Nel dormiveglia la mente si annebbia o sprofonda nella semi-coscienza.
I pensieri si cristallizzano nitidi in una volontà adamantina.
Avviene pure che i ricordi sbiaditi, pur lontani,
si materializzano in oggetti e gli stessi si sciolgono
in ombre evanescenti.
Avviene che i presagi,
immagini di sogni,
larve di età defunte,
si manifestano in presenze.
Avviene che l'idea prende il sopravvento
si materializza e accampi tutta la sua concreta immaterialità.
Il mistero della memoria e dell'anima
che giocano carte sempre nuove.
Tutto in un istante
in uno spazio tra due istanti.
Poi tutto ripiomba nella normalità.
rassicurante, falsa ordinarietà.
Le cose parlano di noi. Tutte le cose parlano di noi, soprattutto dopo...parlano di noi. La mia, la vostra è un'attualità diversa ma inesorabilmente comune, quando rispolverando la Memoria, ti accompagna verso la conoscenza.
venerdì 3 maggio 2013
lunedì 29 aprile 2013
Vedo i bimbi e mi si stringe il cuore
Vedo la natura sorgiva della puerizia snaturata.
Una tecnologia prepotente che li indottrinerà a puntino.
In un futuro, donne e uomini
e svanirà in loro
quanto di più prezioso è custodito nel cuore della vita.
In un limbo dell’indifferenza
spina del dubbio, pungolo della domanda,
privilegi sopiti dell’Uomo,
estratti con un’anestesia sino alla fine.
Vedo i bimbi e mi si stringe il cuore
esistenze fittizie,
vuote,
plastificate,
se la sorte li accompagnerà.
Altrimenti ingrosseranno le schiere degli infermi,
degli abusati,
degli sfruttati,
dei rapiti...
Vedo bimbi, poi uomini e donne
defraudati dell’infanzia,
diverranno ex abrupto adulti
in una società adulterata.
Mi si stringe il cuore
e prego, prego, prego
affinché le nuove generazioni non rinuncino mai alla meraviglia,
anche come turbato sbigottimento
di fronte all'enigma dell’universo.
Il giorno in cui sarà morto lo stupore,
morrà l’ultimo uomo.
Ogni anno in tutto il mondo scompaiono decine di migliaia di bambini: di loro si perde ogni traccia. Purtroppo spesso sono vittime di depravati satanisti o di mercanti di organi. E’ una tragedia di cui non si occupa seriamente quasi nessuno. Chi denuncia la collusione di frange statali in questo abominio è, nel migliore dei casi, bollato come paranoico.
venerdì 26 aprile 2013
Notte
Quando viene la notte,
arriva quasi sempre con gli occhi bendati
e cieca cade su ogni cosa
fuori dai muri
fredda, ampia,
quasi oscena.
Ora vivo nell’intimità di una casa vuota e nelle stanze disabitate
sento il suono attutito della vita,
le risa dei giochi, il ridondare del Bechstein, la sua maestosa sinfonia.
Tocco il tempo congelato, gustando negli specchi, un sapore dolce e la noiosa immagine senza più gioventù.
E ci sono, però, il calore di una vita già indossata, con trama e ordito, e il segreto entusiasmo di essere stato.
arriva quasi sempre con gli occhi bendati
e cieca cade su ogni cosa
fuori dai muri
fredda, ampia,
quasi oscena.
Ora vivo nell’intimità di una casa vuota e nelle stanze disabitate
sento il suono attutito della vita,
le risa dei giochi, il ridondare del Bechstein, la sua maestosa sinfonia.
Tocco il tempo congelato, gustando negli specchi, un sapore dolce e la noiosa immagine senza più gioventù.
E ci sono, però, il calore di una vita già indossata, con trama e ordito, e il segreto entusiasmo di essere stato.
lunedì 22 aprile 2013
In un sbarco di viaggiatori
su questa terra cinerea
vollero salpare
verso l'infinito.
Narrano i capitani
di alberi spezzati,
vele logore,
stelle sparpagliate nel buio universo,
come poppa nel vento.
Desiderio di traversate
oceani intrapresi
a cercare l'esilio,
dal rimpianto che corrode l'animo,
a guisa di salsedine.
Narrano di implacabili bonacce
ed occhi vacui
fissanti albatri spettrali
evocando onde che,
pigramente sulla chiglia,
formicolavano.
Solo stridii delle gomene
simili a voci di sirene agonizzanti.
Solo sogni di morte liberatrice
fin quando una nebbia livida
dal precipizio del mondo
saliva.
