridi figuri. Trai malvagie gioie e vizi inetti.
La Causa?
La causa sesta, il tempo, la settima lo spazio e il moto l'ottava.
Ma la vera causa?
La prima causa, ciò da cui, quella efficiente, che senza la materia, la seconda il creatore ciò dal quale, non avrebbe modo di esistere. Così la terza il modello ciò in cui il creatore si è divertito. Il fine che ad essa è imposto, è quel che più mi illumina, che è l'essenza di tutte le cause, ciò per cui tutto è plasmato. La quinta, ciò a cui è riferito il tutto, l'idea. Le ultime tre cause il tempo, lo spazio e il moto: niente può farsi senza il tempo, senza il luogo dove deve avvenire una cosa e senza il moto poiché senza l'attività, non ci sarà nessun mutamento.
Nel nulla, nulla può.
Ma anima mia così come tu risiedi nel corpo, così Dio risiede nell'universo e la causa prima quella universale, è la ragione creatrice di tutto e non può che essere Lui.
Pur semplice, poiché la materia stessa è semplice e tutte le altre cause, non sono che parti o singole cause che dipendono solo da una, da quella efficiente. Io non so quale è la verità assoluta ma tu Cara Anima si e devi darmi la ragione per colmare la lacuna.
Ma la posizione che occupa Lui nell'universo, tu la occupi nel mio corpo. Quello che il corpo rappresenta, è quello che nell'univero rappresenta la materia. Non temo ingiurie, ferite, disonore, carcere e povertà.
Non il tempo risparmierò affinché quel dì giungerà. Ti distaccherai dal corpo e la morte né avrà divorato il restante.

GUIDOGAETA


meditare=curare

Un tale Montaigne scriveva: Meditare è un'occupazione potente e piena: io preferisco formare la mia anima piuttosto che arredarla.
Secondo Giacomo Leopardi -meditare- deriverebbe dal latino medeor, che significa -curare, medicare-, per cui - concludeva - «il meditare una cosa è una continuazione del semplice averne o pigliarne cura».
Quindi una sana, pacata, quieta riflessione diventa, allora, una vera cura o medicina dell'anima.
Meditare è un plasmare, un formare e, se ci sono ferite, un medicare e curare la propria anima. Meditare per qualche minuto ogni giorno non è tempo perso e toglie lo psicanalista di torno; anzi, è una sorta di fermento che feconda il nostro pensare la nostra mente ad agire, impedendo che le nostre azioni si disperdano in vanità e fumo.
È necessario soprattutto quando la superficialità ha aperto tante feritoie nella nostra coscienza, lasciando che fuoriescano e si disperdano nel vuoto l'interiorità, la sensibilità morale, l'anelito per la verità.

Meditiamo e curiamo così come ci diceva Petrarca: «Solo e pensoso i più deserti campi / vo mesurando a passi tardi e lenti»

martedì 18 ottobre 2011

Le foto di famiglia ritraggono volti sorridenti

Nascite, matrimoni, vacanze, feste di compleanno dei bambini.

Si scattano fotografie nei momenti felici della propria vita.

Chiunque sfoglia un album fotografico, ne concluderebbe che abbiamo vissuto un'esistenza felice e serena. Senza tragedie. Nessuno scatta una fotografia di un qualcosa che vuole dimenticare.


dal film One Hour Photo

lunedì 17 ottobre 2011

cosa è

Casa è, se al momento ti senti perso in quella stanza dalle mura crespe, senza il loro lamento, i loro gemiti malinconici
Cosa è, se la scena ha un cenno invisibile che anche il sorriso viene sospinto verso l'angusto corridoio che porta alla stanza buia
Cosa è, se la convinzione è solo un diritto a possedere uno spazio e dove il tempo non è affine a se stesso
Cosa è, se la morte prende il sopravvento al di là del mescolarsi, consumando tutta la forza che accomuna
Cosa è, se l'uno è finito e vanità di sé
Cosa è, se non ti rifugi tra te e te e comprimi il tuo io al fine di festeggiare la tua malinconia in una distesa di mille perchè così, a poco a poco
Cosa è, del semplice averne, di infimi pensieri, e prenderne cura per accompagnarli dove essi ti riconducono
Cosa è, se la solitudine ti rigetta e ti rimprovera una pagliuzza quando è il trave il vero problema
Cosa è, di tanto ovvio se poi l'ovvio lo disprezzi e lo riconduci a cose indelicate
Cosa è, se l'amore non viene a te così puerile e fragile, senza quello sfondo così cluadicante e tenebroso allorquando il corso delle cose giunge al suo oblio

La consapevolezza di possedere quello che più ti è proprio, è il fulcro di una esistenza che non ha confini, al di là della morte, al di là della contrapposizione della vita rispetto alla morte.  Intrecciati come edera attorno ad un palo. 
Tanto più in solitudine, tanto più la festosità degli squarci t'ingoiano fino a soffocarti.

sabato 15 ottobre 2011

Affidare la propria malinconia alle note e le parole...

