Le cose parlano di noi. Tutte le cose parlano di noi, soprattutto dopo...parlano di noi. La mia, la vostra è un'attualità diversa ma inesorabilmente comune, quando rispolverando la Memoria, ti accompagna verso la conoscenza.
sabato 28 aprile 2012
Sai, a volte riesco davvero a mettere una pausa alla mia vita e a pensare senza nessuno che mi disturbi
Certe volte, quasi sempre, sarà l'età, sento la necessità di fermarmi e di pensare. Il più delle volte lo faccio con lo sguardo fisso in un punto della stanza o in altro, nel vuoto.
L'altro giorno era il 25 aprile (in quel giorno papà andò) e camminavo nella casa dove ho trascorso 40 anni della mia vita. Sì, non proprio tutti ma sono più quelli che lì mi hanno attraversato che gli altri in altri luoghi, mi hanno solo scalfito. Pensavo, a quanta effimera sia la vita dell'uomo.
Basta un secondo per distruggere la storia di anni.
Sono passati 16 e 22 anni da quando voi siete stati estirpati dalla mia esistenza, uccisi dalle malattie più terribile che il genere umano abbia potuto prendere coscienza. Voi siete stati sempre attenti alla vita e a come condurla ma nulla è valso. Vi siete trovati ad attraversare un incrocio, dove il destino ha voluto cambiar strada e portarvi via.
Che strana la vita, prima ti lascia libero di agire e alla fine ti fa pagare per tutti gli sbagli.
La triste coincidenza è che per entrambi i casi, tornavo da uno viaggio di piacere ed ancora i sorrisi e gli amori, come i profumi, addosso. Quei ritorni non li dimenticherò mai e, in questi momenti che mi fisso a guardare nel vuoto, mi servono per averli con me e non li dimentico, non ho il coraggio di dimenticare.
La triste notizia piombò su di me come un macigno e quel "non c'è più niente da fare" detto dai medici, mi rintrona ancora nella mente, per sentenziare ai noi esseri vulnerabili, che la vita è uno schiocco di dita e niente più.
Mi avete lasciato a metà, tutte le promesse più difficili da mantenere.
Io all'inizio non ci riuscivo nemmeno a credere, non riuscivo a pensare che i miei cari erano finiti lì dove erano finiti.
Poi ho visto i fratelli che piangevano, fuori della camera dell'ospedale, che si stringevano forte quelle mani tra di loro, mentre voi, sui letti dormivate come angeli, destinati, in un futuro prossimo, a non aver più risveglio.
Erano gli unici riferimenti maschili e femminili in un modo burbero e se ne sono andati via in un batter di ciglia, lasciando a me lacrime, dolore e le loro canzoni, il loro tempo.
In quei momenti ho solo la testa affollata di pensieri, continuo a vivere di ieri e non mi abituo alla loro assenza e non uccido questa stupida esigenza.
Non riesco ad essere così forte come il "punto", lui riesce ad andare a capo, io no.
venerdì 27 aprile 2012
Fare con gioia
Ho compreso che ciò che rende lieta la vita e la sua quotidianità, non è fare le cose che ci piacciono ma trovare piacere nelle cose che dobbiamo fare.
Mettere un germe di passione e di amore e questo è un seme che trasfigura il puro e semplice fare. Siamo fortunati se nel nostro agire riusciamo a deporvi questa scintilla di gioia, di partecipazione, di creatività perché è solo così che il fare diventa, diciamo più umano e non è più una mera produzione. Alcuni sognano e costruiscono nelle loro menti, professioni esaltanti, senza vederne le difficoltà nascoste dalle apparenze, e quindi maledicono l'impegno che hanno di fronte, rendendolo in tal modo più gravoso.
E invece «l'amare il proprio lavoro - scriveva Primo Levi nel romanzo La chiave a stella 1978 - è la migliore approssimazione concreta della felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti riconoscono».
Angoscia
Quando vedo amici, ma anche sconosciuti che stanno passando momenti di angoscia, il mio consiglio è uno solo: «Andate venti minuti in un cimitero, e vedrete che le vostre pene certo non svaniranno del tutto ma in larga parte sì». È molto meglio che andare dal medico; non ci sono medici per questo tipo di dolori, ma una passaggiata al cimitero è una lezione di saggezza, quasi automatica.