Furono giorni ammainati
e, con un ponte deserto,
il timone girava a vuoto.
mercoledì 10 aprile 2013
Il silenzio
Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste solo le parole che non ti ho detto, tutte quelle parole che continuano a stare sopra di me, a muoversi solide, pesanti che mi schiacciano come un macigno trasportato sulla schiena.
Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste tutte le cose che non ti ho detto, e quelle che tu non hai detto a me
Sarà che quando finisce una festa e si è soli, i pensieri acquistano un senso di libertà incontrollabile, si sentono liberi di assalirti, di legarti ai loro interrogativi, costringerti a seguirli, pensarli anche quando la stanchezza è presente e non ne hai assolutamente voglia. Corrono tutti assieme, ti si buttano contro, cercano di scavalcarti.
Ieri avrei tanto voluto stare in silenzio e, solo con te, ad ascoltarlo. Ci hai mai pensato? Poche sono le persone con cui si riesce a stare in silenzio e tutta la gente pensa che stare insieme voglia dire parlare, anche di argomenti che in fin dei conti non ce ne frega nulla. Così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Così la tua amica, che ogni volta che percepiva il silenzio, aveva la necessità di riempirlo. Noi invece volevamo quel silenzio.
Ma sapevo che il percorso sarebbe stato quello, sapevo che gli imbarazzi sarebbero venuti a galla. Sapevo che il gelo delle parole non avrebbero riscaldato il tepore della compagnia. Lo sapevo... ma ho accettato pur di vederti.
In silenzio invece è già pienezza, è già condividere l’essenziale. È una felicità inspiegabile, è come quella metafora sulla zolletta di zucchero che ti scrissi a proposito dell'amore: ti sale dentro tra i meandri delle stanze del cuore, un’acqua calma che sale muovendosi lenta, con un ritmo simile al battito del cuore.
Ho sentito qualcosa di simile a questo, insieme a te.
Ieri dopo che te ne sei andata, sono rimaste tutte le cose che non ti ho detto, e quelle che tu non hai detto a me
Sarà che quando finisce una festa e si è soli, i pensieri acquistano un senso di libertà incontrollabile, si sentono liberi di assalirti, di legarti ai loro interrogativi, costringerti a seguirli, pensarli anche quando la stanchezza è presente e non ne hai assolutamente voglia. Corrono tutti assieme, ti si buttano contro, cercano di scavalcarti.
Ieri avrei tanto voluto stare in silenzio e, solo con te, ad ascoltarlo. Ci hai mai pensato? Poche sono le persone con cui si riesce a stare in silenzio e tutta la gente pensa che stare insieme voglia dire parlare, anche di argomenti che in fin dei conti non ce ne frega nulla. Così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Così la tua amica, che ogni volta che percepiva il silenzio, aveva la necessità di riempirlo. Noi invece volevamo quel silenzio.
Ma sapevo che il percorso sarebbe stato quello, sapevo che gli imbarazzi sarebbero venuti a galla. Sapevo che il gelo delle parole non avrebbero riscaldato il tepore della compagnia. Lo sapevo... ma ho accettato pur di vederti.
In silenzio invece è già pienezza, è già condividere l’essenziale. È una felicità inspiegabile, è come quella metafora sulla zolletta di zucchero che ti scrissi a proposito dell'amore: ti sale dentro tra i meandri delle stanze del cuore, un’acqua calma che sale muovendosi lenta, con un ritmo simile al battito del cuore.
Ho sentito qualcosa di simile a questo, insieme a te.
sabato 30 marzo 2013
Cuore
Corro verso orizzonti che s'allontanano. Porto in bocca carboni accesi come l'istante che agonizza. Insieme a me se ne vanno i giorni e le notti con le sue stelle e questa giostra di materia intorno al niente. Non ho nulla da fare, anzi no: ho da fare!
Devo impegnarmi nel costruire un nuovo cuore, tutto nuovo, di ultima generazione. Un cuore che abbia capacità di interagire con il futuro e che abbia quelle doti di cui non posso farne a meno: di sentire e amare.
Ma in più deve farmi capire gli uomini e farmi sapere a chi liberamente tendere la mano e a chi non stringerla mai.
martedì 26 marzo 2013
Ti vorrei tra le mie braccia,
adagiata sulle mie gambe,
con una voce soffusa.
Come fu il nostro primo bacio,
che andò avanti in quella notte.
Non parlavamo: ci avvicinavamo.
Tu mi rivelavi il tuo splendore.
All'alba ti raggiunsi con delle parole.
Sul tuo viso,
allegria, curiosità,
incredibile evento!
Due labbra, contatto perfetto
sorriso arcaico, divenuto poi immenso,
radicato in un batter di ciglia.
Mi rialzai in catene:
le altre donne per me non esistevano più.
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