martedì 31 luglio 2012

E io che la mattina alle falde dell'alba mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio. Mi perdo con un libro in mano, in un mondo diverso da quello in cui vivo. Quando inizio la lettura sono altrove, nelle parole, mi emoziono e meravigliandomi ammetto di essere in un sogno, in un mondo bello, affascinante e di essere immerso nella verità, nel suo cuore.

sabato 28 luglio 2012

Attesa




Attendo altra vita che soffochi la mia nostalgia,
che solo il coraggio mi sia concesso.
Che il sentimento dell’amore si dilati e duri
e che estranei, nuovi paesaggi impediscano la tristezza.
Che tutto, tutto l’oblio,
la morte,
il tempo,
il dolore
mi portino, per questa volta, nella fazione dei vinti.
Che il sipario cali e le luci si spengano,
che nella notte,
solo il teatro e
una breve menzogna mi renda più vivo.

Uomo

Il corpo nudo s’innalza,
sulle cosce vigorose.
S’intrecciano i sogni
e le membra nervose
disegnano solido il corpo.

Sono dei tempi andati
frutto di perdute stirpi.
Un taglio degli occhi
tipico dei viandanti,
un barbaro nel guizzo,
brillante nei denti
incantato dal sangue caldo
della preda.

Come la natura,
volge al senso ineluttabile
così tu, con la tua disfatta,
confermi la legge inappellabile
della forza.

Mi sento terribilmente libero,
simile a un istinto puro
nel cuore di una barca alla deriva.
Mi libero della polvere delle strade, dai resti umani; rifuggo sempre un’esistenza da straniero.

Da sempre un’esistenza da straniero.

Sono un uomo dei secoli passati
d’una bellezza d’altri tempi.
Risveglio, come l’odore un bambino,
il volto di puri ricordi, memorie.
Come ballate di villaggio
irrompo violento, puro, nudo.

Amo con sincerità
i grani della vita
i grani della terra
le tristezze degli uomini,
le limpide tristezze.
I sentieri verdeggianti di paesi,
alberi
cocci antichi
le camicie come bandiere stese al sole.
Sono un essere semplice,
che la terra nefasta e volgare
nasconde nei boschi del tuo seno,
come ultimo segno,
d’incantevole religione.

venerdì 20 luglio 2012

E ora, Guido?


E ora, Guido?

La festa non è finita,
la luce non si è spenta,
anche se la gente è partita,
la notte a volte sarà ghiacciata,
e ora, Guido?
e ora, che ne sarà di te?
di te che non hai ragione,
che prendi in giro gli altri,
di te che fai versi,
che ami, protesti?
e ora, Guido?

Ora che sei senza una donna,
ora che sei senza discorso,
senza tenerezza,
ora che bevi solo,
ora che fumi solo,
la notte a volte sarà ghiacciata,
arriverà il giorno,
arriverà il treno,
arriverà il riso,
ma non l’utopia
e tutto è finito
e tutto si è ammuffito,
e ora, Guido?

E ora, Guido?
Le tue dolci parole,
la gola, il cibo,
il tuo istante di coricarsi,
i tuoi libri,
il tuo immenso lavoro,
il tuo vestito di latta,
la tua incoerenza,
il tuo odio: e ora?

E ora che hai la chiave nella mano,
e tenti di aprire la porta,
lo sai, non esiste porta;
vuoi provare a sprofondare nel mare,
ma il mare è seccato:
vuoi ritornare,
ma lì non c’è più.
Guido, e ora?

Perché tu non gridi,
Perché non piangi,
Perché non suoni il tuo piano
il valzer, la patetica
Perché non dormi,
magari ti stancassi,
magari tu morissi…
Ma tu non muori,
tu sei duro, Guido!

Sei solo, nell'oscurità,
come un animale selvatico,
senza patria,
senza pareti nude
alle quali appoggiarti,
senza la sua mano,
senza le sue vesti,
senza cavallo nero,
la gola e il cibo,
tu avanzi, Guido!
Verso dove, Guido!

martedì 17 luglio 2012

Frammenti

La coscienza ha una riva, dove io m'incammino ogni giorno. Cammino lungo la sua riva e lì le onde, si muovono in un flusso e riflusso continuo. S'infrangono e lasciano sempre scritte dietro di sé che l'ondata successiva cancella. Mi appresto a leggere con attenzione ma è troppo breve l'intervallo fra un onda e l'altra. Non è facile. I miei occhi non fanno in tempo a leggere e la nuova onda cancella tutto. Così, nella mia coscienza, rimangono solo indecifrabili frammenti di parole.

venerdì 6 luglio 2012

Rinascita...



...A tutte le donne che sanno riconoscere la loro Natura Selvaggia

Ero un’esteta più che un’atleta e il mio unico desiderio era di essere un’estasiata vagabonda. Alle sedie e ai tavoli preferivo la terra, gli alberi e le caverne, perché là io sentivo di potermi appoggiare alla guancia di Dio. […] I fuochi dovevano essere accesi nel bosco di notte, e le storie dovevano essere raccontate lontano dalle orecchie degli adulti. Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura. Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e dell’evanescenza della vita. Le figliate dei topolini mostravano che la morte era raddolcita da una nuova vita. Quando dissotterrai delle «perle indiane», trilobiti sepolti nella terra, compresi che la presenza degli esseri umani risaliva a molto, molto tempo prima. Appresi la sacra arte dell’ornamento adornandomi il capo con delle manaidi, usando le lucciole come gioielli notturni e le rane verde smeraldo come braccialetti. Una lupa uccise il suo cucciolo ferito a morte; insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare al morente. I bruchi pelosi che cadevano dai rami e faticosamente risalivano strisciando insegnavano la determinazione. Il loro solletico quando mi passeggiavano sul braccio m’insegno come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva. Arrampicandomi sulla cima degli alberi appresi come il giorno avrebbe potuto essere il sesso. […] Così come tante donne prima e dopo di me, ho vissuto la mia vita come una creatura travestita. Come amiche e parenti, mi sono pavoneggiata barcollando sui tacchi a spillo, e ho indossato l’abito buono e il cappello per andare in chiesa. Ma la mia favolosa coda spesso spuntava sotto l’orlo e le orecchie si contraevano tanto da farmi ricadere il cappello sugli occhi. Non ho dimenticato il canto di quei giorni oscuri, hambre de alma, di fame dell’anima. Ma neanche ho dimenticato il gioioso canto hondo, il canto profondo, le parole che tornano a noi quando facciamo opera di rivendicazione con l’anima.

Donne che corrono coi lupi – Clarissa Pinkola Estès

giovedì 5 luglio 2012

È SERA

Non c'è nessuno in casa,
tranne il crepuscolo.
Inaspettatamente t'immaginerò
e scorrerà il tremito di un’irruzione.
Misurando coi passi il silenzio,
come l’avvenire tu entrerai.
Tu apparirai sulla soglia,
indossando qualcosa di bianco
senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve.