Il tempo, come fosse venuto è rigido nel suo vestito, goffo nel suo andar ma intransigente nel suo passar. Gli occhi ormai stanchi, cedon le membra del canto antico: bianco è cristallino. S'intravede appena. Ma il soffio del vento rippicciolisce la sua mole, che con fare attonito, spinge lontano.
La mente è satura, la rabbia inconstante, la pazienza finita. L'unica via di scampo, la forza sprigionata che carica il giorno di umori secolari.
Così, come l'ulivo ai raggi solari argenteo appare e il suo arbusto, con tenacia, attorciglia le sue vesti fino allo sprofondare nel terreno ormai arso, così io che di tanto ardor, con le radici sprofondo e toccandosi come un dolce abbraccio, di beltà rincuoro... Le orme sulla sabbia che al passar dell'onda, cancellate sono e malinconicamente, al voltarsi le vedi appena, non più due ma solo una, la più incisiva, che della mia vita ha segnato il passo.
Guido Gaeta
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