martedì 16 settembre 2014

Di diverso, dall'amore...



"Non sarà certamente Vladimir Putin a vincere la guerra né tanto meno Obama o Rockfeller ma neanche il Papa, Maometto o Mao, Adolf Hitler o Josif Stalin o la Banca Rothschild. No! La guerra è stata vinta da l’unica vera Troika che davvero conta sul pianeta: David Zuckerberg, insieme a Mr.Google e Mr. Amazon insieme anche a Mr.Yahoo e Mr.Chong- questi complessivamente, hanno interessi azionari corposi dentro tutte le più importanti agenzie finanziarie del pianeta, alle quali gestiscono, attraverso consociate e sottomarchi, per lo più anonimi, la parte tecnologica e di diffusione dei dati, unica al mondo.

Immaginate -tanto per fare un esempio banale- una futura prossima mattinata, diciamo da qui a venti giorni, in cui i tre giovanotti della Troika insieme agli altri due, si incontrano in una modesta stanzetta per fare una telefonata. Quando si sentono pronti, chiamano la segretaria e le ordinano: “Signorina, tra dieci minuti esatti chiami Rockfeller, Rothschild, Hitler, Mao e Stalin e gli altri dieci della lista e dica loro che dobbiamo fare un comunicato della massima urgenza in video-conferenza criptata”.
Si bevono un buon caffè e poi li chiamano. Annunciano loro. “Signori, tra cinque minuti esatti, noi stacchiamo la spina, arrivederci….a meno che….”
E così il pianeta rimane senza facebook, senza twitter, senza i collegamenti della rete, senza posta elettronica, senza wikipedia e la gente va fuori di testa. Oltre al fatto che vengono bloccate le transazioni finanziarie in tutto il globo. Senza neppure sparare un colpo di pistola, i nostri amici costringerebbero tutti, da Obama a Putin e l’intera compagnia cantante del globo, a scendere a patti con loro.
Forse si è già verificato, ma io non ne sono al corrente.
Certo non ce lo vengono a dire, se è accaduto.

Lo scenario è basato su una ipotesi fantascientifica e comunque penso che questo sia lo scenario dentro al quale viviamo.
C’è chi se ne accorge e chi non se ne accorge, chi si adatta e chi non si adatta, e chi sta già provvedendo a munirsi di adeguata strumentazione interna per vivere (come umano pensante) a dispetto dei vincitori.

La guerra in Medio-Oriente, quella dell’Isis, quella in Ucraina, più le altre di cui non si parla, le ha vinte già la Troika che gestisce la multimedialità in rete, mica i soldati. Basti vedere le reazioni di massa (vere e proprie ondate) sui social network a seconda di certi accadimenti specifici.

La particolarità di questa guerra è unica nella Storia della Civiltà: per la prima volta i vincitori non si manifestano. 

Per la prima volta non si pavoneggiano, non si mostrano, non divulgano.
Anzi.

Meno si parla dei loro affari, meglio è per loro.

Se pensate che tutte queste guerre siano davvero per i motivi che ci dicono, vi sbagliate di grosso; questa era una modalità da anni’80 che è saltata nel 1992.
Tutto qui.

Fine del post e buon tutto a tutti

mercoledì 22 gennaio 2014

Dai un appuntamento ad una ragazza che legge


Dai un appuntamento ad una ragazza che spende il suo denaro in libri anziché in vestiti. Lei ha problemi di spazio nell’armadio perché ha troppi libri. Dai un appuntamento ad una ragazza che ha una lista di libri che vuole leggere, che ha la tessera della biblioteca da quando aveva dodici anni. 

Trova una ragazza che legge. Saprai che lo fa perché avrà sempre un libro ancora da leggere nella sua borsa. È quella che guarda amorevolmente sugli scaffali di una libreria, quella che tranquillamente emette un gridolino quando trova il libro che vuole. La vedi odorare stranamente le pagine di un vecchio libro in un negozio di libri di seconda mano? Questo è il lettore. Non può resistere dall’odorare le pagine, specialmente quando sono gialle. Lei è la ragazza che legge mentre aspetta in quel caffè sulla strada. Se dai una sbirciatina alla sua tazza, la sua panna non proprio fresca galleggia in superficie perché lei è già assorta. Persa nel mondo dell’autore. Siediti. Potrebbe darti un’occhiataccia, poichè la maggior parte delle ragazze che leggono non amano essere interrotte. Chiedile se le piace il libro. Offrile un’altra tazza di caffè.

