Domus
Ci dimentichiamo sempre dei nostri difetti anche quelli fisici, che pure ci angosciano ogni giorno. Nonché di quelli spirituali che più sono immensi e più rimangono nascosti.
Se hai una leggera e mite febbriociattola, la puoi anche tenere nascosta ma quando divampa una febbre importante, anche l’uomo più forte, abituato a soffrire, deve per forza di cose ammetterla. Il contrario invece accade per le malattie dello spirito, poiché più uno sta male, meno se ne rende conto. Come nel sonno, se leggero, percepisci appena delle immagini e a volte ci si accorge di dormire; un sonno profondo invece cancella tutto e non ti permette di ricordare una volta sveglio; sprofondi con la mente e perdi coscienza di te stesso.
La domanda quindi è: perché non ammettiamo i nostri difetti? Semplice, perché siamo ancora immersi nel nostro sogno e solo chi è sveglio riesce a raccontarli. Così per i nostri vizi, che li ammette solo chi è effettivamente guarito.
Dobbiamo destarci e renderci conto dei nostri errori.
Anticamente era la filosofia che poteva destare l’animo e porre i seria luce i nostri sbagli e oggi possiamo riprendere questo percorso di saggezza e scuoterci dal nostro profondo dedicandoci a lei completamente. Tutti ne siamo degni e possiamo stringerci a lei con un salutare abbraccio di rinascita. Ma dedicarci ad essa significa, non saltuariamente ma giorno per giorno e provare a respingere tutto il resto.
Se noi fossimo malati sicuramente tralasceremo i nostri impegni di lavoro e la cura del nostro patrimonio, dimenticheremo tutte le attività se non quella di curarci e guarire, liberandoci del male il più presto possibile.
E allora? Perché non facciamo lo stesso anche adesso che siamo malati nello spirito? Perché rifiutiamo di guarire?
Se noi ci dedichiamo animo e corpo alla ricerca di noi stessi, ci sarà un grande divario tra noi e gli altri e la superiorità si toccherà con mano. Il risultato? Avremo la debolezza di un uomo e la tranquillità di un Dio. Gli antichi lo dicevano sempre che la sua forza era nel respingere ogni attacco della sorte; nessuna arma riuscirà a conficcarsi nel suo corpo, essendo la sua difesa ben salda. Certe saette le neutralizza con la sua mole e altre le rende vane e le respinge contro chi le aveva scagliate.
È proprio vero che la differenza e la superiorità del saggio rispetto a Dio è che se Dio non teme nulla proprio per merito della sua natura, il saggio lo deve tutto al suo merito.
E questa è una differenza eterna.
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