lunedì 13 febbraio 2012

Al figlio


Io ti proteggerò affinché le tue paure saranno solo un ricordo e i turbamenti incanti di pochi istanti.
Ti proteggerò dalle ingiustizie a da quegli inganni che incontrerai nel tuo cammino.
Cercherò di sollevarti dai dolori a da quelle lune che ogni giorno ti confondono
Attraverserò lo spazio e il tempo per poi donartelo affinché tu non invecchi mai
Ti proteggerò dalle malattie e la mia cura sarà la tua vita
Vagando nelle terre emerse raggiungerò i confini del mondo per cogliere l'ultimo fiore
Quel fiore che possa darti la speranza

Sarò come un'aquila che ti avvolgerà con le sue ali per condurti al di là dell'infinito amore che io provo per te
Ti accontenterò nelle tue voglie sommesse e ti condurrò per mano la dove il silenzio e la pazienza addomesticheranno i tuoi malumori e insieme percorreremo le vie dell'essenza
Con gli abbracci, inebrieremo i nostri corpi e neanche il caldo di agosto calmerà i nostri sensi
Ti regalerò la mia esperienza affinché tu possa custodirla e farne buon uso
Ti aiuterò a sopportare la malinconia e nella penombra della vita sarò la tua guida
Tu figlio mio, sei un essere speciale ed io avrò cura di te

Io sì, avrò cura di te.


liberamente ispirata a Franco Battiato

martedì 7 febbraio 2012

Avidità


A volte, se non spesso, mi sembra che la mia avidità di consocere e di sapere non abbia mai fine e brucio tutto. Cerco nel mio intento, di non attingere qua e là e nè su tutto il sapere. Cerco di organizzarla attraverso il sapere di singole parti per arrivare in fine alla conoscenza del tutto. Cerco di ostacolare il volere, in quanto non è quello che voglio sapere ma quello che posso contenere. E' una cosa strana come poi in compagnia di chi ha la conoscenza in sé, rende il mio animo così pieno: più ricevo più il mio animo si dilata. Il semplice suo contatto mi rende non solo più sano ma anche più sanabile.

Così quando entro in profumeria e vi sto per un pò, mi rimane addosso l'odore.



sabato 28 gennaio 2012

Non ho avuto accanto un amico.

Quello che mi è maggiormente mancato è avere avuto accanto un amico. Quel amico che rispetta i tuoi silenzi e senza opprimerti, osserva ogni lacrima che scende. Ti sta accanto con lo sguardo, con tutta l'anima senza mai fare a pezzi le tue speranze. Anche vigile sulle tue follie, i tuoi sogni, lasciandotele compiere, poiché sa che ti faranno del bene ma ti aiuterà a impedirtele, se potranno essere la tua condanna. E' un amico che ti ama, non per come ti vorrebbe ma semplicemente per quello che sei.


martedì 24 gennaio 2012

Questo vi farà amare, ancora di più, il genere umano.


L'abdicazione imposta alla ragione rispetto al suo passato, ci consegna ad un senso del presente senza futuro in cui trovano posto: la solitudine delle coscienze;il lasciarsi andare come sintomo e sinonimo dell'estraneità finanche rispetto a sé stessi e infine, un sentimento di violenza come manifestazione estrema del nostro esserci.
E' il punto d'arrivo di un percorso depurazione sistematica d'ogni presa di posizione critica rispetto alla realtà che segnala, contemporaneamente, l'affermazione pervasiva del pensiero unico liberista come la sola forma ammessa d'organizzazione del pianeta e le varie forme di schiavitù, dalle più semplici alle più complesse che costituiscono variamente, a seconda delle latitudini, la sostanza ineccepibile ed incontestabile della nostra esistenza.
Di questo processo siamo i prigionieri inconsapevoli. Cavie del laboratorio globale dove si sperimentano le nuove tecniche d'inversione, eliminazione, narcotizzazione delle forze recalcitranti all'addestramento o all'addomesticamento populista.
La società, in questo senso, si afferma come il contesto dove si realizza, per esplicita volontà del potere, quel vuoto utile che rende possibile nei fatti ed inesorabilmente la forma in cui si perpetua la giustificazione di ogni forma di governabilità del sistema sganciata da regole etica o morale.





Il vuoto utile è crisi della rappresentanza democratica. E la realizzazione dalla fantasia più perversa del potere che che si esprime in definitiva con il possesso esplicito del corpo e della mente degli individui.

giovedì 19 gennaio 2012

L'unico modo per essere felici è amare. Se non ami, la tua vita passerà in un lampo. Fai del bene...meravigliati, spera!


