mercoledì 28 novembre 2012

L'uccello, la nuvola e il pino

Ci provi a pulire, a cercar di lavar la rogna ma non esiste straccio, per lavare il cielo. E anche se tu potessi insaponarlo e poi con la spugna strofinarlo e sciacquarlo con secchi e secchi d'acqua di mare e stenderlo, così come si stendono le camicie al sole, affinché asciughi, sempre ti mancherebbe un uccello in silenzio.

Ci provi ad allungar le braccia o ad usar la scala per accarezzar il cielo ma nessun metodo riesce ad ottener il risultato da te agognato. E se anche tu ti allungassi, come una gru e riuscissi nel tuo intento a sfiorarlo nei tuoi deliri e sapessi, infine, come è al tatto, sempre ti mancherebbe la nube di ovatta e di cotone.

Ci provi a costruir ponti e sugli stessi strade e ferrate di rotaie per attraversare il cielo ma non esistono ponti, per tal raggiungimento. E se anche tu riuscissi, con volontà, tenacia a raggiungere l’altra sponda, a forza di ricordi e pronostici e comprovassi a te e agli altri che non è poi così difficile, sempre ti mancherebbe il pino del crepuscolo e questo perché si tratta di un cielo che non è il tuo.

Orbene, nonostante sia impetuoso e stracciato, violento e maltrattato, povero e confinato, quando arriverai a quello che ti appartiene, non lo vorrai lavare, né toccare, né attraversare e lì ci saranno l’uccello, la nuvola e il pino.

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