Che cosa vuoi dire a uno che è in preda alla disperazione profonda? Niente o quasi niente. In cimitero, invece, si capiscono le cose. Il solo modo di sopportare davvero questo genere di vuoto è avere coscienza del nulla, altrimenti la vita non è tollerabile. Ma se hai la coscienza del nulla, tutto quello che ti capita conserva le sue proporzioni normali e non assume le proporzioni folli che caratterizzano l'esagerazione del dolore.
Che cosa vuoi dire a uno che è in preda alla disperazione profonda? Niente o quasi niente. In cimitero, invece, si capiscono le cose. Il solo modo di sopportare davvero questo genere di vuoto è avere coscienza del nulla, altrimenti la vita non è tollerabile. Ma se hai la coscienza del nulla, tutto quello che ti capita conserva le sue proporzioni normali e non assume le proporzioni folli che caratterizzano l'esagerazione del dolore.
martedì 24 aprile 2012
Insonnia
Quanta soddisfazione bestiale, dopo innumerevoli notti bianche, il giorno dopo guardarsi allo specchio. L'insonnia la provo e la attendo tutte le notti. Voi, l'avete mai provata? Quella tortura? Quando invece di sopire e poggiare le tue membra sul letto ad accogliere il sonno, ascolti ogni istante della notte?
Esisti solo tu. Il tuo dramma diventa il primo assoluto nel mondo e nella storia, una storia senza senso, che non esiste, e senti le fiamme divampare in te, spaventosamente irriverenti e la tua esistenza è l'unica che ti appare e sola, in un mondo che c'è per portare a termine solo la tua agonia.
Avete mai provato questi momenti, infiniti come la sofferenza, per vederla poi riflessa, nello specchio, nel momento che vi guardate e notate solo l'immagine del grottesco?
Ma vi rendete conto se poi quella stessa immagine riportasse anche fedelmente tutta la tua sofferenza di dentro? Se cioè, traducesse tutto il tormento che hai dentro? Come potremmo poi conversare e parlare senza coprirci il volto con le mani, per la vergogna? Tutto sarebbe impossibile da sopportare se il nostro viso palesasse l'intensità dei nostri dubbi, sofferenze. Alla fine nessuno più avrebbe il coraggio di guardarsi allo specchio perché oltre al grottesco, in quell'immagine, si mescolerebbero macchie di sangue, piaghe sempre aperte e rivoli di lacrime irrefrenabili.
venerdì 20 aprile 2012
Scrivo, perché ho voglia di dire qualcosa.
Non Voler bene ma 'voler' 'bene'. Uno dice desìdero, ecco il desiderio è un grosso problema, se non desideri il bene. Io credo che la scrittura sia desiderare bene, ma non è una questione di passione, emozione, di voglia, questi li lasciamo agli sportivi, le lasciamo alle persone che hanno voglia di fare così, del pret a porter del bene. Io credo che il bene sia anche una questione di scavo, di ricerca, di andare a vedere cosa c'è dentro, cosa c'è oltre. Io non mi posso più accontentare, degli stessi codici, delle stesse leggi dello scrivere, non mi posso più accontentare di dare a te che leggi quello che tu vuoi ma quello che non ti aspetti che tu devi avere. Allora io devo essere posseduto, devo essere preso e portato lontano. Io non sono uno scrittore sono uno scritturato, io non sono un autore sono un autorizzato. Quindi sentirsi forse possessori della scrittura è male, e sentirsi autorizzati nella scrittura è bene.
