sabato 28 luglio 2012

Uomo

Il corpo nudo s’innalza,
sulle cosce vigorose.
S’intrecciano i sogni
e le membra nervose
disegnano solido il corpo.

Sono dei tempi andati
frutto di perdute stirpi.
Un taglio degli occhi
tipico dei viandanti,
un barbaro nel guizzo,
brillante nei denti
incantato dal sangue caldo
della preda.

Come la natura,
volge al senso ineluttabile
così tu, con la tua disfatta,
confermi la legge inappellabile
della forza.

Mi sento terribilmente libero,
simile a un istinto puro
nel cuore di una barca alla deriva.
Mi libero della polvere delle strade, dai resti umani; rifuggo sempre un’esistenza da straniero.

Da sempre un’esistenza da straniero.

Sono un uomo dei secoli passati
d’una bellezza d’altri tempi.
Risveglio, come l’odore un bambino,
il volto di puri ricordi, memorie.
Come ballate di villaggio
irrompo violento, puro, nudo.

Amo con sincerità
i grani della vita
i grani della terra
le tristezze degli uomini,
le limpide tristezze.
I sentieri verdeggianti di paesi,
alberi
cocci antichi
le camicie come bandiere stese al sole.
Sono un essere semplice,
che la terra nefasta e volgare
nasconde nei boschi del tuo seno,
come ultimo segno,
d’incantevole religione.

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