Certi talenti rientrano in una categoria che è sospesa tra la maledizione e la benedizione e maggiore è il talento più inesorabile è la maledizione. Chi ha talento da vendere è un condannato maledetto.

Troppo talento ma anche troppo cibo, troppo amore, troppa droga, troppe sigarette. Troppa amicizia, troppo alcol, troppa fragilità, troppi tranquillanti.
Troppo tutto.
Un giorno forse, morirò di overdose di tutte queste cose.
guidogaeta 
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venerdì 14 ottobre 2011

Ci sono dei giorni che pur passando in quella strada che conosci, che hai sempre percorso, all'improvviso ti sembra cambiata,

più scura, più fredda.
Come se il silenzio diventi estremamente inquietante. Come se tutti gli occhi, che hai sempre incontrato, sembrino scrutare soltanto te. E scavano, scavano.
E così la sera tornare a casa, liberandoti, sembra una e vera e propria vittoria.
A un certo punto cominci a sospettare che non sia il mondo ad essere cambiato...forse sono cambiato io.

Pablo Neruda - "Se tu mi dimentichi"



Voglio che tu sappia
Una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.
"Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata"

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

giovedì 13 ottobre 2011

Paolo


Stai cambiando, il tempo ti sta portando via. Che vita la tua vita. Una esistenza passata a dover ogni giorno chiedere, come un mendicante, ciò che ognuno di noi nel nascere, ha già di suo e che è tuo di diritto sacrosanto ma che non hai mai posseduto. Chiedere in definitiva tutto, poiché tutto, è difficile ottenere per te.
La sorte, nulla ti ha donato. Ma nello stesso tempo nulla ti potrà togliere e questa è forse, l'unica vera fortuna che hai avuto. Ma chi può, con tanta sicurezza dire se sia vera fortuna?
Non lo so caro Paolo. Io piango quando penso alla tua vita misera di ricordi e arida di emozioni. Quante cose non hai avuto. Non hai avuto la possibilità di assaporare le labbra di una donna, emozionarti nel toccare la sua pelle, carezzare i suoi capelli, gestire un suo abbraccio, avvinghiarti al suo corpo. Essere guardato dai suoi dolci occhi mentre dormi e la mattina, al tuo risveglio, trovartela che ti sorride e insieme gustarti quel tanto agognato caffè, da sempre, vietato.
Non un bicchiere di vino, in una cena fantastica estiva o un pugno di caldarroste al tepore di un camino in una fredda serata invernale. Un film dove potersi vergognosamente commuovere. Nessuna possibilità di condividerne le gioie e le sofferenze.
Raccontare una favola ai tuoi figli, assaporare la loro crescita, insegnargli ad andare in bici, a fare le prime espressioni, ad educarli.
Tutte quelle semplici cose di cui, noi, "normali", ci compiacciamo nel nostro gioco delle parti.
Al di là delle più nere aspettative, sei sempre uguale magnifico e magnanimo, nel dare e nel ricevere. Con i tuoi sorrisi che si spengono giorno dopo giorno, così a poco a poco.
Lo sento quando mi abbracci che il tuo, è Amore sincero e i tuoi sguardi, sono di gioia quando con freddezza e tirchieria, ricambio lo stesso abbraccio con parole sommesse. Forse, sono l'unica persona che veramente hai Amato, la tua unica scialuppa di salvataggio che mamma e papà ti hanno lasciato in eredità, nel raccomandarmi la tua anima.
Eppure tu lo sai, che la tua vita sta giungendo al suo traguardo e tu con arrendevolezza hai ogni speranza abbandonato. La tua tenacia e testarda capacità, stanno per essere schiacciate da quel miscuglio di farmaci che interrottamente, da anni, ti obbligano ad ingurgitare e tu, stanco, vai sul tuo letto e spegni la luce. Anche con il sole. A mezzogiorno.

