Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste solo le parole che non ti ho detto, tutte quelle parole che continuano a stare sopra di me, a muoversi solide, pesanti che mi schiacciano come un macigno trasportato sulla schiena.
Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste tutte le cose che non ti ho detto, e quelle che tu non hai detto a me
Sarà che quando finisce una festa e si è soli, i pensieri acquistano un senso di libertà incontrollabile, si sentono liberi di assalirti, di legarti ai loro interrogativi, costringerti a seguirli, pensarli anche quando la stanchezza è presente e non ne hai assolutamente voglia. Corrono tutti assieme, ti si buttano contro, cercano di scavalcarti.
Ieri avrei tanto voluto stare in silenzio e, solo con te, ad ascoltarlo. Ci hai mai pensato? Poche sono le persone con cui si riesce a stare in silenzio e tutta la gente pensa che stare insieme voglia dire parlare, anche di argomenti che in fin dei conti non ce ne frega nulla. Così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Così la tua amica, che ogni volta che percepiva il silenzio, aveva la necessità di riempirlo. Noi invece volevamo quel silenzio.
Ma sapevo che il percorso sarebbe stato quello, sapevo che gli imbarazzi sarebbero venuti a galla. Sapevo che il gelo delle parole non avrebbero riscaldato il tepore della compagnia. Lo sapevo... ma ho accettato pur di vederti.
In silenzio invece è già pienezza, è già condividere l’essenziale. È una felicità inspiegabile, è come quella metafora sulla zolletta di zucchero che ti scrissi a proposito dell'amore: ti sale dentro tra i meandri delle stanze del cuore, un’acqua calma che sale muovendosi lenta, con un ritmo simile al battito del cuore.
Ho sentito qualcosa di simile a questo, insieme a te.

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