Fermate gli orologi, tagliate il telefono, tenete buono il cane. Che stiano zitti i pianoforti e al suono cupo del tamburo, portate fuori le bare: cominci il funerale.
Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo e scrivano l'odioso messaggio: lui è morto.
Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri
Lui era il mio nord, il mio sud, il mio est, il mio ovest, la mia settimana di lavoro, la mia domenica di festa, il mio mezzogiorno, la mia notte, la mia parola, il mio canto.
Pensavo che questo amore fosse eterno: mi sbagliavo.
Le stelle non servono più, staccatele ad una ad una, smontate il sole, imballate la luna, staccate il bosco, svuotate il mare, niente di buono potrà più arrivare.
-- Wystan Hugh Auden --
Sia il canto sussurrato di una lampada, la voce della tempesta, sia il respiro della sera o il gemito del mare intorno a te, sempre veglia alle tue spalle una vasta melodia intessuta di mille voci, dove da un punto all'altro il tuo assolo trova spazio. Sapere quando fare la tua entrata è il segreto della tua solitudine. Come nell’arte del vero reciproco rapporto. Dall’altezza delle parole lasciarsi ricadere nell’unanime melodia.
RispondiElimina