Falle sapere ciò che tu davvero pensi di Murakami. Vedi se sta leggendo il primo capitolo di Fellowship. Cerca di capire che se dice che ha compreso l’Ulisse di Joyce, lo sta solo dicendo perché suona intelligente. Chiedile se ama Alice o se vorrebbe essere Alice. 

È semplice dare un appuntamento ad una ragazza che legge. Regalale libri per il suo compleanno, per Natale e gli anniversari. Falle il dono delle parole, in poesia, in musica. Regalale Neruda, Pound, Sexton, Cummings. Falle sapere che tu comprendi che le parole sono amore. Capisci che lei sa la differenza che c’è fra i libri e la realtà ma che per dio, lei sta cercando di rendere la sua vita un poco simile al suo libro preferito. Se lo fa, non sarà mai colpa tua. Ha bisogno di essere stuzzicata in qualche modo. Mentile. Se comprende la sintassi, capirà che hai la necessità di mentirle. Oltre le parole, ci sono altre cose: motivazione, valore, sfumature, dialogo. Non sarà la fine del mondo. 

Deludila. Perchè una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine. Perché le ragazze come lei sanno che tutto è destinato a finire. Che tu puoi sempre scrivere un seguito. Che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe. Che nella vita si possono incontrare una o più persone negative. Perché essere spaventati da tutto ciò che tu non sei? Le ragazze che leggono comprendono che le persone, come i caratteri, si evolvono. Eccetto che nella serie di Twilight. 

Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta. Quando la trovi alle due di notte stringere un libro al petto e piangere, falle una tazza di the e abbracciala. Potresti perderla per un paio d’ore ma tornerà sempre da te. Lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre. 

Chiedile la mano su una mongolfiera. O durante un concerto rock. O molto casualmente la prossima volta che lei sarà malata. Mentre guardate Skype. Le sorriderai apertamente e ti domanderai perché il tuo cuore ancora non si sia infiammato ed esploso nel petto. Scriverete la storia delle vostre vite, avrete bambini con strani nomi e gusti persino più bizzarri. Lei insegnerà ai bimbi ad amare Il Gatto e il Cappello Matto e Aslan, forse nello stesso giorno. Camminerete insieme attraverso gli inverni della vostra vecchiaia e lei reciterà Keats sottovoce , mentre tu scrollerai la neve dai tuoi stivali. 

Dai un appuntamento ad una ragazza che legge perché te lo meriti. Ti meriti una ragazza che possa darti la più variopinta vita immaginabile. Se tu puoi solo darle monotonia, e ore stantie e proposte a metà, allora è meglio tu stia da solo. 
Se vuoi il mondo e i mondi oltre ad esso, dai un appuntamento ad una ragazza che legge.
O, ancora meglio, dai un appuntamento ad una ragazza che scrive. 


Rosemarie Urquico

giovedì 5 settembre 2013

Vero

"Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a lui alcuni oggetti. Quando la lezione cominciò, senza dire una parola, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Quindi egli chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi hanno convenuto che lo era.

Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi vuoti tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era.

Il professore prese una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. Naturalmente, la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero con un unanime 'si'. '

Il professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l'intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere ..

'Ora', disse il professore non appena svanirono le risate 'Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni preferite - e se tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la macchina.. La sabbia è tutto il resto - le piccole cose.

'Se mettete la sabbia nel barattolo per prima,' ha continuato, 'non c'è spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso vale per la vita.

Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose che sono importanti per voi.

Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità.

Trascorrere del tempo con i vostri bambini. Trascorrere del tempo con i tuoi genitori. Visita i nonni. Prendete il vostro coniuge a portatelo a cena fuori. Gioca un altro 18 anni. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato.

Prenditi cura delle palle da golf prima - le cose che veramente contano. Stabilisci le tue priorità. Il resto è solo sabbia.

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: 'Sono contento che hai chiesto.' Le birre dimostrano che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico."

martedì 27 agosto 2013

Colpo di stato.

"Colpo di Stato: manuale pratico". 

L'autore è Edward Luttwak, un esperto militare che è stato anche consigliere di Ronald Reagan, guerrafondaio e tiranno.

Egli spiega, in questo libro, come il colpo di Stato non debba essere per forza incentrato sull'uso della forza e delle masse, non un golpe militare, ma uno di tipo silenzioso che si appropri degli apparati dello Stato dall'interno.

