martedì 22 gennaio 2013

Libere


Libere,
scelte,
ineluttabili o imposte
questa è la solitudine;
altre in mezzo, simili, diverse,
intersecate come sempre.
Ne esistono tante ma nella profondità dell'animo
nel centro, ne esiste una, unica, sorda, senza arcobaleni,
senza insegne, in una città sferica, senza
macchine, moto.
La luce è bianca, soffocante, luminosa, interrotta
da flash ad intermittenza, sconosciuti.
Bagliori di parole nel vuoto,
appese ad un ramo. Ed ogni ramo un poeta.
Appesi lì senza far rumore, con le mani conserte,
E ricordano fatti, avvenimenti dimenticati.
Con parole che descrivono orizzonti.
Loro sono i consolatori del mondo, loro sconsolati.
Tormentati dagli uomini, dai cani, dai tarli, dai topi, dalle stelle.
Inseguiti dalle eterne parole.
Ma sì, forse dette e non dette.




venerdì 18 gennaio 2013


Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire...non mi sembra di aver fatto delle cose gravi. La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no? Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia! Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti. Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans, maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo. Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì,“Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”,però in coro eh! Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anche io gli Inti Illimani... però non ho pianto! Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia… Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Guevara. Ma che cos'è, un processo questo qui? No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio… Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh! Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente...
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva MaoTse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre RAI Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali,parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarantanni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose,di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita. No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.




Scrivere



Chissà perché poi, scrivere e ricevere lettere possa dar tanta felicità, quando al contrario, è puro scompiglio delle anime. A me la possibilità di ricevere e soprattutto scrivere lettere, è tutta l'infelicità della mia vita. 
Quanto le odio! 
Se ci si fa caso, è un vero e proprio contatto tra fantasmi. Proprio tra il fantasma del destinatario e l'altro che scrive, tutto in una successione di lettere che danno vita a fantasmi, in una successione di interminabili parole, l'una a testimonianza dell'altra e sua conferma. Gli uomini effettivamente non mi hanno mai ingannato, le lettere invece sempre ma non quelle degli altri ma soprattutto le mie. E' una disgrazia, una disgrazia generale!
Ma dico, come è possibile sviluppare una idea così malsana e fuorviante che due, tre e tante anime, possano mettersi in contatto attraverso le lettere? 
Puoi pensare ad una persona lontana, puoi afferrare un braccio ad una vicina ma oltre, sorpassa le forze umane.




osate


“Osate, ragazzi! Provate sempre l’entusiasmo della ricerca, coltivate la passione per la libertà, alimentate il culto della verità, praticate il metodo del dubbio, assaporate l’emozione della scoperta e non vi mancheranno la gioia ed il piacere della conquista”.

Ma abbiamo la possibilità di esaudire questo incitamento di Gianni Rodari, se “libertà” e “verità” sono spesso solo petizioni di principio? Quando noi cittadini siamo incatenati da un sistema che ci ha reso lavoratori, consumatori e contribuenti?
Fino a che punto uno studente è libero di criticare i professori senza temere ritorsioni?
Un insegnante può trasmettere contenuti non ortodossi senza rischiare di ricevere richiami da presidi e genitori perbenisti?
Un giovane può fare del suo futuro ciò che vuole e costruirsene uno senza scendere a compromessi di chicchessia?
Un bravo ricercatore è effettivamente libero di fare ricerca in tutti i campi più disparati, senza sottostare alle direttive di multinazionali agganciate a baronie colluse con le potenti società?
Ebbene, le parole Libertà e Verità, oggi sono illusioni, parole ostentate giusto per riempirsi la bocca.
Eppure il vero problema non è l'oppressione ma quella diabolica e subliminale scaltrezza che il sistema usa, in maniera viscerale e subdola, nei confronti di uomini o ex uomini, inculcando il disdegno, il disprezzo per gli onorevoli princìpi. Quel conformismo, soggezione al potere, assenza di pensiero critico, adesione ai disvalori pubblicizzati dai media e propagandati dal regime, squalificano gli individui, li rende schiavi e non solo contenti del loro stato ma vogliosi che il sistema stringa ulteriormente le corde. Il sistema riesce così ad ottenere un consenso che non occorre più che venga strappato ma è offerto su un piatto d'argento da vittime ignare ed essi se ne servono a volontà.





