Meglio ricostruire sulle macerie che dalle macerie.
E poi, dopo aver oltrepassato i ponti, bruciamo tutto e nulla dimostra che hai percorso quel cammino, tranne il ricordo e qualche lacrima, in una sensazione che
forse il nostro viso ne è stato solcato.
Le cose parlano di noi. Tutte le cose parlano di noi, soprattutto dopo...parlano di noi. La mia, la vostra è un'attualità diversa ma inesorabilmente comune, quando rispolverando la Memoria, ti accompagna verso la conoscenza.
domenica 6 gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
Labbra
"In un sogno, un piccolo sogno. Tocco le tue labbra e seguo il disegno, come una bella calligrafia che uscisse dalle mie dita, come se per la prima volta venissero disegnate, così appena schiuse e mi basta chiudere gli occhi nel sogno, per ricominciare, e ridisegnarle, e farle nascere di nuovo, in un desiderio senza fine, su quel volto tuo. Una bocca scelta tra tante, con libertà ma per una strana coincidenza, senza caprine il perché, la bocca che la mia mano sceglie, è esattamente la tua bocca, che sorride, sotto quella che la mia mano disegna.
Tu mi guardi, ci guardiamo da vicino, ogni volta più da vicino e ci riguardiamo ogni volta più da vicino, in quel piccolo sogno. Tutto si ingrandisce, tutto si avvicina, tutto si sovrappone. Respiriamo confusi e le bocche si incontrano, lottano tiepidamente, si mordono appena le labbra, appoggiando la lingua sui denti, giocando nei loro recinti. Un profumo, va e viene, nel silenzio.
Le mie dita intrecciano i tuoi capelli con carezze lente ma profonde mentre ci baciamo, come se fuoriuscissero fiori, con movimenti vivi, con fragranza. Ci mordiamo simultaneamente ma il dolore è dolce. Soffochiamo in un breve assorbire simultaneo del respiro: questa è la morte istantanea che ci piace. Tra noi, tra le nostre labbra, c'è una sola saliva, un solo sapore di frutta matura. Ti sento tremare, stretta a me come una ninfea nell'acqua"
Tu mi guardi, ci guardiamo da vicino, ogni volta più da vicino e ci riguardiamo ogni volta più da vicino, in quel piccolo sogno. Tutto si ingrandisce, tutto si avvicina, tutto si sovrappone. Respiriamo confusi e le bocche si incontrano, lottano tiepidamente, si mordono appena le labbra, appoggiando la lingua sui denti, giocando nei loro recinti. Un profumo, va e viene, nel silenzio.
Le mie dita intrecciano i tuoi capelli con carezze lente ma profonde mentre ci baciamo, come se fuoriuscissero fiori, con movimenti vivi, con fragranza. Ci mordiamo simultaneamente ma il dolore è dolce. Soffochiamo in un breve assorbire simultaneo del respiro: questa è la morte istantanea che ci piace. Tra noi, tra le nostre labbra, c'è una sola saliva, un solo sapore di frutta matura. Ti sento tremare, stretta a me come una ninfea nell'acqua"
sabato 29 dicembre 2012
l'albero di Natale
C'è un l'albero di Natale in casa mia, è il più bello che ci sia.
Ho preso una palla di cristallo rosso e ora ci sei tu, nella palla di cristallo rosso.
I tuoi capelli son splendide fili d'orati e le ciglia azzurre.
Sono io che l'ho appesa mettendotici dentro.
Il tuo collo bianco è lungo e rotondo. Ti ho costretta lì dentro,
ti ci ho messa nella palla di cristallo rosso insieme a tutti i miei dubbi,
con le mie ansietà,
con le mie parole,
le mie speranze,
le mie carezze.
Insieme a tutti gli alberi di Natale a tutti gli alberi.
Anche a tutti i balconi,
le finestre,
i chiodi,
le nostalgie.
Ti ho appesa nella palla di cristallo rosso.
Ogni tanto l'accarezzo, augurandoti tanta serenità.
sabato 22 dicembre 2012
...
Tu sei un miracolo, un miracolo di fuoco sospeso, sospeso nelle travi del cielo.
Ho preso un arco e ho tirato trafiggendoti. L'atmosfera si appropriò con entusiasmo,
divertita da quel dolore diffondersi,
osservando l'agonia.
Ho preso un arco e ho tirato trafiggendoti. L'atmosfera si appropriò con entusiasmo,
divertita da quel dolore diffondersi,
osservando l'agonia.
lunedì 17 dicembre 2012
L'homo
Vi racconto una storia, di un tipo assai strano e come lui confonde la realtà coi sogni. Anzi, direi che vive costante nei sogni. Non che sia un male, per carità ma si sa, la vita vuole altro che le insufficienze di voli pindarici e immagini diafane di sognate vicende umane.
Più volte gli rammentiamo che la vita è tutt'altro ma con eguali inefficaci conseguenze.