Perché mi riferisco a questo libro? Perché spiega anche come trattare gli oppositori.

Nel Capitolo 4 l'autore afferma che è "essenziale evitare spargimenti di sangue, perché questo può avere ripercussioni negative".

Ancora...

"Le masse... il loro atteggiamento verso il nuovo regime dopo il golpe sarà, alla lunga, decisivo. Il nostro compito immediato sarà di imporre l'ordine pubblico, ma il nostro obiettivo di lungo termine sarà guadagnare l'accettazione delle masse, sì che L'USO DELLA COERCIZIONE FISICA NON SIA NECESSARIO."... il nostro STRUMENTO in questa direzione sarà il CONTROLLO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE di massa...".

"L'azione dei media sarà mirata a convogliare la realtà e la forza del colpo, anziché giustificarlo"

Qui viene la parte migliore:

"Ogni individuo che si oppone dovrà operare in isolamento. Quindi dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie. Se qualche resistenza compare, dobbiamo SOTTOLINEARE CON FORZA CHE ESSA VIENE DA ISOLATI, OSTINATI INDIVIDUI, MAL INFORMATI E DISONESTI, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. Il lavoro costante sul tema dell'isolamento farà APPARIRE LA RESISTENZA INUTILE E PERICOLOSA".

"Faremo uso di SELEZIONE adatta di FRASI SGRADEVOLI (per esempio ANTI-AMERICANISMO, ANTISEMITISMO... oppure, aggiungo io, SCIACHIMISTA... PARANOICO OSSESSIONATO.... ) Anche se il loro significato è stato oscurato dal loro normale uso costante e deliberato, esse restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo".

In queste frasi qualcuno si è forse riconosciuto?

Tu, ventenne, non hai ancora colpe, vattene!

E tu che colpe hai. Che colpe hai tu che hai ormai superato gli ottanta anni, tu che hai visto la guerra e sofferto la ricostruzione e maneggiato la povertà e pietrificato lo sguardo su angosce e mistificazione e ascoltato il dubbio e atteso l'eroe che ti conducesse per mano. Tu, che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu che colpe hai. Tu che hai superato i settant'anni, tu nato nella libertà, nella repubblica dei coscienti che hai dato vita alla costituente, che hai operato nell'incerto per il certo, che hai fomentato la tolleranza; che colpe hai tu che hai sempre aiutato e continui ad aiutare i tuoi figli che altrimenti vivrebbero sotto i ponti. Che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu sessantenne o cinquantenne di sta cippa, figlio dei baby boomers, che hai solo usato e strausato la macchina del progresso, che hai goduto al meglio dei vantaggi, che hai operato diseguaglianze e generato infinite categorie, che ascolti Ballarò e ti fai un'idea con Vespa, che sei affetto della più terribile malattia di questo e dello scorso secolo: l'indifferenza. Che colpe hai, tu. Tutte. 
E tu quarantenne, generazione degli esausti, che colpe hai. La chiamano lost generation, quelli che arrivano troppo tardi, che decidono di fare i figli proprio nel momento di svettare, che si ritrovano con incombenze troppo stressanti. Che non trovano lavoro e una volta trovato, devono tirare la carretta soli, a metà tra figli piccoli da accudire e genitori anziani, apparentemente arzilli e senza rughe, in realtà bisognosi eccome di cure. Senza godimento alcuno, sofferente e basta. Che colpe hai, tu. Le tue, sono tutte tue. 
E tu trentenne ma soprattutto tu, ventenne... beh, te lo dico con parole rubate in altro giardino ma se proprio guardi bene,  sono anche nel mio, dal profondo del mio cuore: 

