Il tutto irreale, immobile
in quegli estivi pomeriggi.
Atmosfere torpide, inerti,
dove il tempo è eternato
nell'afa, tagliato da saette
di luce arida.
E cercare un senso quando
nulla ha più senso.
Il tempo si dissolve nella
tragica illusione: attimi che
schiudono le cose,
approssimate a tradire il loro
ultimo segreto, a lasciar trasparire
quella flebile filigrana del destino,
il destino dell'universo.
Così i greci la chiamavano
l'ora dei demoni. In quegli istanti che
gli oggetti non ombreggiano e si
proiettano, nudi nella loro sfingea assenza.
Il Daimon del mezzogiorno, con quello
strano silenzio che affoga la radura e fissa
il tormento del divenire.
Tutto si pietrifica: cede il vento, le fronde si
afflosciano e si specchiamo nell'acqua cristallizzata.
Poi, un fremito di vento, il canto di una cicala
e tutto riprende il suo moto, apparentemente immobile
ma ininterrotto verso l'ignoto.