quant'è bella gentilezza che di tanta mostra ancora
in un ciel di luce propria e di carta bianca, inodora
tu che t'avvicini in questo sinedrio canto
e percepisci il crepitio stato del mio incanto
vorrai cader tra le mie robuste braccia
e io infonder sicurezza come rami di acacia
addivenir quel posto ameno
e risuscitar come in un arcobaleno
t'ho vista giaccia in quel di letto
e m'arrampicai su, diretto
tu mi sorrisi, guardasti amore mio
e io inebriato, in un corpo, astemio
le calde tue labbra che gitane, s'apprestano
ed io tremante dal cuor gentil, ti sfiorano
t'abbraccio, ti stringo, ti fondo
il tutto in un sol decimosecondo
Nessun commento:
Posta un commento
Attenzione a ciò che pubblichi, sei l'unico responsabile