“Se hai vent’anni vattene dall’Italia. A un ragazzo che oggi compie 20 anni direi di andare via dall’Italia. Gli direi di prendere la borsa, il cellulare, due libri e un po’ di musica e lasciare questo paese. Vattene perché se hai vissuto i tuoi primi 20 anni in questa nazione non hai visto niente dei cambiamenti del mondo. Sei rimasto indietro. Hai vissuto 20 anni di dibattito pubblico schiacciati sullo scontro pro o contro Berlusconi. Uno scontro fatto di puttane, “giudici comunisti” e Nesta/Balotelli. Uno scontro che ha lasciato un manipolo di anziani a dibattere in tv di un paese che non c’è. Spegni la tv, non imparerai niente da Ballarò o da Servizio Pubblico. E chiudi anche le dispense, la cultura non è una pillola da mandar giù. Ti direi di andartene perché hai vissuto 20 anni con le stesse metro – ah no a Roma hanno aperto la B1 –, con gli stessi palazzi, con gli stessi Intercity – il Frecciarossa non è alla portata di un ventenne -, con gli stessi regionali. Dovresti andare via per guardare come sono cambiate Londra, Parigi, New York in questi 20 anni. Sei nato all’alba della primavera dei Sindaci ma nel frattempo sei diventato maggiorenne e attendi ancora la linea C a Piazza San Giovanni in Roma. Per te non è cambiato nulla ma il resto del mondo ha corso. Come non mai. Se fossi partito avresti visto la più grande biblioteca d’Europa traslocare da un Palazzo del XVII secolo ad uno consono alla fruizione della cultura. Perché i libri, i reperti, non servono a nulla se non possono essere fruiti. Avresti visto una metropolitana che viaggia a 90km/h senza conducente costruita in 5 anni. Avresti visto un paese – il Sud Africa – passare dalla segregazione razziale ad ospitare i Mondiali. Fai una cosa: vattene. Non ascoltare chi ti dice che solo chi resta resiste davvero. Lascia questo paese, meticciati. Scopri la bellezza di altri corpi e di altri odori. Di altri cibi. Fai politica. Sì, fai politica. Perché non è tutto una “merda”. Ma scegliti altri maestri. Un buon politico non è un imbonitore ma un uomo che si carica sulle spalle la visione di un paese, nonostante i voti. Guarda Invictus. Dimentica Genova. Lì hanno ucciso una generazione, non farti fermare anche tu. Non ascoltare quella canzone “poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare” è bellissima ma viene da un’altra epoca. Ho amato Peppino e la Sicilia ma ho anche imparato che le catene non coincidono con questo sentimento. Eduardo avrebbe detto Fujetevenne. Io ti scrivo vattene. Vattene per imparare che non è vero che una laurea ti forma. Vattene perché la festa che i tuoi vogliono organizzare è una pagliacciata di cui non hai bisogno. Ciò che hai in mano è un pezzo di carta, non conta niente. Non c’è nulla da festeggiare. Si festeggia il futuro, non il passato. Vattene via perché altrimenti anche a quarant’anni ti diranno che sei giovane. Non è vero. Vattene perché non devi leggere i giornali che aprono con le violenze per una partita di calcio. Non è giusto. Il calcio è solo uno sport. Parti, lasciaci qui, come i dannati di un inferno da noi stessi generato. Va via! Prendi un volo per il nord e respira la bellezza del senso di comunità. Perché la vicina che ti dà lo zucchero non c’entra nulla con l’empatia. E’ un modo per sperare che un giorno anche tu farai lo stesso… Se così non fosse non ci sarebbe il vociare dei condomini al tuo passaggio. Perché essere più di sé stessi, essere una collettività è la condivisione costante e silenziosa delle regole che consentono a tutti di andare avanti. E questo noi non sappiamo neanche cosa sia. Collettività non è svegliarsi una mattina e ricostruire ciò che è andato in fumo ma lavorare ogni giorno nel silenzio. Non ascoltare gli eroi. Questa nazione non ha bisogno di loro. E’ il contrario, sono loro a nutrirsi di questo paese perché senza i suoi mali non potrebbero vivere. Parti e torna solo se sarai convinto che è giunto il tuo tempo. Torna solo se hai visto il cambiamento e pensi sia giusto riportarlo indietro. Torna con i sogni di un ventenne e le spalle di un adulto.”

giovedì 22 agosto 2013

Minuetto

Improvvisamente arriva e tu, ti oscuri diventando sospettosa.
E' una storia antica, una storia gentile, dei tempi lenti, quando c'era il tempo.
Un uomo e una donna, si corteggiano delicatamente.
Con i desideri nelle mani e sogni tra le labbra.
Ogni gesto del corteggiamento è un inchino del minuetto.
Mentre tutt'intorno è un generale vaffanculo.
Semplici parole, semplici gesti che vogliono solo dire "quanto sto bene con te"
Questo è il momento purissimo, quando niente è stato detto e gli altri non lo sanno.
Non sottrarre gioia alla gioia con i sospetti, la naturalezza è la linfa del corteggiamento.
In altri tempi le cose andavano diversamente, oggi siamo noi a decidere...
del nostro minuetto.