Guido Gaeta

Appunti sulle melodia delle cose




I.  Del tutto all’inizio ci troviamo, lo vedi. Come prima di ogni cosa. Con mille e un sogno dietro di noi senza opere.


    II.  Non posso pensare che non vi sia nessuna conoscenza più sacra di questa: è necessario diventare un principiante. Uno di quelli che scrive la sua prima parola dietro un trattino lungo secoli.

III.   Mi rendo conto nel fare queste osservazioni che noi dipingiamo ancora gli uomini su uno sfondo dorato, come facevano i primitivi. Costoro si trovavano di fronte a uno sfondo indefinito. A volte dorato, altre grigio. A volte nella luce, ma spesso dietro di loro vi è un’oscurità impenetrabile.

IV.  Comprendiamo allora che per comprendere gli uomini bisogna isolarli. Ma alla luce di una lunga esperienza è comprensibile che si mettano in relazione tra loro le singole osservazioni e si accompagnino con sguardo maturo i gesti più ampi.

V.   Paragona un quadro verde e dorato del Trecento con una delle numerose composizioni più tarde dei maestri italiani, in cui i personaggi si riuniscono per una Santa Conversazione di fronte ad un paesaggio luminoso nella splendente atmosfera umbra. Lo sfondo dorato isola ciascuno di loro, il paesaggio brilla sullo sfondo come un’anima comune da cui essi prendono il loro sorriso e il loro amore.

VI.   E poi pensa alla stessa vita. Ricorda che gli uomini fanno gesti pomposi  e pronunciano parole incredibilmente grandi. Se per un istante soltanto fossero quieti e ricchi come gli splendidi Santi di Marco Basaiti, allora ritroveresti anche dietro di loro un paesaggio comune.

VII.  E vi sono poi anche degli istanti in cui un uomo risalta sullo sfondo in modo chiaro e silenzioso per il suo splendore. Sono le rare occasioni di festa che non puoi mai dimenticare. Tu continui ad amare quest’uomo e perciò ti sforzi di rappresentare con le tue mani i tratti della sua personalità così come li hai conosciuti in quell’ora.

VIII.      L’arte si comporta nello stesso modo. Essa è l’amore più grande e smisurato che vi possa essere. È l’amore di Dio. Essa non può fermarsi al singolo, che non è il portone d’ingresso della vita. Deve vagare. Deve oltrepassarlo. Non deve mai stancarsi. Per realizzarsi deve operare laddove tutti sono Uno. E quando essa porta in dono quest’Uno, su tutti scende una ricchezza infinita.

IX.   Come essa sia lontana da ciò, è possibile vederlo sul palcoscenico, dove essa dice, o vorrebbe dire, come considera la vita, non quella del singolo nella sua quiete ideale, ma piuttosto quella del movimento e dei rapporti tra più persone. Ne risulta che essa pone gli uomini gli uni accanto agli altri, così come succedeva nel Trecento e lascia che siano loro stessi a stringere amicizie gli uni con gli altri su uno sfondo dorato o su uno grigio.

X.   Ed è proprio quello che succede. Essi cercano di raggiungersi con parole e gesti. Quasi si slogano le braccia perché i loro gesti sono troppo corti. Fanno sforzi infiniti per proferire sillabe che giungano all'altro  Sono come giocatori maldestri che non sanno afferrare la palla così il tempo passa in inchini e vani tentativi, proprio come nella vita.

XI.  E l’arte non ha fatto altro che mostrarci il caos in cui il più delle volte ci troviamo. Ci ha intimorito invece di renderci silenziosi e quieti. Ha dimostrato che ciascuno di noi vive su una sua isola, ma le isole non sono sufficientemente lontane per farci stare soli e spensierati. Uno può distruggere l’altro, spaventarlo o inseguirlo con il giavellotto, ma nessuno può aiutarlo.

XII.          Per passare di isola in isola vi è soltanto una possibilità: compiere salti pericolosi in cui non solo i piedi sono messi in pericolo. Ne nasce un eterno saltellare di qua e di là in modo casuale e ridicolo; succede infatti che due saltino alternativamente così da incontrarsi soltanto in aria  e dopo questo faticoso scambio si ritrovano nuovamente lontani l’uno dall'altro come all'inizio.

