domenica 17 marzo 2013

Azzurro



Era triste quella sera di marzo. Il cantiere era ancora aperto e noi compagni saltellanti come scimmiette ci dirigevamo spesso verso la ringhiera più alta, dove c'era la baracca degli attrezzi. Lì i nostri sogni si realizzavamo; bastava un sacchetto di chiodi di cielo che il caposquadra generosamente ci donava, facendo scrupolosa attenzione alla sfumatura di azzurro che esattamente avessimo in mente.

Oggi sento che ho bisogno ancora di quei chiodi di cielo con la loro esatta gradazione azzurro intenso, la filettatura impercettibile e la capocchia indistruttibile, in grado di reggere pesi ed inchiodare ogni cosa al nulla e farcelo stare.

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