sabato 20 luglio 2013

La mattina

La mattina, mi perdo nelle parole
Scriverti è come recitare una preghiera.
Non posso far di peggio,
anche se io so fare di meglio.
Ciò accade la mattina presto,
mentre l'odore dei fiori
mi tiene il viso tra le mani,
mentre tutti dormono,
mentre i miei pori si dilatano,
mentre sogno di contenere il mondo
come un barile senza fondo,
succhiandomi le dita di tanto in tanto.
Mentre rassetto la cucina
cerco di tappare l'universo con una penna.
La prendo,
nascondendomi dietro il profumo del caffè
cercando di adeguarmi nell'assurdo
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono.
Con la penna cucio un vestito di luna, di sole
rubo la vita che non mi appartiene
come un ladro prenderebbe
la chiave di un forziere,
e scrivo un pensamento
per raggiungere te che,
contro ogni legge,
considero mia.


giovedì 27 giugno 2013

...e tu che non sai

Gli occhi corrono dietro brune e bionde che passano. La bruna è madreperla nera, uva scura e graffia il mio sangue con la sua coda di fuoco.

Gli occhi si divertono a rincorrerle tutte.
La bionda chiara, con la sua pelle diafana, dondolando i suoi doni.
La mia bocca si apre come per scaricare sul suo seno sensi e saliva di sangue.

Gli occhi le rincorrono tutte!

Ma a te, senza che io muova gli occhi,
senza che essi ti vedano, te distante,
vanno il mio sangue, la mia saliva e i miei baci,
bruna, bionda,
alta, piccola,
ampia, sottile,
brutta, mia bellezza,
fatta di tutto il chiaro dell’oro,
di tutto il prezioso platino,
di tutto il frumento,
la terra,
l’acqua
delle onde del mare,
fatta per accogliere le mie braccia,
fatta per l'incastro delle mie labbra,
fatta per tutta l’anima mia.




venerdì 3 maggio 2013

Nel dormiveglia la mente si annebbia o sprofonda nella semi-coscienza.
I pensieri si cristallizzano nitidi in una volontà adamantina.
Avviene pure che i ricordi sbiaditi, pur lontani,
si materializzano in oggetti e gli stessi si sciolgono
in ombre evanescenti.
Avviene che i presagi,
immagini di sogni,
larve di età defunte,
si manifestano in presenze.
Avviene che l'idea prende il sopravvento
si materializza e accampi tutta la sua concreta immaterialità.
Il mistero della memoria e dell'anima
che giocano carte sempre nuove.
Tutto in un istante
in uno spazio tra due istanti.
Poi tutto ripiomba nella normalità.
rassicurante, falsa ordinarietà.




lunedì 29 aprile 2013


Vedo i bimbi e mi si stringe il cuore
Vedo la natura sorgiva della puerizia snaturata.
Una tecnologia prepotente che li indottrinerà a puntino.
In un futuro, donne e uomini
e svanirà in loro
quanto di più prezioso è custodito nel cuore della vita.
In un limbo dell’indifferenza
spina del dubbio, pungolo della domanda,
privilegi sopiti dell’Uomo,
estratti con un’anestesia sino alla fine.
Vedo i bimbi e mi si stringe il cuore
esistenze fittizie,
vuote,
plastificate,
se la sorte li accompagnerà.
Altrimenti ingrosseranno le schiere degli infermi,
degli abusati,
degli sfruttati,
dei rapiti...
Vedo bimbi, poi uomini e donne
defraudati dell’infanzia,
diverranno ex abrupto adulti
in una società adulterata.
Mi si stringe il cuore
e prego, prego, prego
affinché le nuove generazioni non rinuncino mai alla meraviglia,
anche come turbato sbigottimento
di fronte all'enigma dell’universo.
Il giorno in cui sarà morto lo stupore,
morrà l’ultimo uomo.