    XIII.       Di ciò non ci si deve continuare a stupire, poiché in realtà i ponti su cui si passa gioiosi e in festa non sono in noi., ma dietro di noi, come nei paesaggi di Fra’ Bartolomeo e di Leonardo. Succede così che la vita si inasprisce nelle singole personalità. Per andare di cima in cima tuttavia il sentiero passa attraverso valli più ampie.

XIX    Ricordati degli uomini che ti sei trovato accanto senza che vi fosse tra loro un’ora comune. Per esempio parenti che si incontrarono nella camera mortuaria di una persona che hanno veramente amato. L’uno vive in un ricordo, l’altro in un altro, più profondo. Le loro parole scorrono vicine senza che essi sappiano nulla l’uno dell’altro. Le loro mani nella confusione iniziale non si incontrano, finché il dolore dietro di loro si fa ampio. Si siedono, chinano la nuca e stanno in silenzio. Sopra di loro il fruscio di un bosco. E si ritrovano vicini, come mai prima di allora.

XX.    Altrimenti, quando un dolore profondo ammutolisce di colpo gli uomini, vi è uno che sente più di un altro la possente melodia di sottofondo. Molti non la sentono più. Sono come alberi che hanno dimenticato le loro radici e che ora credono che il fruscio dei loro rami sia la loro forza e la loro vita. Molti non hanno tempo di ascoltarla. Non ne sopportano la presenza. Sono dei poveri senza patria che hanno perduto il senso dell’esistenza. Schiacciano i tasti dei giorni e suonano sempre la stessa monotona nota perduta.

XXI.   Se vogliamo essere iniziati alla vita dobbiamo riflettere su queste due cose: sulla grande melodia, a cui partecipano le cose e le essenze, i sentimenti e le cose passate, i crepuscoli e le nostalgie, e poi: le voci, quella dell’ora in questione e quella di un gruppo di uomini che la vivono.

XXII.  A questo scopo è necessario avere conosciuto entrambi gli elementi della melodia della vita nelle loro forme primitive; bisogna estrarre dal mugghio tumultuoso  del mare il ritmo dell’infrangersi dell’onda e avere liberato dal groviglio del discorso quotidiano la linea vitale, che sostiene le altre. Bisogna tenere i colori puri gli uni accanto agli altri per conoscere i loro contrasti e le loro affinità. Bisogna avere scordato il molto a favore di ciò che più importa.

XXIII.    Due uomini che sono ugualmente silenziosi non devono parlare della melodia delle loro ore. Questa si trova vicino a loro e li accomuna. Come un altare in fiamme si trova fra loro ed essi nutrono la sacra fiamma in modo fecondo con le loro parole.      Se io trasferisco questi due uomini dalla loro natura priva di volontà al palco mi si rivela allora che mostrerò due amanti e spiegherò per quale ragione siano beati. Ma sulla scena l’altare è invisibile e nessuno sa spiegare i gesti strani di quei martiri.

..........................
XXVIII.     Questa giustizia nei confronti dell’ampio canto di sottofondo resta assicurata se lo si fa valere nella sua totalità, cosa che sembra impossibile sia rispetto agli strumenti del nostro teatro che all'idea della folla diffidente. L’equilibrio può essere raggiunto solo grazie a una rigida stilizzazione. Solo cioè quando la melodia dell’infinitezza suona gli stessi tasti su cui si posano le mani della trama, vale a dire se ciò che è grande e senza parole giunge ad accordarsi con le parole.

(tratto da: “Tutti gli Scritti sulla Letteratura e sull'Arte, di Rainer Maria Rilke)

mercoledì 12 ottobre 2011

Breathe Me!





Blues in Memoria

Fermate gli orologi, tagliate il telefono, tenete buono il cane. Che stiano zitti i pianoforti e al suono cupo del tamburo, portate fuori le bare: cominci il funerale.

Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo e scrivano l'odioso messaggio: lui è morto.
Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri

Lui era il mio nord, il mio sud, il mio est, il mio ovest, la mia settimana di lavoro, la mia domenica di festa, il mio mezzogiorno, la mia notte, la mia parola, il mio canto.
Pensavo che questo amore fosse eterno: mi sbagliavo.

Le stelle non servono più, staccatele ad una ad una, smontate il sole, imballate la luna, staccate il bosco, svuotate il mare, niente di buono potrà più arrivare.

