martedì 29 novembre 2011

Esistono degli uomini che non si arrendono mai.


Sono uomini coraggiosi e non si danno mai per vinti. Pur scaraventati a terra con ghigni e acredine, essi si rialzano più forti che mai.
Per quegli uomini più le cose vanno male, più alta tengono la loro bandiera.
E accade pure che se per la sorte, quegli uomini perdono amici e denaro e sfuggono a male pena alle catene e alla forca, essi domani tornano al loro posto più decisi e più sicuri.
Con quell'inflessibile tenacia, con quella fede che procedono per la loro strada sfidando ogni realtà a loro avversa. Senza perdere di mira l'obbietivo e con quell'attività instancabile che vede, in ogni insuccesso, un nuovo stimolo e una sfida.
In tutto ciò vi è qualcosa di miracoloso e di grande e, se vogliamo, anche quel pizzico di pazzia che spesso è proprio quel grano di pazzia a rappresentare la condizione essenziale del successo.

Guido Gaeta

venerdì 25 novembre 2011

La, la, la, la.


Può sembrare ma non lo è.
Quando la prima volta ascoltai quella dolce canzoncina, mi congratulai con me stesso, poiché suscitai in quell'avvocato uno stato di ilarità, visto che al primo incontro e alle prime mie richieste, lui mi rispose con un "La,la,la".
Che delusione quando scoprii che, appunto, la sua era una espressione negativa: No,no,no.
Questo, voleva dire il suo "la la la" in Arabo.
Bene, aver confuso la sua negazione con una esternazione di giubilo, mi confermava quello che è sempre stato nella mia vita: vedere con ottimismo il flusso di ostacoli e di negazioni.
Proiettarmi nella logica dove una qualsiasi porta chiusa abbia in se la chiave per aprirla.
Siamo sempre condizionati da un fare e un dire, a sua volta influenzati da quotidianità che male interpretano il semplice modo di vedere le cose.
Il nostro sacco di esperienze che ci portiamo dietro, ci porta a sviluppare delle conclusioni sempre e solo coerenti con il nostro mondo. Sognato e reale nello stesso tempo ma non conforme con quello che ci circonda o ci apprestiamo ad incontrare.
Precipitiamo in destini che s'incrociano, dettati dalla volontà della sorte e né subiamo la sua inclinazione. E quel che è peggio, prendiamo  decisioni con condizionamenti assolutamente fuori luogo. Certo, non tutto ma la gran parte delle situazioni hanno di queste conclusioni.

Bisogna cambiare i propri occhi, lasciare il proprio cuore quando si è deciso di affrontare un viaggio e scrutare i nuovi orizzonti con la piena consapevolezza che si rinasce, ogni qualvolta si è deciso di attraversare un oceano.

martedì 22 novembre 2011

CAZZATE

Mi rendevo conto che procedevo inesorabilmente, perdutamente e senza nessun orizzonte. Un andare errando senza meta, con l'unica consapevolezza di esserci ma non partecipare.

Mi crucciavo ogni giorno nel chiedermi: quanto ancora sarebbe durato questo leit motiv?
Ma non serviva a un cazzo rimuginarci sopra, anzi era come darsi delle manganellate sugli stinchi. Alla fine ti infliggi le più ignominiose sentenze.

Un percorrere la strada senza aver modo di soccombere ad un semplice incontro.  Le strade sono tutte piene di gente che cammina ma nessuna di esse ha la dedizione all'incontro. Eravamo tutte comparse all'interno di un film con un budget molto basso che rasentava il fallimento.

Forse se non ci avessi tanto pensato su, l'avrei fatta franca prima ma il carattere è quello che è e non si riesce più di tanto a contrastarlo. In fin dei conti era solo paura. Paura di non riuscire ad attraversare il guado, a vederci chiaro.

