Sono trasportato in punta di piedi da uno sguardo sull'infinito, galoppo sull'onda della vista.
Mi abbracciano le fasce di pelle.
Mi ci avvolgo, desideroso di possedere il pensiero e il flusso, lo zampillare di parole che da me proviene.
Mi cullo sul tuo seno immaginato e reclamo rivelazioni impossibili.
Le mie parole le incido sulla polvere.
La mia sete di te reca immagini.
Trascorro i rintocchi del tempo della sera indossando la mia natura di viandante, senza fissa dimora.
Mi addormento nell'ombra,
quando sono stanco. Ma prima mi attacca il dormiveglia, lì con il libro sulle ginocchia, con gli occhi spalancati e fissi,
la mente che corre lontano. Quando il pensiero ti corre incontro, mi cade addosso una malinconia dolce
come una carezza lieve,
che mi stringe il cuore,
un desiderio vago di cose ignote. .
Il terrazzo in primavera non mi istiga contro me stesso.
Amo le anime impossibili,
quelle i cui cui respiri sono ignoti all'aria e alle mani intrepide infilo i guanti della poesia.

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