lunedì 28 giugno 2010

Coscienza...

Scrivere degli accadimenti e delle forti emozioni che provo, mi porta tanta felicità. E nello stesso tempo provoca uno sconforto totale, emozioni di gran lunga più forti, più deraglianti, rabbiose, dove il pianto di liberazione trova il suo sbocco finale. E il voler a tutti i costi trascrivere ciò che provo e che vedo, è più forte di un fiume in piena, più vivo della vita stessa. Non c'è paragone alcuno che possa dare la semplice idea di ciò che accade.
Un messaggio di quel messaggero che indica la via nella solitudine più profonda, nella svelata sortita. Non credo, non posso credere che tutto si svolga in si fatta melodia di pensieri. Incredible. Tutti noi abbiamo voglia di dare ad altri messaggi che possano con parole e musica trasmettere con la stessa intensità, il formidabile turbinio di inquietudine vissuto. Sei li che getti sull'ipod pensieri a fiumi, che ti accorgi delle carezze degli sguardi di chi ti scruta. Di chi vorrebbe conoscere ciò che scrivi e, la tua mente, rivela in quello scritto. Così senti questo bisogno di svelarti e commuovere.
Il sogno diventa realtà fine a se stesso. Incide sull'ipocrisia di quel gesto che subito dopo viene dimenticato e supposto da altri e poi, altri. I miei valori sono colorati di lucenti passioni. E sento ciò, proprio nei momenti di più profonda solitudine, che cerco con sincera armonia.
Tutti noi certo sentiamo ed è così chiaro e limpido che ne abbiamo la certezza assoluta. Il valore assoluto dei valori.
Non dimenticarli mai che sono parte integrante della vita stessa e che senza di essi sprofondi nello sconforto e vuoto anonimo oblio.

GUIDO GAETA

lunedì 7 giugno 2010

Assurdo...Cazzo!

In balia delle onde... e il mare sommerge anche l'ultima mia visione.
Attingo dall'acqua l'ultimo suo ricordo, così come in uno specchio, leggo il suo sorriso, i suoi candidi occhi mi trafiggono il cuore e il suo caldo sguardo opera su di me un'indimenticabile trasporto.
L'acqua fredda ostacola le gesta e irrigidito affondo. La luce la vedo appena tra gli scrosci delle onde infrante... e giù nell'eterna tenebra solo il fluire dell'acqua, accarezzando il mio corpo, riempie il vuoto al mio passar.
Avevo chiesto solo un'aiuto e non un oceano di disperazione.
Il triste evento.
Improvvisamente una mano mi giunge: è il padre impaurito che con forza ostacola il mio andar. L'angelo della vita, il sapere nell'indifferenza, la protezione suprema. La calda mano mi stringe e portandomi mi conduce dove solo lui e la sua storia conosce. Finalmente respiro e giungendo sulla nuda roccia con un sollievo rivedo la luce. Rivedo i suoi occhi e il luccichio dell'infranto raggio solare mi avvolge. Rinasco e il gemito del lattante che dorme sopito fende l'aria e tutto intorno. L'onda continua la sua incessante corsa verso il rompere e il suo frastuono intenerisce le vesti che ondeggiando, seguono il suo corso.

Libera libellula che volteggiando voli liberata.

Guido Gaeta