La mattina era molto fredda. Non riuscivo ad alzarmi e lo stesso letto mi allietava con le sue lenzuola di flanella calde e profumate. Il sole faceva capolino tra le fessure delle persiane, in quella stanza della mansarda. Sentivo i contraccolpi del cuore! Tutto sommato quel tepore che mi dava il sole, mi concubiva e rigettava l'idea di buttarmi sotto la doccia.

Non so perché ma la signora Gaia mi aveva fatto capire in tutti i modi che l'assegno lo dovevo consegnare  a Mila nel momento in cui mi veniva a portare la colazione in camera. Io ero felice di questa sua visita ma sinceramente non né potevo più di tale affronto anzi avrei preferito che gli altri mi dicessero, senza urlarlo, che forse, avevo una delle ragioni dalla mia parte. Ma non tutte le ragioni potevano essere in ragione di una vanità.
La strada era di ghiaia e il caffè sapeva a mala pena di caffè.

E così, uscire da quella porta, era l'unico vero obiettivo. Sentivo le pareti che si piegavano su di me al mio passaggio, come se mi volessero accompagnare all'uscita. Il soffitto si sgretolava e piovevano calcinacci.

In cucina, Mila, cercava di incontrare i miei occhi ma io, timido, li abbassavo non appena ne avevo il sentore. Che coglione. Non vedevo altro che Lei, eppure era inversamente proporzionale alla mia volontà.

Ma cavolo mi ero proprio stufato di rigirarci attorno. Eppure, non operavo nessuna scelta.
Volevo a tutti i costi guardare e pazientare. Una eventuale sua scelta, se l'avesse voluta prendere, sarebbe stata per lei la sua disgrazia. Sempre così. Sono talmente scontato che quasi mi faccio schifo. Attendo che gli altri o la sorte faccia il primo passo come se sapessi già che dopo, si il dopo, viene a mio favore. Convinto di questo da sempre. La pazienza non mi è mai mancata anzi la ritengo una mia forza. A volte la cosa mi fa girare le palle ma sempre, poi, mi ci ritrovo impantanato. Altre volte invece scatto con la voglia di reagire e lo faccio. Ma lo volete sapere perché lo faccio? Semplice perché già qualcuno ha fatto il primo passo e io non faccio altro che proseguire un percorso che è già iniziato. Si lo so sono fatto male ( per me sono fatto bene) ma sono così. Anche ora in effetti non prendo decisioni, non opero scelte. Sono completamente in mano alla sorte per come essa vuole operare e io, fiducioso, la seguo. Fondamentalmente sono di un ottimismo snervante e non mi piego neanche se il mondo crollasse all'istante. Sono talmente  temperato, che non mi preoccupo di nulla e tutto mi scivola, senza scalfirmi.
Posso dirvi con molta semplicità che se ripenso a tutto quello che ho attraversato, c'è veramente da ... beh trovatelo voi un aggettivo all'altezza, io ne sono sprovvisto.

Andar per la via, così come a stento andar per lo campo e non poter nulla per il ribollir del sangue. Così agli gnudi occhi, il mio sud come appar al tanto agognato nord. Non so perché ma il nord per il mio cuor è l'ottimismo e il sud l'erotismo. Gli altri due estremi poco contano nel senso della vita.

...






sabato 12 novembre 2011

Perciò che mi riguarda il santuario non ha scopi di redenzione

ma di diaboliche messe-in-scena.




come è iniziata?

tutte le amicizie iniziano con un ciao e continuano con un ti voglio bene, a volte si e a volte no
e la mia forse è iniziata con un buongiorno ed è continuata con un ti amo a volte si e a volte no.





martedì 8 novembre 2011

Valore





Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite. 
Considero valore risparmiare acqua, 
riparare un paio di scarpe, 
tacere in tempo, 
accorrere a un grido, 
chiedere permesso prima di sedersi, 
provare gratitudine senza ricordare di che. 
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, 
qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato. 
Considero valore il viaggio del vagabondo, 
la clausura della monaca, 
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. 
Considero valore l'uso del verbo amare 
e l'ipotesi che esista un creatore. 
Molti di questi valori non ho conosciuto.

venerdì 4 novembre 2011

Ci sono quei momenti in cui la solitudine, la tristezza e la disperazione ti assalgono.