-- Wystan Hugh Auden --

Cambiare


Ogni esistenza ha periodi più o meno belli e quelli belli ti fanno sentir toccare il cielo con un dito. Davanti a noi vediamo strade pianeggianti, nessun ostacolo, nessuna nube nel cielo, nessuna pozzanghera sul cammino. E' una verità incalcolabile per eccesso di noi stessi. 
Credo nel silenzio e nelle parole non dette.
Non voglio più ascoltare le parole che dici ma quelle che non dici. Sono sicuro che comprenderò meglio e finalmente la tua anima sarà con me. 
Mi hanno sempre voluto inculcare qualcosa e io ho sempre voluto fare di testa mia. 
Dovevo andare a scuola per imparare e io a scuola non volevo andare, anzi ero un sobillatore nato. Fomentavo anime alla riscossa e alla rivoluzione, tant'è che alla fine per eccesso di me, ho deciso di uscirne e andare dove il mio cuore mi voleva che io fossi. La strada, il viaggio, e l'inestimabile voglia di conoscere nuovi orizzonti. Tutti vogliono cambiare qualcosa e ci accontentiamo di cambiare l'acqua del cesso, di cambiare lavoro, di cambiare dieta. Ma è quello che vogliamo, ci basta? Non è quello che ci insegnano? A farci bastare quelle misere cose, così per tirare avanti? Io sono felicissimo di non aver imparato nulla e di essermi buttato sulla strada. Di non avere mai avuto fissa dimora. 

Io ho due figli!


Quando si hanno i figli le vergogne sono insostenibili.
Eppure loro sono molto più forti di noi.
C'è troppa vita nei ragazzi, troppe persone da Amare
troppe cose da scoprire
per farsi abbattere da ciò che accade ai padri...o alle madri.



La debolezza è una possibilità, maggiore o migliore per la comprensione della complessità e della meraviglia del mondo.


Così come una foglia d'autunno è attaccata molto più debolmente al suo ramo e questo permette al vento di farle fare molti più movimenti. Una foglia d'autunno prima di staccarsi, balla in maniera magnifica al sole: ha molta più libertà!



sabato 8 ottobre 2011

Mai innamorarsi di una donna per il suo fisico, per il suo seno... Quello col tempo cambierà. Innamorati del profumo


della sua pelle, delle emozioni che ti regala con un sorriso. Innamorati delle sue imperfezioni... Innamorati di questo, perchè è l'unica cosa che troverai sempre. ♥




Forse

Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano perché apre delle possibilità, non certezze... Perché non cerca la fine ma va verso l'infinito. (Giacomo Leopardi)


venerdì 7 ottobre 2011

Ci sono momenti che...



... devi liberarti delle regole. Che immancabilmente ti costringono a perseguire un modus vivendi e un contraddittorio, dove il sistema ne è padrone assoluto e tu, pedina, mossa a loro volere. Devi far si che la follia prenda il sopravvento e declini tutti i verbi nelle forme più singolari ed imperfette. Devi mostrare a te stesso che sei al di la della verità. Devi innalzare una difesa personale inattaccabile. Un muro di gomma che rimbalza tutte le opinioni e i giudizi che ti vomitano addosso. Devi andare controcorrente e accettare lo scontro e farne arma per rivendicarne l'aspetto delirante della cosa. Si delirante perché se è non in regola con il sistema, tutti rimarranno sgomenti e incapaci di rispondere a tale affronto. Devi mettere da parte la ragione e se Giove non ti ha donato, come compagna, quella donna che infonde quel pizzico di follia di cui ne è propria, devi cercare di relegare in un angolino la tanta ragione che gravita e malinconicamente pervade il temperamento maschile e far si che le passioni invadano la tua personalità. Dove le stesse ti trascinino a perseverare nel tuo sogno. Devi vedere l'obbiettivo e non i mezzi. E far si che esso sia custode della tua vita, giornalmente.
GUIDO GAETA
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lameta