Ogni anno in tutto il mondo scompaiono decine di migliaia di bambini: di loro si perde ogni traccia. Purtroppo spesso sono vittime di depravati satanisti o di mercanti di organi. E’ una tragedia di cui non si occupa seriamente quasi nessuno. Chi denuncia la collusione di frange statali in questo abominio è, nel migliore dei casi, bollato come paranoico.







venerdì 26 aprile 2013

Notte

Quando viene la notte,
arriva quasi sempre con gli occhi bendati
e cieca cade su ogni cosa
fuori dai muri
fredda, ampia,
quasi oscena.
Ora vivo nell’intimità di una casa vuota e nelle stanze disabitate
sento il suono attutito della vita,
le risa dei giochi, il ridondare del Bechstein, la sua maestosa sinfonia.
Tocco il tempo congelato, gustando negli specchi, un sapore dolce e la noiosa immagine senza più gioventù.
E ci sono, però, il calore di una vita già indossata, con trama e ordito, e il segreto entusiasmo di essere stato.

lunedì 22 aprile 2013


In un sbarco di viaggiatori
su questa terra cinerea
vollero salpare
verso l'infinito.
Narrano i capitani
di alberi spezzati,
vele logore,
stelle sparpagliate nel buio universo,
come poppa nel vento.
Desiderio di traversate
oceani intrapresi
a cercare l'esilio,
dal rimpianto che corrode l'animo,
a guisa di salsedine.
Narrano di implacabili bonacce
ed occhi vacui
fissanti albatri spettrali
evocando onde che,
pigramente sulla chiglia,
formicolavano.
Solo stridii delle gomene
simili a voci di sirene agonizzanti.
Solo sogni di morte liberatrice
fin quando una nebbia livida
dal precipizio del mondo
saliva.
Furono giorni ammainati
e, con un ponte deserto,
il timone girava a vuoto.

mercoledì 10 aprile 2013

Il silenzio

Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste solo le parole che non ti ho detto, tutte quelle parole che continuano a stare sopra di me, a muoversi solide, pesanti che mi schiacciano come un macigno trasportato sulla schiena.
Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste tutte le cose che non ti ho detto, e quelle che tu non hai detto a me

Sarà che quando finisce una festa e si è soli, i pensieri acquistano un senso di libertà incontrollabile, si sentono liberi di assalirti, di legarti ai loro interrogativi, costringerti a seguirli, pensarli anche quando la stanchezza è presente e non ne hai assolutamente voglia. Corrono tutti assieme, ti si buttano contro, cercano di scavalcarti.
Ieri avrei tanto voluto stare in silenzio e, solo con te, ad ascoltarlo. Ci hai mai pensato? Poche sono le persone con cui si riesce a stare in silenzio e tutta la gente pensa che stare insieme voglia dire parlare, anche di argomenti che in fin dei conti non ce ne frega nulla. Così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Così la tua amica, che ogni volta che percepiva il silenzio, aveva la necessità di riempirlo. Noi invece volevamo quel silenzio.
Ma sapevo che il percorso sarebbe stato quello, sapevo che gli imbarazzi sarebbero venuti a galla. Sapevo che il gelo delle parole non avrebbero riscaldato il tepore della compagnia. Lo sapevo... ma ho accettato pur di vederti.

In silenzio invece è già pienezza, è già condividere l’essenziale. È una felicità inspiegabile, è come quella metafora sulla zolletta di zucchero che ti scrissi a proposito dell'amore: ti sale dentro tra i meandri delle stanze del cuore, un’acqua calma che sale muovendosi lenta, con un ritmo simile al battito del cuore.
Ho sentito qualcosa di simile a questo, insieme a te.

sabato 30 marzo 2013

Cuore


Corro verso orizzonti che s'allontanano. Porto in bocca carboni accesi come l'istante che agonizza. Insieme a me se ne vanno i giorni e le notti con le sue stelle e questa giostra di materia intorno al niente. Non ho nulla da fare, anzi no: ho da fare! 
Devo impegnarmi nel costruire un nuovo cuore, tutto nuovo, di ultima generazione. Un cuore che abbia capacità di interagire con il futuro e che abbia quelle doti di cui non posso farne a meno: di sentire e amare.
Ma in più deve farmi capire gli uomini e farmi sapere a chi liberamente tendere la mano e a chi non stringerla mai.

martedì 26 marzo 2013



Ti vorrei tra le mie braccia,
adagiata sulle mie gambe,
con una voce soffusa.
Come fu il nostro primo bacio,
che andò avanti in quella notte.
Non parlavamo: ci avvicinavamo.
Tu mi rivelavi il tuo splendore.
All'alba ti raggiunsi con delle parole.
Sul tuo viso,
allegria, curiosità,
incredibile evento!
Due labbra, contatto perfetto
sorriso arcaico, divenuto poi immenso,
radicato in un batter di ciglia.
Mi rialzai in catene:
le altre donne per me non esistevano più.

lunedì 25 marzo 2013

Io, sempre!