Il bene e anche questo: quanto contiene la gente? Sapere essere capace. Cosa vuole dire essere capace? Capace vuole dire saper fare? Di cosa è capace un baule? Un baule non è capace perché sa fare ma perché contiene, allora noi dobbiamo contenere di più. E' il tema di voto di vastità che si deve fare nella scrittura. Noi non possiamo più essere così piccoli: abbiamo manie di grandezza ma non la grandezza. Allora io ho bisogno di creare, non di creatività, che lascia il duplice ideale ma il bisogno di creare. È quello andare a vedere quello che non c'è, l'inconcepibile, l'inaudito, l'incommensurabile, l'impensabile, non possiamo più accontentarci. Noi tutti ci accontentiamo perché abbiamo una paura viscerale di perdere il controllo. C'è il male che è il potere e c'è il bene che è la potenza, potenza energia. Il potere è comando, dominio. La potenza è energia, è esplosione, è elettricità, è luce, uno scrittore deve muoversi nella luce deve muoversi anche in quello che io chiamo energia incontrovertibile, infinita. Non la puoi controllare ma è chiaro che quella mi fa paura ma quella è una paura sana. Il problema è che noi abbiamo bisogno di riconoscerci nei personaggi, abbiamo bisogno di dire 'è successo a me' abbiamo bisogno di esser noi che sappiamo. Invece bisogna, alle volte, renderci conto che c'è un altro, c'è un altrove, c'è un 'noi', io alla 'n' un numero infinito di volte. Se tu giri la parola noi ( IO N ) è un mio infinito all'ennesima potenza. Il problema è questo, allora quando c'è il male deve essere il male nostro, (se non lo capiamo noi non c'è male), se moriamo noi o qualcuno vicino a noi capiamo ma se succede a qualcun altro, chi è l'altro? Allora lo scrittore è anche l'altro lo scrittore ha questo male, questa malattia, che è anche l'altro che non è solo l'immedesimazione ma il prender parte, p apostrofo arte. Non essere avvenenti ma avvenire, non fare successo ma far succedere.
Le parole sono tutte porte che noi pretendiamo di sfondare ma invece vanno aperte, addirittura certe volte vanno talmente aperte che non vedi nemmeno più la porta.
Tu non ti controlli più, non sai chi sei.
Io sono posseduto dalla parola e lo ha deciso la parola. Io non gioco con le parole sono le parole che giocano con me. Nessuno di noi gioca con niente, è quell'apparente niente che viene da noi e ci prende.
Io se non scrivessi, di fare l'attore della mia vita, mi interesserebbe molto molto poco, ed è iniziato tutto a prescindere da me.
Non è che tu decidi le cose, non si decidono. Tu puoi sentirne la frequenza: come un antenna capti quell'onda e vai. E non è neanche il caso, perché il caso non esiste, è una forma di caos. So che queste cose possono fare pesantezza, sono complesse. il tema è che noi a forza di non complesso, di semplice, veniamo uccisi. L'innocuo è veramente mortale, il poco, il corto sono cose che possono uccidere. Intrattenere, distrarsi, i mezzi di distrazione di massa non sono così semplici, l'andare a vedere un film è per distrarsi, leggere un libro per distrarsi, andare a teatro per distrarsi, questa è una delle bestemmi più grosse che si possano dire. E' come chiedere ad un comico qual è la materia della propria scrittura.
Invece io quello che vedo lo scrivo.
("ringrazio i politici perché mi danno questa materia" questa è la più grossa bestemmia che uno scrittore possa avere detto, cioè credere che qualcun altro gli possa dare la materia).
Il tema è questo: non dimenticare mai la base. E' il tema umano. Io sono stanco, un po', del tema umano. E' la guerra umana, la violenza è umana, certa politica è umana, certa televisione è umana, io passerei al sovrumano. Come è possibile non tenere queste due facce, come è possibile? Il tema è quello della sovrumanità. Poter arrivare ad una grandezza ma non da mania di grandezza ma da larghezza. Io credo che ci siano piste di atterraggio troppo corte oggi nell'umano. Guarda il tema della morte, della vita, del dolore, della colpa, atterrano, non trovano uno spazio talmente lungo da poter atterrare e poi si schiantano in fondo alla pista o ritornano a volare via. Dobbiamo allargare le piste del pensiero e non lo possiamo più fare solo umanamente ma dobbiamo passare al sovrumano.
(l'arte non è solo nei musei, l'arte lavora anche dentro l'anima, come spiritualità artistica dell'anima. Me la fate dire questa parola 'Anima' senza parlare di religione? O di sport, 'mettici l'anima'?)
