In balia delle onde... e il mare sommerge anche l'ultima mia visione.
Attingo dall'acqua l'ultimo suo ricordo, così come in uno specchio, leggo il suo sorriso, i suoi candidi occhi mi trafiggono il cuore e il suo caldo sguardo opera su di me un'indimenticabile trasporto.
L'acqua fredda ostacola le gesta e irrigidito affondo. La luce la vedo appena tra gli scrosci delle onde infrante... e giù nell'eterna tenebra solo il fluire dell'acqua, accarezzando il mio corpo, riempie il vuoto al mio passar.
Avevo chiesto solo un'aiuto e non un oceano di disperazione.
Il triste evento.
Improvvisamente una mano mi giunge: è il padre impaurito che con forza ostacola il mio andar. L'angelo della vita, il sapere nell'indifferenza, la protezione suprema. La calda mano mi stringe e portandomi mi conduce dove solo lui e la sua storia conosce. Finalmente respiro e giungendo sulla nuda roccia con un sollievo rivedo la luce. Rivedo i suoi occhi e il luccichio dell'infranto raggio solare mi avvolge. Rinasco e il gemito del lattante che dorme sopito fende l'aria e tutto intorno. L'onda continua la sua incessante corsa verso il rompere e il suo frastuono intenerisce le vesti che ondeggiando, seguono il suo corso.
Libera libellula che volteggiando voli liberata.
Guido Gaeta

Attingo dall'acqua l'ultimo suo ricordo, così come in uno specchio, leggo il suo sorriso, i suoi candidi occhi mi trafiggono il cuore e il suo caldo sguardo opera su di me un'indimenticabile trasporto.
L'acqua fredda ostacola le gesta e irrigidito affondo. La luce la vedo appena tra gli scrosci delle onde infrante... e giù nell'eterna tenebra solo il fluire dell'acqua, accarezzando il mio corpo, riempie il vuoto al mio passar.
Avevo chiesto solo un'aiuto e non un oceano di disperazione.
Il triste evento.
Improvvisamente una mano mi giunge: è il padre impaurito che con forza ostacola il mio andar. L'angelo della vita, il sapere nell'indifferenza, la protezione suprema. La calda mano mi stringe e portandomi mi conduce dove solo lui e la sua storia conosce. Finalmente respiro e giungendo sulla nuda roccia con un sollievo rivedo la luce. Rivedo i suoi occhi e il luccichio dell'infranto raggio solare mi avvolge. Rinasco e il gemito del lattante che dorme sopito fende l'aria e tutto intorno. L'onda continua la sua incessante corsa verso il rompere e il suo frastuono intenerisce le vesti che ondeggiando, seguono il suo corso.
Libera libellula che volteggiando voli liberata.
Guido Gaeta
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