Sì forza, spegnimi pure la luce negli occhi, negami il tuo sorriso: ti vedrò lo stesso.
Sì forza, otturami gli orecchi: ti sentirò!
E anche senza piedi ti camminerò a fianco.
E anche senza bocca potrò scongiurarti lo stesso. Se mi spezzerai le braccia ti abbraccerò col cuore.
Poi mi potrai strappare il cuore: mi batterà il cervello.
E se infine zoppo, arido senza cuore e senza il fuoco, nella mente che mi priverai, allora ti porterò nel sangue.


domenica 17 marzo 2013

Azzurro



Era triste quella sera di marzo. Il cantiere era ancora aperto e noi compagni saltellanti come scimmiette ci dirigevamo spesso verso la ringhiera più alta, dove c'era la baracca degli attrezzi. Lì i nostri sogni si realizzavamo; bastava un sacchetto di chiodi di cielo che il caposquadra generosamente ci donava, facendo scrupolosa attenzione alla sfumatura di azzurro che esattamente avessimo in mente.

Oggi sento che ho bisogno ancora di quei chiodi di cielo con la loro esatta gradazione azzurro intenso, la filettatura impercettibile e la capocchia indistruttibile, in grado di reggere pesi ed inchiodare ogni cosa al nulla e farcelo stare.

sabato 16 marzo 2013

Accade

Accade che le sintonie dell'anima
non giungano ai contatti ma le parole riempiono i vuoti e emergono trionfanti
come un magnetismo.
É raro ma accade, quando la volontà di far pagare un passato ricade su chi non ne ha colpe. Può darsi ma non certezza!
Che sia vera soltanto la lontananza,
vera la stanza buia, vero l'obbligo della mancanza e vero l'oblio, vera la foglia secca più del fresco germoglio.
Tanto è tutt'altro che può darsi o dirsi.
Comprendo la tua sensuale caparbia volontà di essere sempre assente perché
solo così manifesti la tua magia.
Innumeri le sciocche astuzie che intendo.
Insisto nel provocare ricerche di te nel fuscello o nell'albero rigoglioso ma mai nel pieno, sempre a vuoto: in quello che
anche il tuo io resiste.
È o non è la mia volontà strana, multiforme, multi anima? Forse è così come mi pare o non è.
Ignoro se la mia inesistenza appaga il tuo destino, la tua essenza;
se la tua colma il mio animo che ne trabocca; se l'innocenza é una colpa oppure ti coglie impreparata sulla soglia della tua passata sofferenza.
Di me, di te tutto conosco ma tutto ignoro.

martedì 12 marzo 2013

Oblio


Ci aggiriamo disorientati fra i lugubri labirinti della notte. A tentoni, nella fioca luce di stelle lontane, crune nella gramaglia lambita dal fuoco del buio.

Non odo più gli inni alla gioia della vita. L’umanità si dispera, cammina nell'oblio, rasenta muri di fredde e riarse raffiche.

Gli istanti sgocciolano e gli ultimi, nell'abisso.




sabato 9 marzo 2013

Pensiero di te

Sono trasportato in punta di piedi da uno sguardo sull'infinito, galoppo sull'onda della vista.
Mi abbracciano le fasce di pelle.
Mi ci avvolgo, desideroso di possedere il pensiero e il flusso, lo zampillare di parole che da me proviene.
Mi cullo sul tuo seno immaginato e reclamo rivelazioni impossibili.
Le mie parole le incido sulla polvere.
La mia sete di te reca immagini.
Trascorro i rintocchi del tempo della sera indossando la mia natura di viandante, senza fissa dimora.
Mi addormento nell'ombra,
quando sono stanco. Ma prima mi attacca il dormiveglia, lì con il libro sulle ginocchia, con gli occhi spalancati e fissi,
la mente che corre lontano. Quando il pensiero ti corre incontro, mi cade addosso una malinconia dolce
come una carezza lieve,
che mi stringe il cuore,
un desiderio vago di cose ignote. .
Il terrazzo in primavera non mi istiga contro me stesso.
Amo le anime impossibili,
quelle i cui cui respiri sono ignoti all'aria e alle mani intrepide infilo i guanti della poesia.