In quei momenti mi viene voglia di andare da solo in un posto tutto mio, segreto.
Sotto la pioggia, perchè no. La pioggia alla fine non mi fa male, anzi forse è l'unica cosa di cui mi posso fidare. Il suo scorrere lento, il suo rumore quasi impercettibile. Mi piace. A volte le mie lacrime si confondono con essa ma non importa, so solo che mi è vicina. In quel momento ho un flashback, qualcosa che voglio realizzare: vorrei che silenziosamente arrivassi tu con i capelli scompigliati dal vento, il tuo sorriso, i tuoi occhi castani scuri, la tua voce piccola ma forte, mi abbracciassi come non hai mai fatto.
Ecco quello sarebbe il sogno di una vita.


Tra gli schizzi di carta, stamattina, ho disegnato un sorriso: era una speranza, credo.

La speranza che fosse il sorriso del mio domani. Non un amore, non un lavoro, non il denaro.
Un sorriso, basta a regalarti tutto l'ossigeno necessario a respirare aria pulita.

GUIDO GAETA


martedì 1 novembre 2011

Cairo, 15/04/2010 GUIDO


Le parole schizzano come note su un pianoforte isterico, lamentano la verità. La musica è la tua mente. La mente la tua vita. I tuoi pensieri lacerano l'aria. L'immaginazione ne diffonde la speranza. Il sogno: leggere immagini in movimento che accarezzano i tuoi occhi. Non più la paura ma la pura osservazione. Il gabbiano appare nel tuo orizzonte come un bianco volo libero. Il suo volteggiare rapisce lo sguardo.
L'immagine chiara, limpida.

...Allora la mamma lo prese fra le sue braccia. Ancora singhiozzando, Guido la guardava, con quegli occhi azzurri, affogati nelle lacrime. Con le sue dolci mani, accompagnava i suoi biondi ricci, diffondendogli cura e protezione e con voce sommessa gli disse:
Vedi Guido come vola quella farfalla? Lei è in grado di volteggiar nel prato da un petalo all'altro, per ore e ore, senza mai fermarsi. Lei non conta i giorni ma gli istanti poiché la sua vita è assai breve e ne deve godere intensamente ogni suo attimo. Troverà riposo solo quando il suo istinto le dirà di fermarsi.
Vedi quella formica come svelta segue la sua via? Lei provvede ogni attimo del suo viaggio, a seguire i segnali precisi che altre le hanno lasciato per raggiungere la sua meta. Non ostacolo, riuscirà a farla deviare. Non un granello di terra.
Vedi quell'albero che alto appare alla nostra vista? Ogni momento, dalle radici, nutre il suo arbusto per accrescerlo ed innalzarsi sempre più. Dà alle sue foglie la possibilità di correre verso il sole.
Bene questo è quello che la natura fa nelle sue mille faccende: semplici e fondamentali cose, che le permettono di mantenere l'equilibrio naturale.
Frugali.
Non più del necessario.
Tu, mio caro Guido, sei disperato per quel palloncino che ti è sfuggito dalle mani, ed è volato via nel cielo blu. Non devi affliggere l'animo, per la perdita subita.

Fai come la farfalla, corri e gioca finché il tuo corpo te ne da il fiato. La gioventù finisce prima che tu possa rendertene conto. Quando ne sarai cosciente sarà troppo tardi. Devi considerare e avere una percezione della vita, più realistica. Considerare che essa è breve come la vita per una farfalla. Rimpiangerai di non esserti lasciato andare a sufficienza.

