martedì 20 settembre 2011

“Sulla tirannide” da ‘La Repubblica’ di Platone – libro VIII -


  • «Ora», ripresi, «ci resterebbe da descrivere la più bella forma di governo e il migliore individuo: la tirannide e il tiranno».
«Certamente», disse.
  • «Ebbene, caro amico, qual è il carattere della tirannide? è pressoché evidente che si tratta di un trapasso dalla democrazia».
«Sì , è evidente».
  • «Quindi la tirannide nasce dalla democrazia allo stesso modo in cui questa nasce dall’oligarchia?»
«In che modo?»
  • «Il bene che i cittadini si proponevano», spiegai, «e per il quale avevano istituito l’oligarchia era la ricchezza eccessiva: non è vero?»
«Sì ».
  • «Ma l’insaziabile brama di ricchezza e la noncuranza d’ogni altro valore a causa dell’affarismo l’hanno portata alla rovina».
«E’ vero» disse.
  • «E anche la disgregazione della democrazia non è provocata dall’insaziabile brama di ciò che si prefigge come bene?»
«E che cosa, secondo te, si prefigge?»
  • «La libertà», risposi. «In una città democratica sentirai dire che questo è il bene supremo e quindi chi è libero per natura dovrebbe abitare soltanto là».
«In effetti si ripete spesso questa sentenza», osservò.
  • «Come stavo per chiederti», proseguii, «non sono dunque la brama insaziabile e la noncuranza d’ogni altro valore a trasformare questa forma di governo e a prepararla ad avere bisogno della tirannide?»
«In che senso?», domandò.
  • «A mio parere, quando una città democratica, assetata di libertà, viene ad essere retta da cattivi coppieri, si ubriaca di libertà pura oltre il dovuto e perseguita i suoi governanti, a meno che non siano del tutto remissivi e non concedano molta libertà, accusandoli di essere scellerati e oligarchici».
«Sì », disse, «fanno questo».
  • «E ricopre d’insulti», continuai, «coloro che si mostrano obbedienti alle autorità, trattandoli come uomini di nessun valore, contenti di essere schiavi, mentre elogia e onora in privato e in pubblico i governanti che sono simili ai sudditi e i sudditi che sono simili ai governanti. In una tale città non è inevitabile che la libertà tocchi il suo culmine?»
«Certo che no»

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