La lingua e le parole
Il problema della lingua è un problema carraio. Cioè non ci vuole niente davanti. Bisogna che esca, che fuoriesca, poiché la lingua non è che la punta dell'iceberg che tutti noi vogliamo vedere ma non guardiamo mai cosa c'è sotto, tutto il territorio che è esistente sotterraneo: il pensiero. E insieme, anche a quello dell'immaginazione. C'è un filo che noi abbiamo, dei fili che sono collegati a quello che è l'immaginario. Ecco, che allora, a me diverte poter andare a scavare speleo-logicamente in alto, scavare in alto. Questo oltre, è il mio scavare in alto e in altro. Non riesco più a seguire i codici della parodia, della imitazione, recitazione, non riesco più a seguire i codici del pensiero comune, anche perché ormai è quasi liso, bombardato e io ho bisogno di andare altrove. E' la legge dell'altrove.
giovedì 19 aprile 2012
In un tempo non tempo.
Esiste un tempo in cui il pronto, tenace tarlo del tempo si ferma, dove i limitrofi sensi diventano centro e il voler esiliare è una scelta. L'esilio nelle sterminate lande della solitudine si riempie di echi catartici, di voci senza suono.
Qui in questo tempo la copia, scansione, rigida, sterile degli accadimenti si dissolve, mentre la risacca della memoria, invece di lasciare lì sulla battigia i relitti affreschi del passato, adagia pensamenti e incantevoli sogni futuri.
Persino la parola che, con forza, tenacia abbiamo cercato di snidare e emozionare dall'atomo dell'inespresso, si offre intatta, sorgiva nella luce purissima.
Qui giungono senza se e senza ma le capacità creative e le rivelazioni di universi e di abissi. È solo un tempo, anzi un luogo non luogo senza dimensione. Ma è proprio ciò che non ha luogo, dimensione né sostanza a valicare inesorabilmente l'angusta esistenza per sfiorare l'infinito.
sabato 14 aprile 2012
Libero
Libero ciò che rimane
libero la mia anima dalla tua.
Sciolgo le corde e
le catene dell'attesa.
Mi libero...Sì anche di
quelle parole non dette, dei silenzi spezzati
di quei silenzi che uccidono.
Mi accingo e abbraccio
il rumore del niente
che toglie il respiro.
Libero ciò che rimane
della tua anima dalla mia.
Da tutte quelle lacrime eterne
dai quei singhiozzi sommessi
che sembrano non aver fine
che mi danno il tormento
ti danno il tormento
e tolgono la vita,
la speranza.
Libero le delusioni
e il dolore di un amore finito
di un'amica che se ne va
che non tornerà più
che è partita in un viaggio infinito
Libero la nostra anima
per regalarle un altro sogno
di volare via
con un semplice
Addio.
venerdì 13 aprile 2012
Ho voglia!
Non ho voglia, non ho voglia, non ho voglia.
Ho voglia solo di credere che questo è il mondo giusto, il mondo che voglio, il mondo dove mi posso rotolare, che mi ci posso tuffare e sorridere e camminare tra i suoi ridenti e meravigliosi prati. Non ho più voglia di avere dubbi, non è giusto averli. Questo e il mio mondo la mia casa ed è quello dove devo vivere e regalare, donare a mia volta, alla vita che ho educato, che ho fatto crescere, che mi guarda con gli occhi increduli, che mi sprona ed attende le risposte alle domande più incredibili che loro ti pongono. Ho voglia di superare senza ostacoli le miriadi di dune, che il vento scompone e ricompone e accompagnarmi verso gli orizzonti dei suoi occhi. Non ho voglia di sentire e ascoltare urla e pianti di madri azzannate dalla violenza, che le ha strappato il bimbo dal grembo, sua naturale culla della vita. Non ho voglia e rinuncio ad avere voglia, se continuo a girarmi e notare che la terra è anche usata per ricoprire corpi che non hanno vissuto, che hanno sofferto. E constatare che possano esserci occhi di bimbi o ragazzi come i miei, che non hanno i preziosi doni naturali che la natura elargisce, a chi apre i suoi occhi al mondo. Ho voglia di camminare in sentieri dove poter incontrare uomini e donne e