Esiste un tempo in cui il pronto, tenace tarlo del tempo si ferma, dove i limitrofi sensi diventano centro e il voler esiliare è una scelta. L'esilio nelle sterminate lande della solitudine si riempie di echi catartici, di voci senza suono.
Qui in questo tempo la copia, scansione, rigida, sterile degli accadimenti si dissolve, mentre la risacca della memoria, invece di lasciare lì sulla battigia i relitti affreschi del passato, adagia pensamenti e incantevoli sogni futuri.
Persino la parola che, con forza, tenacia abbiamo cercato di snidare e emozionare dall'atomo dell'inespresso, si offre intatta, sorgiva nella luce purissima.
Qui giungono senza se e senza ma le capacità creative e le rivelazioni di universi e di abissi. È solo un tempo, anzi un luogo non luogo senza dimensione. Ma è proprio ciò che non ha luogo, dimensione né sostanza a valicare inesorabilmente l'angusta esistenza per sfiorare l'infinito.
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