Fai come la formica e segui gli insegnamenti che potrai cogliere dai tuoi custodi, poiché loro ti guidano nella luce. Vivi, anche quando sei da solo, come se essi ti guardino e osservino nel tuo fare. Devi sempre avere un testimone che ti guida nella tua via. Scegline uno e fai di esso il tuo spirito guida. Si evitano molti errori, se è presente un testimone quando si sta per commetterli. È bene provare rispetto e riverenza per una persona che possa rendere più puro ogni nostro segreto sentimento, con la sua autorevolezza. È necessario, ti dico, regolare su qualcuno la nostra condotta: non si possono correggere i difetti senza una norma cui fare riferimento.

Fai come l'albero e nutriti di elementi semplici che la natura ci offre. Il necessario per illuminare il tuo spirito e renderlo puro. Non costringerti ad inutili e costose imprese che pagheresti con durissimi disagi e perdite. Nessuno conquista qualcosa, senza aver scelto di abbandonarne un'altra. Non costringerti ad essere schiavo delle tue fortune. Pochi sono costretti alla schiavitù, la maggior parte si vincola da sé. E ricordati che tutto ciò che la sorte ti ha donato, ti può essere tolto con la stessa semplicità con cui ti è stato dato. Nulla è tuo se è la sorte la tua benefattrice.
Non piangere, corri, tira fuori le ali e vola.

Cairo, 15/4/2010

Guido Gaeta

2.0.1.0.

Va bene spengo il fuoco e la luce. Mi fumo una sigaretta e vado a gettare la spazzatura. Ma non ti allontanare troppo. Odio essere lontano da te. Ho paura di perdermi. Ah!, dimenticavo : ci troviamo al solito posto, dove è iniziato tutto. E cerca di non sognare quella città con quegli immensi palazzi, sono grigi e irraggiungibili. Preferisco quel piccolo parco di ieri notte e poi insieme, se ci va, andiamo a casa in campagna. Continueremo a bere vino e scaldarci vicino al camino. A dopo!

Non devo dimenticare le castagne a lei piacciono tanto e se trovo anche dei fiori li porterò con me. Devo assolutamente dare colore ai suoi sogni anche se devo dire che quel grigio che appare, ne sono stranamente attratto. Ha un non so che di misterioso, che mi piace. È freddo ma sofisticato. Quasi delinea l'architettura del suo carattere. Devo fare in fretta altrimenti rischio di allontanarmi troppo. Eccomi ho raggiunto il parco, con i fiorì e le castagne. Strano, questa volta ha progettato un parco più grande. Speriamo di trovarla subito. Forse l'intravedo.

Ma come mai tutti questi concupiscibili? Avrei tanto voluto non incontrarli, hanno del malvagio nel loro bene. Mi danno l'affanno. Ecco lo sapevo, sicuramente si è lasciata trascinare da uno di loro. Vorrei cercare di passare un anno solo con lei, m'impegno per raggiungere questo risultato e poi lei si trascina con esseri di tale specie? Devo cercarla. Ma è assurdo che anche nel sogno mi devo trovare a rincorrerla. Però a pensarci bene e conoscendola, se lei vede ciò che vedo io e vuole questo, troverà disgustosa la mia ira e prima o poi tornerà a cercarmi. Si, ma io conosco lei non il suo inconscio. Mi ci vorrebbero anni per approfondire. E se poi mi si rivela diversa? come potrò affrontarla? Come? Sono in confusione totale. Vado a distendermi sono sicuro che il prato mi aiuterà a riflettere e il sole scalderà i miei pensieri.

Ha inserito tre soli. Forse ha esagerato. Dopo tutto un sogno, è il nostro mondo ideale, quello che appare al nostro io.

Ma questi tipi sono tanti. Quanti desideri si nascondono nella sua mente. Ecco adesso mi tocca parlare con uno di loro. Sono sicuro che è lei che me li ha mandati. Li odio, mi rivolgono le loro parole con tanta dolcezza che quasi mi sembra di immergermi nel miele. Mi nauseano. Sono figure, immagini che vengono inseriti nei nostri sogni. Chi più chi meno li adopera per mettersi a posto la coscienza. Essendo essi in grado di dare all'anima la temperanza e non smorzano il desiderio di realizzazione di un determinato progetto. In lei c'è tanto desiderio che il suo inconscio pullula di concupiscibili. A me, povero intruso, mi capita dover dare a loro spiegazioni di un qualcosa da completare, per conto di lei o per me stesso.