conoscere la loro arte, la loro storia, la loro cultura. Ho voglia di comprendere la loro lingua e le loro origini, per poter parlare con loro e insieme stordirci nell'ennesimo tramonto o alba. Ascoltare le loro sensazioni e comprendere quanto non è dissimile dal mio animo il loro, che vivono come me. Voglio avere la capacità di scegliere solo il meglio e le persone migliori, insegnare loro le mie conoscenze e apprendere le loro, poiché solo insegnando s'impara e impregni la tua anima della virtù, come quando entri in profumeria e uscendo i tuoi vestiti lo sono di profumi. Ho voglia di sentire l'acqua piovana sulla mia pelle e non nascondere più le lacrime di sofferenza ma solo di gioia e vita da vivere. Non voglio vedere l'uomo che si annienta di fronte a Dio, poiché più la Divinità si fa grande, più l'umanità diventa miserabile. Voglio che il mondo mi guardi per guardarmi davvero, così come per guardare cosa il mio cuore vuole urlare. Voglio credere che la gente creda in se stessa e affronti il giorno così come affronta la morte. Voglio che torni e tornando capisci i tuoi sbagli e chiedi scusa, anche se preferirei che non andassi mai via e restassi per lottare e affrontare. Credo follemente nei baci, così come credo nelle parole, poiché i baci sono le tue parole che scolpisci con martello e scalpello sul mio cuore. Desidero leggere ed ascoltare la schiettezza e non giri di parole: una volta lette ti rimangono impresse nella mente e ti cambiano la vita. Voglio che la mia penna sia una spada ed infilarla ben dentro all'orgoglio perché con questa spada, uccido quando voglio.
Si forse qualche volta ho sbagliato, ho narrato emozioni e detto cose a cui non credevo. Può capitare a tutti di sbagliare ma non sono mai andato via. Mi sono rimboccato le maniche e ho ricominciato: ho ricominciato da zero. Ora però gli zero sono esauriti, non ne ho più. Ora voglio solo le labbra, la carne, l'anima, voglio riempirmi d'amore, ridere fino al mal di pancia, piangere se sarà necessario ma vivere.
mercoledì 11 aprile 2012
comeunprincipiante
E' necessario diventare un principiante. Scrivere la prima parola dietro un trattino lungo secoli.
Voglio avere il diritto di avere uno spazio, dove l'opera abbia l'elemento infimo importante come l'elemento più grande.
Voglio essere una foglia, libero di ballare al vento.
Voglio sporcarmi le mani di sangue anziché di acqua come Pilato e rassegnarmi a questa vita come sono rassegnato alla morte.
Voglio che le mie preghiere fossero tutte esaudite e, se non tutte, almeno questa vorrei che rimanesse, come un tappo di cera nel tuo orecchio e in quello dell'eterno.
Voglio lanciare un cerino sulla benzina e lasciare che l'incendio divampi.
Voglio andare alle feste e ballare fino a notte inoltrata e non fare come quelli che si chiudono nello stanzino a guardare la polvere mentre il ballo passa.
Io sono quello che ha rispetto delle cose che lo circondano e di quanta magia ci possa essere.
domenica 8 aprile 2012
Tentazioni
-Questo teatrino durerà ancora molto?
-Non correre, non dire "ancora molto".
-Ma se siamo altre persone, il gioco non va. Che ne sanno gli altri di attrazione.
-Il gioco è tuo, io non l'ho mai fatto.
-Io non gioco e non c'è finzione.
-Stare qui ti pare sensato?
-Non è detto che debba esserlo, succede e basta. È come quando vedi uno per la prima volta e magari stai passeggiando per strada e...gli sguardi s'incontrano...pochi secondi e viene una sorta di riconoscimento. Entrambi ve ne accorgete ma un attimo dopo, quella persona è lontana e ormai è tardi, non puoi fare più niente. Ti rimarrà impressa a vita, perché hai rigato dritto. Ti domanderai sempre "se quel giorno mi fossi fermata" "se gli avessi detto ciao" "se avessi" ...sempre quel maledetto se.
Può capitare solo poche volte nella vita o... una sola.
-Non correre, non dire "ancora molto".