Lui, un uomo che ha l'hobby del piano e manuali di ingegneria sulle articolazioni della vita e a parte lo sport, che pratica e non guarda, altro ha da inventare per riempire li giorni. Non voglio che pensiate che sia un nullafacente, perché non è così e nelle sue passate vicende, anche il sole, non faceva a tempo a illuminarlo che aveva da salutarlo del buon giorno e dell'oro da donargli ogni mattino. E quando il tramonto lo colpiva, l'homo era ancora lì, ad annaspar tra le sue carte. Insomma s'è fatto d'amore per le missioni da compiere e tutto...per veder il mondo più bello. ( all'occhi sua )
Ora le cose son cambiate, come il mondo e la sua natura. Molti suoi sogni, che lo hanno visto artefice, pur c'hanno a lui e alle persone intorno, cambiato i momenti in ore, poi divenuti giorni per poi divenir mesi e alcuni anni. Ora sono un ricordo, a volte triste, a volte angoscioso e altre fitta nebbia. Ma le maggior volte, tempi e spazi sublimi. Gioie, divertimenti tutto sopito; lusso e delizie del palato, tutto ridimensionato o addirittura annullato e la sorte che tutto ha dato, all'improvviso s'è ripiegata e a lui l'ha ripiegato. Con cieli illuminati, distese di stelle e tanti orizzonti ammirati in mare aperto, ha tagliato ponti, sponde e cieli azzurri.
L'homo ora osserva la natura, artefice del bel divenire, incauta, nel toccare l'animi che siano o no felici. Perspicace, percepisce nel fondere ciò che è di più vero. Lui s'inzuppa di profumi, tra merletti e lenzuola bianche e con le braccia aperte, così, come il primo giorno che venne al mondo, attende il sorriso di un amore, che possa dargli l'eterno, che possa fargli ancora male.
mercoledì 5 dicembre 2012
Ossimoro
L'ossimoro, essenza della realtà,
contraddizione insanabile.
E' ossimoro la coscienza che si desta
dal torpore della materia greve
che deporta con sé e
rifulge nella gloria della caduta,
trionfo della sconfitta,
panoplia della fragilità.
Noi, ossimori viventi?
Leggero peso dell'oblio,
schiaccia la vita con la mole dei mali.
Striscia implacabile, silenziosa la morte,
a guisa di un vilucchio
si avviticchia ai rami di un'altra pianta, adagio, per soffocarla.
Senza più distinguere, l'agro dal dolce
nel sapore degli istanti,
a scavare l'esistenza.
La ragione pietrifica, ci blocca nella dualità
gli opposti non si incontrano, poiché si scontrano.
Così inestricabili come il destino ed i sogni di libertà.
Carnefici di noi stessi, vittime inesorabili.
L’alba s’illanguidisce nel buio.
Notte, stelle intrecciate in ghirlande di spine.
L’incubo è contornato di luce.
Ossimoro, acuto-sciocco
L'acuto, colui che legge nel paradosso la verità,
assurda scheggia di senso,
dove sul muro nero del silenzio la risposta di Dio.
Il saggio stolto, però, ha parole, sguardi e dubbi più acuminati.
Certi pensieri
Doveva essere il luogo dell'appuntamento, immerso nel verde, il giardino della villa. Quasi mezzogiorno ed il sole riscaldava, intiepidendo appena quella giornata invernale con il suo sole, la cui luce, non dissimile al fondo aureo di un'icona bizantina e meglio di Photoshop, scontornava le siepi di bosso e i cedri del parco.
Attesi Lei in quel padiglione dove, con naturale meraviglia, vicino c'era un laghetto, cinto dai ventagli di papiri. In acqua galleggiavano austere le ninfee, dai fiori di un rosa pallido che quasi parevano stelle tremule in una notte di pioggia. Un carassio occhieggiò da sotto il pelo dell’acqua.
Spaziavo con la vista e tra le fronde di un imponente magnolia, a guisa di impetuose cascate, spumeggiavano alti cumuli bianchi e tonalità di giallo, come sculture crisoelefantine. Silenzio attorno. Solo dei lievi fruscii di foglie che si staccavano dai tigli per poi dolcemente adagiarsi, con lente e sinuose oscillazioni, sul prato. Anche l'edera, che invadeva i piedritti, sprigionava un sentore ombroso. Ogni tanto faceva capolino una lucertola, che guardinga verso i capitelli presenti, ricercava il tepore.
Mi chiesi se, anche questa volta, come accaduto recentemente, avrei aspettato invano. Non è che comprendevo per quale motivo desiderassi donare a lei, che non conosceva l’accadico, quel libro: se un erudito, proprio per la sua vasta dottrina ma in fondo arida, avrebbe durato fatica a comprendere il messaggio dell’opera, come poteva cavarne un senso qualsiasi chi ignorava affatto quell'arcaica obliata lingua? Eppure aveva insistito: avrebbe fugato ogni mio dubbio.
Il cielo immenso, di un azzurro terso, pareva un arco da cui pendeva, simile a capelvenere, l’eco verde-azzurra di un’era remota.
Diressi la vista e poi lo sguardo, verso il piano nobile della dimora: scorsi dietro i vetri di una finestra una figura seduta, avvolta in un plaid che mi pareva rosso; nella sinistra, le dita magre ma affusolate, teneva un orologio da tasca.
Alle spalle avvertivo lo scricchiolo della ghiaia: Lei si stava avvicinando.
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