domenica 13 gennaio 2013

e tu sai


E tu, sai che tutto quello che c'è non è tutto quello che potrebbe essere ma nemmeno quello che vorresti che sia e che sarà.
…e tu sai vedere gli oscuri segreti oltre il buio, il viaggio oltre il passo
il bacio oltre le labbra. Sai vedere te stessa oltre la tua immagine.
Sai toccare quello che non puoi vedere, cantare quello che non puoi sentire
e giorno dopo giorno incidere un sorriso nuovo nella carne dell’alba.

So che tu hai il cuore nel palmo della mano, in una piazza di incontri e lo offri come una fontana di sangue, a goccia a goccia, battito dopo battito, sfidando il tempo che avanza.
So che guardi indietro
guardando davanti e cresci guardando dentro. Io so che invochi il vento, le stelle, i mari e culli nei tuoi occhi
i sogni che fanno girare la terra.

Sai che esiste una barca,
quella che tu aspetti, la stessa barca
che sta aspettando te.

mercoledì 9 gennaio 2013

c'è che non c'è

-C'è tutto quel che c'è ma alla fine non c'è un bel nulla.
E le unghie? graffiano, sanno
graffiare, graffiano anche il nulla.
E poi ci sono le cose - penso con angoscia - cose che stanno ferme.
Per fortuna ci sono, dico a me stesso.
In realtà è come se mi parlassero.
Se mi parlassi.
Forse, un giorno ricorderò.
-Cosa devi ricordare?
-Sì, ricorderò come eravamo felici, così, senza saperlo, senza volerlo.

domenica 6 gennaio 2013

Ti ho detto

Se ti ho detto, ti amo
Se ho detto, io amo
Se io amo come ho detto
Se nel mio detto t'amo
Se t'amo come t'amo
Allora ti amo, nel freddo e nel tempo.
Di là, più oltre.

Percorsi

Meglio ricostruire sulle macerie che dalle macerie.

E poi, dopo aver oltrepassato i ponti, bruciamo tutto e nulla dimostra che hai percorso quel cammino, tranne il ricordo e qualche lacrima, in una sensazione che
forse il nostro viso ne è stato solcato.

sabato 5 gennaio 2013

Labbra

"In un sogno, un piccolo sogno. Tocco le tue labbra e seguo il disegno, come una bella calligrafia che uscisse dalle mie dita, come se per la prima volta venissero disegnate, così appena schiuse e mi basta chiudere gli occhi nel sogno, per ricominciare, e ridisegnarle, e farle nascere di nuovo, in un desiderio senza fine, su quel volto tuo. Una bocca scelta tra tante, con libertà ma per una strana coincidenza, senza caprine il perché, la bocca che la mia mano sceglie, è esattamente la tua bocca, che sorride, sotto quella che la mia mano disegna.

Tu mi guardi, ci guardiamo da vicino, ogni volta più da vicino e ci riguardiamo ogni volta più da vicino, in quel piccolo sogno. Tutto si ingrandisce, tutto si avvicina, tutto si sovrappone. Respiriamo confusi e le bocche si incontrano, lottano tiepidamente, si mordono appena le labbra, appoggiando la lingua sui denti, giocando nei loro recinti. Un profumo, va e viene, nel silenzio.

Le mie dita intrecciano i tuoi capelli con carezze lente ma profonde mentre ci baciamo, come se fuoriuscissero fiori, con movimenti vivi, con fragranza. Ci mordiamo simultaneamente ma il dolore è dolce. Soffochiamo in un breve assorbire simultaneo del respiro: questa è la morte istantanea che ci piace. Tra noi, tra le nostre labbra, c'è una sola saliva, un solo sapore di frutta matura. Ti sento tremare, stretta a me come una ninfea nell'acqua"