martedì 1 novembre 2011

2.0.1.0.

Va bene spengo il fuoco e la luce. Mi fumo una sigaretta e vado a gettare la spazzatura. Ma non ti allontanare troppo. Odio essere lontano da te. Ho paura di perdermi. Ah!, dimenticavo : ci troviamo al solito posto, dove è iniziato tutto. E cerca di non sognare quella città con quegli immensi palazzi, sono grigi e irraggiungibili. Preferisco quel piccolo parco di ieri notte e poi insieme, se ci va, andiamo a casa in campagna. Continueremo a bere vino e scaldarci vicino al camino. A dopo!

Non devo dimenticare le castagne a lei piacciono tanto e se trovo anche dei fiori li porterò con me. Devo assolutamente dare colore ai suoi sogni anche se devo dire che quel grigio che appare, ne sono stranamente attratto. Ha un non so che di misterioso, che mi piace. È freddo ma sofisticato. Quasi delinea l'architettura del suo carattere. Devo fare in fretta altrimenti rischio di allontanarmi troppo. Eccomi ho raggiunto il parco, con i fiorì e le castagne. Strano, questa volta ha progettato un parco più grande. Speriamo di trovarla subito. Forse l'intravedo.

Ma come mai tutti questi concupiscibili? Avrei tanto voluto non incontrarli, hanno del malvagio nel loro bene. Mi danno l'affanno. Ecco lo sapevo, sicuramente si è lasciata trascinare da uno di loro. Vorrei cercare di passare un anno solo con lei, m'impegno per raggiungere questo risultato e poi lei si trascina con esseri di tale specie? Devo cercarla. Ma è assurdo che anche nel sogno mi devo trovare a rincorrerla. Però a pensarci bene e conoscendola, se lei vede ciò che vedo io e vuole questo, troverà disgustosa la mia ira e prima o poi tornerà a cercarmi. Si, ma io conosco lei non il suo inconscio. Mi ci vorrebbero anni per approfondire. E se poi mi si rivela diversa? come potrò affrontarla? Come? Sono in confusione totale. Vado a distendermi sono sicuro che il prato mi aiuterà a riflettere e il sole scalderà i miei pensieri.

Ha inserito tre soli. Forse ha esagerato. Dopo tutto un sogno, è il nostro mondo ideale, quello che appare al nostro io.

Ma questi tipi sono tanti. Quanti desideri si nascondono nella sua mente. Ecco adesso mi tocca parlare con uno di loro. Sono sicuro che è lei che me li ha mandati. Li odio, mi rivolgono le loro parole con tanta dolcezza che quasi mi sembra di immergermi nel miele. Mi nauseano. Sono figure, immagini che vengono inseriti nei nostri sogni. Chi più chi meno li adopera per mettersi a posto la coscienza. Essendo essi in grado di dare all'anima la temperanza e non smorzano il desiderio di realizzazione di un determinato progetto. In lei c'è tanto desiderio che il suo inconscio pullula di concupiscibili. A me, povero intruso, mi capita dover dare a loro spiegazioni di un qualcosa da completare, per conto di lei o per me stesso.

"Come va? Hai trovato ciò che ti completa?" - già la questione si presenta complicata come faccio a dirgli che sono in un'altro sogno? Non potrà mai capirlo. Vuole aiutarmi a desiderare di completare quello che solo lei desidera e può completare.

Quel Lie mi ha tolto tutta l'energia. Mi ha costretto a rimproverarmi. Ma tuttavia è una cosa che mi merito. Entrare a far parte di una realtà che non mi appartiene, mi costringe a subire gli incastri e assecondarne l'opinabile.

Sono stufo. Voglio districarmi da cotanta bramosia di aiutarmi a tutti i costi. Ho capacità ricettive limitate e l'affanno è sopraggiunto inquieto.

Lei è sicuramente nelle vicinanze, provo a forzare l'intrusione.

Il Game è pieno di slide. C'è un forte odore di fumo. Finalmente posso sedermi e rilassarmi con un bicchiere di cognac. Il game è come i nostri normali caffè ma all'interno ci sono gli slide: le persone che li frequentano, sono presenti come immagini, come tante diapositive e non posso interloquire con loro. Le posso solo vedere e completano la rappresentazione che lei sta sognando. Loro non mi considerano: sono un'immagine anche per loro. Al centro una splendida fontana con un immenso lampadario che emana una luce soffusa ma diffusa. L'acqua è di colore azzurro e colora di ghiaccio le pareti. I cristalli del lampadario riflettono le immagini e moltiplicano le presenze all'interno. Molti video sulle pareti, che invadono l'ambiente con pubblicità di insperati viaggi verso un futuro che solo lei ne concepisce il significato. Mi avvicino ad un tavolo e ascolto la conversazione. Come al solito si parla di donne e uomini che s'infliggono cattiverie e percorsi di ostinati ed irreali incontri.

Finalmente mi raggiunge. La sua presenza infonde sorpresa negli slide che si affrettano a salutarla. Decidiamo di bere e tra un sorso e un altro ci apprestiamo a contemplare insieme tutto ciò che ci circonda che come al solito ci imprime un sodalizio di stato che non ha pari nella realtà sognata. Desideriamo ballare. E tanto è, che appare ai nostri occhi un fantomatico gruppo punk che suona bossa nova. I corpi si avvinghiano e ondeggiano in sensuali figuri che accendono gli animi. La musica invade i nostri corpi, con ascolto perfetto di suoni, che è un piacere esserci dentro. Lei ha un'aura sublime e non ha eguali nella realtà. Quando lei vuole andiamo e apriamo la porta. Entriamo in una stanza che a sua volta s'imbatte in un corridoio stretto e lungo. Questa è la tipica sua realtà attraversata da innumerevoli ostacoli che la costringono a percorsi non semplici. Questo tipico budello è ciò che lei vorrebbe ma la sua larghezza dipende da i problemi che frequenta e che si impone. Chiaramente il libero sfogo ne determina una piccola e angusta strettoia: meglio di niente. Le innumerevoli porte che si spalancano al nostro passaggio sono altrettante opportunità ma la sua incide il percorso verso la scala. La scala di Penrose è il suo ideale di scala dove non va ne su ne giù e tutto è relativo. Saliamo e ci troviamo al piano terra. Scendiamo e ci troviamo al secondo. C'è un forte odore di legna. L'odore della legna che brucia e il suo scintillio, mi fa tornare indietro nel tempo. A quei casolari di montagna che ho frequentato, tra gli abeti appesantiti dalla neve. A quella pace che accompagnava la serata, a quella musica di Billy Holliday alternata ad un Chet Baker sublime e il vino, così rosso, che mi si coloravano le parole. Siamo in campagna e il camino riscalda i nostri corpi.

Segue...

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