-Ma se siamo altre persone, il gioco non va. Che ne sanno gli altri di attrazione.
-Il gioco è tuo, io non l'ho mai fatto.
-Io non gioco e non c'è finzione.
-Stare qui ti pare sensato?
-Non è detto che debba esserlo, succede e basta. È come quando vedi uno per la prima volta e magari stai passeggiando per strada e...gli sguardi s'incontrano...pochi secondi e viene una sorta di riconoscimento. Entrambi ve ne accorgete ma un attimo dopo, quella persona è lontana e ormai è tardi, non puoi fare più niente. Ti rimarrà impressa a vita, perché hai rigato dritto. Ti domanderai sempre "se quel giorno mi fossi fermata" "se gli avessi detto ciao" "se avessi" ...sempre quel maledetto se.
Può capitare solo poche volte nella vita o... una sola.
sabato 7 aprile 2012
Stramaledetto
Quanto è strano il mondo e quanto noi lo rendiamo stramaledetto.
Stramaledetto poiché un solo bandito quanto un nemico, può puntarti il coltello in gola.
Può privarti della vita con un semplice gesto e questo perché, in assenza di un'autorità più grande, anche l'amico ha il potere di vita o di morte su di te.
La storia narra di uomini grandi uccisi dai propri schiavi o con accanita violenza o con strategia e inganno. Questo ci riporta al fatto che anche l'ira dei servi ha causato vittime quanto l'ira dei re.
A questo punto cosa importa temere l'uomo potente, se il male te lo può infliggere chiunque?
Metti il caso che tu cada in mano ai nemici, il vincitore comanderà di condurti proprio là dove stai andando. Perché inganni te stesso e ti rendi conto solo in quel momento di una cosa che subivi da tempo?
Ascolta, leggi con attenzione: verso la morte siamo condotti già dalla nascita. Noi tutti dobbiamo saper meditare su tali pensieri e non sfuggirgli, se vogliamo attendere serenamente l'ultima ora che tanto ci spaventa e ci rende invivibili tutte le altre.
Come una stampante
Come una maledatta stampante. Ogni volta che mi serve o
non si connette o ha un colore che gli manca, una linea
sbiadita o la carta esaurita.
Così la mia maledetta vita, ogni volta mi snobba, ha immagini
sbiadite, un segno indeilebile lasciato da un ricordo da
cancellare o gli manca un amore da poter amare.
mercoledì 4 aprile 2012
Esistenza
Allora cominciamo il nostro volare di felicità immensa e ci liberiamo imponenti sulla vetta e ci sembra di accorgerci, ogni giorno di più, che caso o la sorte non esistono e che quel presente, e anche parte del futuro, ce li siamo meritati e conquistati, semplicemente perché ci sono toccati in sorte. Questo è quello che accade: tutto dovuto e regalato. Rallegriamoci di constatare i momenti felici e prenderne atto. Su di essa è fondata la vera felicità dei principi azzurri, come la felicità dei passeri è fondata sul letame e non dura mai a lungo.
Poi ci sono i momenti brutti, quelli cattivi che ti stroncano l'esistenza e si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte.
Sì la morte. Specialmente di quest'ultima, della morte. Non c'è nulla di più struggente e pericoloso, per la nostra anima, che occuparsi continuamente di sé e della propria condizione, della propria solitaria insoddisfazione e debolezza.
Ma sono tutte maschere, travestimenti che ci imponiamo.
In realtà L'unica vera paura è una sola: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l'ignoto lontano da ogni certezza possibile.
Esiste un rimedio a tutto questo, una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: Bisogna che ci lasciamo cadere e non opporsi, recalcitrando alla volontà di Lui. Non bisogna aggrapparsi a nulla né al bene né al male.
A quel punto allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura
Ti può aiutare tutto anche la lettura di un bel libro. Io quando mi sprofondo in un bel libro, faccio qualcosa di immenso, di più intelligente, di più meritevole di quanto non abbiano fatto da anni tutti i re e i ministri di questo pazzo mondo. E con molta tenacia costruisco là dove loro distruggono; raccolgo là dove loro disperdono; amo Lui là dove loro lo rinnegano e lo crocifiggono.
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