Le cose parlano di noi. Tutte le cose parlano di noi, soprattutto dopo...parlano di noi. La mia, la vostra è un'attualità diversa ma inesorabilmente comune, quando rispolverando la Memoria, ti accompagna verso la conoscenza.
martedì 6 dicembre 2011
What is Islam?
Affermare che l’oppressione delle donne non ha nulla a che fare con l’Islam e che è solo una abitudine culturale, è intellettualmente scorretto, una trappola. È strettamente correlata. Il codice di onore e vergogna può essere di origine tribale e preislamica ma attualmente è parte integrante della religione e delle cultura islamiche. Nel delitto d’onore, come nell’islam, le donne sono subordinate agli uomini e sono di loro proprietà sessuale. Nel corano e nella sciaria uomini e donne, palesemente non sono uguali. Le donne sono considerate inferiori agli uomini fisicamente, emotivamente, intellettualmente e moralmente e hanno meno diritti legali. Il corano stabilisce che le donne ereditino metà della quota dei beni di un uomo: “ Ecco ciò che Dio Vi impone riguardo ai vostri figli: al maschio una parte uguale a quella di due femmine” Sura 4 versetto 11.
In tribunale, la loro testimonianza vale metà di quella di un uomo. Perfino in caso di stupro la testimonianza della vittima vale metà di quella del violentatore.
L’autorità del padre sulle figlie è paragonabile a quella di un sovrano feudale sui servi della plebe. Il matrimonio trasferisce questa autorità al marito ed in ultima istanza al padre di quest’ultimo. Il matrimonio è un patto fra uomini che sottintende mutua assistenza e obblighi in futuro. Può essere una consistente transazione economica e un atto di alleanza per rafforzare i rapporti fra clan. I piagnucolii della sposa riluttante, consegnata nelle mani di un estraneo, sono una seccatura marginale. Il corano e gli hadith del profeta, concordano sul fatto che il consenso di una donna al matrimonio non è essenziale lo è soltanto quello dei suoi custodi. Secondo il corano, se il marito lo desidera, può confinare la moglie per tutta la vita: “ Quanto a quello fra le vostre donne che commettono una turpitudine, portate contro di esse quattro testimoni. Se essi testimonino allora trattenetele nelle case fino a che la morte le colga o che Dio assegni loro una via” Sura 4 versetto 15.
Le donne che vivono sotto la legge islamica, non possono viaggiare, lavorare, studiare, sposarsi, firmare la maggior parte dei documenti legali o perfino lasciare la casa senza il permesso del padre. Possono vedersi proibire la partecipazione alla vita pubblica e la libertà di prendere decisioni riguardanti la loro vita privata, è severamente spesso brutalmente limitata. Non possono scegliere con chi avere rapporti sessuali ne da sposate quando o se averne. Spesso non possono scegliere che cosa indossare per lavorare o camminare per le strade. La regola è che la donna deve obbedire al marito, a meno che naturalmente questi non le chieda di abbandonare la religione. È il suo guardiano e se disobbedisce può picchiarla: “Quanto a quelle di cui temete la disobbedienza, esortatele, allontanatevi dai loro letti, picchiatele” sura 4 versetto 34.
È sempre istruttivo leggere le trascrizioni di discussioni televisive dell’imam su quali tipi esatti di castighi, come le percosse sugli arti o solo con un bastoncino, siano ammissibili quando gli uomini puniscono le mogli.
Quando occidentali ben intenzionati e ansiosi di promuovere il rispetto per le religioni e le culture delle minoranze, spazzano sotto il tappeto pratiche come il matrimonio forzato e l’isolamento per impedire alla società di stigmatizzare i mussulmani, negano a innumerevoli ragazze, il diritto di strappare la propria libertà alla cultura dei loro genitori. Non si dimostrano all’altezza degli ideali e dei valori della nostra società democratica e danneggiano proprio la minoranza vulnerabile che cercano di proteggere.
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