mi scrivi che sei afflitto dagli impegni e che essi ti obbligano a venir meno agli insegnamenti che ti ho impartito. mi scrivi che non riesci ad uscirne da tale oblio e mi poni delle domande alle quali tu hai già delle risposte. caro mio, nella mia precedente ti esortavo a distogliere il mero accanimento della tua mente, a beni futili e ingannevoli e cercavo di condurti per mano, e per meglio visualizzare il contesto in cui vivi, con il semplice ritorno alle origini. sei lì che ti obblighi a risolvere un rompicapo vizioso e non appena giungi alla sua risoluzione, o parvenza di tale specie, ti butti a capofitto in altri impegni. Ma non ti rendi conto che la tua vita è una rincorsa continua a ritrovar te stesso? non comprendi quanto il tempo raggira il tuo spazio e ti riduce ad un affanno continuo? non ti poni delle domande ma delle risposte. il tempo fugge a gran giornate, diceva Petrarca. nessun ti ridarà quei giorni, quelle ore, minuti, secondi. la morte ha già divorato l'ultimo tuo secondo vissuto ed essa è presente nella tua vita. ci fai i conti tutti i giorni. altri pensano che sia un accadimento del futuro ma non lo è. essa è con te, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, secondo per secondo. tu non vivi e come un automa aggiorni la tua agenda, per impegni futuri, con il solo intento di porre il sigillo. ma a quale scopo, con quale futuro? la sorte tutto ciò che ti dona ti toglie. nulla è tuo, se ti è stato donato dalla sorte ed essa t'inganna con regali sfavillanti e beni di dubbia morale. niente ci appartiene, solo il tempo è nostro. così sfuggente e labile. e il dramma è, che chiunque può privarcene. nessun uomo pensa che i beni materiali, sciocchi e insignificanti ottenuti, non hanno valore e accettano che vengano messi in conto. nessuno è consapevole di dover nulla per il tempo ricevuto, quando questo è l'unica cosa che neppure la persona più riconoscente e leale, ti può restituire.
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