"Come va? Hai trovato ciò che ti completa?" - già la questione si presenta complicata come faccio a dirgli che sono in un'altro sogno? Non potrà mai capirlo. Vuole aiutarmi a desiderare di completare quello che solo lei desidera e può completare.

Quel Lie mi ha tolto tutta l'energia. Mi ha costretto a rimproverarmi. Ma tuttavia è una cosa che mi merito. Entrare a far parte di una realtà che non mi appartiene, mi costringe a subire gli incastri e assecondarne l'opinabile.

Sono stufo. Voglio districarmi da cotanta bramosia di aiutarmi a tutti i costi. Ho capacità ricettive limitate e l'affanno è sopraggiunto inquieto.

Lei è sicuramente nelle vicinanze, provo a forzare l'intrusione.

Il Game è pieno di slide. C'è un forte odore di fumo. Finalmente posso sedermi e rilassarmi con un bicchiere di cognac. Il game è come i nostri normali caffè ma all'interno ci sono gli slide: le persone che li frequentano, sono presenti come immagini, come tante diapositive e non posso interloquire con loro. Le posso solo vedere e completano la rappresentazione che lei sta sognando. Loro non mi considerano: sono un'immagine anche per loro. Al centro una splendida fontana con un immenso lampadario che emana una luce soffusa ma diffusa. L'acqua è di colore azzurro e colora di ghiaccio le pareti. I cristalli del lampadario riflettono le immagini e moltiplicano le presenze all'interno. Molti video sulle pareti, che invadono l'ambiente con pubblicità di insperati viaggi verso un futuro che solo lei ne concepisce il significato. Mi avvicino ad un tavolo e ascolto la conversazione. Come al solito si parla di donne e uomini che s'infliggono cattiverie e percorsi di ostinati ed irreali incontri.

Finalmente mi raggiunge. La sua presenza infonde sorpresa negli slide che si affrettano a salutarla. Decidiamo di bere e tra un sorso e un altro ci apprestiamo a contemplare insieme tutto ciò che ci circonda che come al solito ci imprime un sodalizio di stato che non ha pari nella realtà sognata. Desideriamo ballare. E tanto è, che appare ai nostri occhi un fantomatico gruppo punk che suona bossa nova. I corpi si avvinghiano e ondeggiano in sensuali figuri che accendono gli animi. La musica invade i nostri corpi, con ascolto perfetto di suoni, che è un piacere esserci dentro. Lei ha un'aura sublime e non ha eguali nella realtà. Quando lei vuole andiamo e apriamo la porta. Entriamo in una stanza che a sua volta s'imbatte in un corridoio stretto e lungo. Questa è la tipica sua realtà attraversata da innumerevoli ostacoli che la costringono a percorsi non semplici. Questo tipico budello è ciò che lei vorrebbe ma la sua larghezza dipende da i problemi che frequenta e che si impone. Chiaramente il libero sfogo ne determina una piccola e angusta strettoia: meglio di niente. Le innumerevoli porte che si spalancano al nostro passaggio sono altrettante opportunità ma la sua incide il percorso verso la scala. La scala di Penrose è il suo ideale di scala dove non va ne su ne giù e tutto è relativo. Saliamo e ci troviamo al piano terra. Scendiamo e ci troviamo al secondo. C'è un forte odore di legna. L'odore della legna che brucia e il suo scintillio, mi fa tornare indietro nel tempo. A quei casolari di montagna che ho frequentato, tra gli abeti appesantiti dalla neve. A quella pace che accompagnava la serata, a quella musica di Billy Holliday alternata ad un Chet Baker sublime e il vino, così rosso, che mi si coloravano le parole. Siamo in campagna e il camino riscalda i nostri corpi.

Segue...