Un pensiero sul film "The Tree of Life"
Sono scosso quando mi fermo a rimproverarmi e nella testa rimbombano i pensieri.
"Io ti dono mio figlio, dico si anche alla sofferenza, anche alla mancanza, sperate, amate, altrimenti la vita finisce in un lampo"(NIETZSCHE)
Un viaggio nell'IO, che racconta una storia se non una storia di archetipi: l'accettazione materna e la creazione matrice, contro la violenza del padre, il suo rubare alla terra il proprio sostentamento, con fatica. E poi dove nasce il male? Dove la sua genesi? In un bambino cattivo, che fa il male perchè ha paura, imita la violenza del padre e vorrebbe amare la madre. Nascita del super-io, la prima esperienza della morte, i primi dubbi su Dio, il senso di colpa.
E così, ora vedo il mondo dal basso come se fosse un film, e metto sulla pellicola le associazioni di pensiero dei miei protagonisti, come anche tu che mi leggi. Tranne quando vengono descritti i bambini che frontalmente, sempre dal basso, suggeriscono un senso di impotenza, di inferiorità, anche in te lettore, costretto, noi e i bambini, a ricevere le direttive alla vita da genitori che in quanto umani, sbagliano.
Alla fine il padre, impaurito, ha il suo momento introspettivo: ha lavorato con fatica, è sempre andato a messa NON HA GODUTO DELLO SPLENDORE CHE LO CIRCONDAVA, e, ingrato, il mondo degli uomini lo ripagherà con crudeltà.
Forse per la prima volta, l'assurdità dell'esistenza...osservi stupito una ferita nel fianco... La scena grida, letteralmente, urla la domanda fondamentale: QUAL È IL SENSO? Tutta la corsa all'esistenza, dalla cellula all'embrione, solo per soffrire, infinitamente.. in un finale ambiguo, che suggerisce sia una conflagrazione finale (Eraclito) sia una accettazione gioiosa della morte da parte della madre ("io ti dono mio figlio", e dico si anche alla sofferenza, anche alla mancanza (NIETZSCHE))
"sperate, amate, altrimenti la vita finisce in un lampo")...
Ti indico la via della sapienza; ti guido per i sentieri della rettitudine. Ti inducono a concepire la vita come una corsa, un treno veloce che si acchiappa al volo.
Bisogna correre, correre poiché fermarsi è da falliti. Dicono che la storia è stata fatta da una piccola moltitudine di uomini che con il loro pensiero, la loro arte, la loro capacità di predisporre gli eventi, hanno costruito il mondo. La storia è di questi uomini, vincenti. I posti migliori sono i primi e per acchiapparli devi correre, correre e ancora correre. E poi, cosa importa se nell'impetuosa corsa ti perdi qualcosa? irrilevante abbandonare per strada inutili ingombri: amicizie vere, solidarietà, gli occhi dei figli, le carezze degli innamorati. Corri, che ti interessa della tenerezza da spartire, della compagnia dei giusti, di chiamare qualcuno fratello e sentirsi tale? Corri, non ti fermare, il successo è garantito a chi non si lascia turbare dalla coscienza, da chi non ritiene necessario fare i conti con la meta. Dicono che la vita vada vissuta correndo: la corsa è la sua ragione, la strada va mangiata come un boccone, poco importa se se ne perde il sapore. Non ti fermare, non perdere di vista l'obiettivo, diventa signore della gara e sarai felice.
-Ma la via, quella vera, quella giusta, è il sentiero di compassione, spartizione di senso, comprensione di luce. Il passo adatto per tracciare il percorso è la rettitudine, la vittoria è per chi pratica la giustizia.
Corri da solo e perdi sicuro. La meta è la spartizione, per chi fratello con i fratelli condivide il tracciato.
da un modo di pensare unico di Manuel