Ho imparato a non confidare in me, subito e con facilità.
Scruto e frugo esaminando me stesso e considero se ho fatto progressi con la mia stessa vita.
Non cerco un qualsiasi favore popolare ne ostento gratitudine ma un risultato nei fatti. Cerco di formare l'animo con l'attività e ho il disgusto per ciò che viene dall'ozio. Regolo la mia vita cercando di domarla negli oceani agitati anche se in ogni istante mi si presentano circostanze che chiedono direttive. È vero! mi danno di tante regole anche se è la fortuna a fare uso della mia vita o il buon Dio a governarla. Ma nonostante tutto anche se esistono tanti domini esterni a gestire e a rendere vulnerabile e dominato il destino, voglio disciplinarmi e rafforzare il mio spirito fino a farlo diventare un modo di essere. Ecco perché cerco con tutto me stesso di raggiungere un determinato obiettivo. Non voglio andare errando poiché non avrei mai fine. Lo ritengo un desiderio naturale che ha dei limiti ben definiti:
La mia meta.
Mi accorgo dei desideri ciechi quando non hanno mai fine e le opinioni costruite su questi desideri sono false opinioni. Spesso consideriamo le opinioni: consigli, ricchezze. Le opinioni sono esigenti e creano il falso tutto intorno. Proprio per questo, l'andare errando e desiderare cose nate con false opinioni, non ha limiti e da queste cose impariamo solo a desiderarne altre.
Quando mi rendo conto che dopo tanto lavoro ho sempre una meta più avanzata, allora il mio desiderio è cieco.

guidogaeta © riproduzione riservata

giovedì 6 ottobre 2011

poesia

C'è un posto dentro di noi, nascosto, che rimane gelido, freddo come in una cella frigorifera.

E non c'è Amore che Ti può aiutare a scongelare quelle pareti ghiacciate.

Io credo che solo i sorrisi sarebbero in grado di aiutarlo a renderlo limpido come la pura acqua e caldo come il sangue.

guido gaeta  
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DIO

William Blake (1757-1827): «Colui che vede l'infinito in ogni singola cosa, vede Dio. Colui che non vede che la loro presenza esteriore per la ragione, non vede che sé stesso». 


Cercavo un faggio per accucciarmici sotto e per meditare sulle stagioni della mia vita e sull'esistenza che corre via con i ricordi che diventano sorrisi di ringraziamento per la vita che ho avuto e per i doni che la natura ci elargisce. Cercavo quella quiete che ferma le azioni solite. I bambini ridevano e giocavano nell'acqua.
Ancora più intenso, il pensiero si attorcigliava come un'edera attorno ad un palo.
La vita ha qualcosa di magico e di immenso. Quando la attraversi è impossibile che non ti rendi conto di quanto sei piccolo al cospetto della sua magnificenza.

Guido Gaeta


© riproduzione riservata

martedì 4 ottobre 2011

ORO

Non c'è ricchezza che non potendola condividere, ti possa dare l'esatto suo valore.
Non c'è amore se pur condiviso, che possa darti l'esatto valore della sua ricchezza.

Errando ti componi e ricomponi e la folla travolge le tue passioni, condizionando il tuo errare per futili beni che accumuli e accumuli, dimenticando il loro uso oggettivo e cosa fondamentale, il tempo che hai perso per la loro ricerca e possesso.

Guido Gaeta
© riproduzione riservata


"Possession of material riches, without inner peace, is like dying of thirst while bathing in a lake."

lacosa

Adesso vi dico una cosa.
La posso dire questa cosa?
Dai... fatemela dire questa cosa. È tra le tante che leggerete.
Ma non sarete voi a leggere questa cosa, è Lei che leggerà voi.
Vi avvolgerà come un serpente e stritolerà la vostra anima.
I vostri sensi saranno annientati. Perché questa cosa vive dei vostri e vi dissanguerà.
Dai... cercate di immaginarla e fatemi essere sincero. Almeno con me stesso.
È dopo tutto una cosa bella, che nell'orrido lascerà la vostra mente come un vuoto a perdere.
Ha anche un colore questa cosa e se me la lascerete dire anche voi vi colorerete.
Ma non leggete questa cosa a chi volete, perché essa sceglierà da chi farsi leggere.
Questa cosa è cara a me e proprio ieri si è fatta leggere.
Mi ha lasciato senza parole e .. forse è stato meglio così.
Sono quei casi che le parole devono essere solo lette.
Questa cosa mi ha parlato, l'ho ascoltata, mi ha invitato a meglio leggere.
Mi ha accompagnato nella notte.
Abbiamo bevuto del Whisky, fumato sigarette, approfondito il sentimento.
Credetemi è una cosa che vi piacerà, se voi piacerete a lei.
No? Non volete che ve la dica?
Mi prendete per matto?
È proprio questa la prima cosa che pensate, dopo aver pensato?
Allora sappiate, che questa cosa non si è fatta legger da voi e me ne dispiace.
Io ci ho provato.
Vi ho indicato.
Ve l'ho detto, è lei che decide. E come tutte le donne, è lei che sceglie.


GUIDO GAETA
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