Un pensiero sul film "The Tree of Life"

Sono scosso quando mi fermo a rimproverarmi e nella testa rimbombano i pensieri.
"Io ti dono mio figlio, dico si anche alla sofferenza, anche alla mancanza, sperate, amate, altrimenti la vita finisce in un lampo"(NIETZSCHE)
Un viaggio nell'IO, che racconta una storia se non una storia di archetipi: l'accettazione materna e la creazione matrice, contro la violenza del padre, il suo rubare alla terra il proprio sostentamento, con fatica. E poi dove nasce il male? Dove la sua genesi? In un bambino cattivo, che fa il male perchè ha paura, imita la violenza del padre e vorrebbe amare la madre. Nascita del super-io, la prima esperienza della morte, i primi dubbi su Dio, il senso di colpa.
E così, ora vedo il mondo dal basso come se fosse un film, e metto sulla pellicola le associazioni di pensiero dei miei protagonisti, come anche tu che mi leggi. Tranne quando vengono descritti i bambini che frontalmente, sempre dal basso, suggeriscono un senso di impotenza, di inferiorità, anche in te lettore, costretto, noi e i bambini, a ricevere le direttive alla vita da genitori che in quanto umani, sbagliano.
Alla fine il padre, impaurito, ha il suo momento introspettivo: ha lavorato con fatica, è sempre andato a messa NON HA GODUTO DELLO SPLENDORE CHE LO CIRCONDAVA, e, ingrato, il mondo degli uomini lo ripagherà con crudeltà.
Forse per la prima volta, l'assurdità dell'esistenza...osservi stupito una ferita nel fianco... La scena grida, letteralmente, urla la domanda fondamentale: QUAL È IL SENSO? Tutta la corsa all'esistenza, dalla cellula all'embrione, solo per soffrire, infinitamente.. in un finale ambiguo, che suggerisce sia una conflagrazione finale (Eraclito) sia una accettazione gioiosa della morte da parte della madre ("io ti dono mio figlio", e dico si anche alla sofferenza, anche alla mancanza (NIETZSCHE))

"sperate, amate, altrimenti la vita finisce in un lampo")...



Ti indico la via della sapienza; ti guido per i sentieri della rettitudine. Ti inducono a concepire la vita come una corsa, un treno veloce che si acchiappa al volo.
Bisogna correre, correre poiché fermarsi è da falliti. Dicono che la storia è stata fatta da una piccola moltitudine di uomini che con il loro pensiero, la loro arte, la loro capacità di predisporre gli eventi, hanno costruito il mondo. La storia è di questi uomini, vincenti. I posti migliori sono i primi e per acchiapparli devi correre, correre e ancora correre. E poi, cosa importa se nell'impetuosa corsa ti perdi qualcosa? irrilevante abbandonare per strada inutili ingombri: amicizie vere, solidarietà, gli occhi dei figli, le carezze degli innamorati. Corri, che ti interessa della tenerezza da spartire, della compagnia dei giusti, di chiamare qualcuno fratello e sentirsi tale? Corri, non ti fermare, il successo è garantito a chi non si lascia turbare dalla coscienza, da chi non ritiene necessario fare i conti con la meta. Dicono che la vita vada vissuta correndo: la corsa è la sua ragione, la strada va mangiata come un boccone, poco importa se se ne perde il sapore. Non ti fermare, non perdere di vista l'obiettivo, diventa signore della gara e sarai felice.
-Ma la via, quella vera, quella giusta, è il sentiero di compassione, spartizione di senso, comprensione di luce. Il passo adatto per tracciare il percorso è la rettitudine, la vittoria è per chi pratica la giustizia.
Corri da solo e perdi sicuro. La meta è la spartizione, per chi fratello con i fratelli condivide il tracciato.


da un modo di pensare unico di Manuel


giovedì 12 gennaio 2012


Quelli come me ti regalano sogni anche se è l'ultimo rimasto, anche a costo di rimanerne privo. Sono anche capace di donare l'anima perché vedere un'anima che vaga sola, è come una goccia d' acqua nel deserto.
Quelli come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio di cadere a loro volta e non trovare nessuno che li aiuta a rialzarsi.






Quelli come me, si dannano e cercano un senso all'esistere. Quando amano, amano per sempre e quando smettono d'amare è solo perché piccoli frammenti del mio essere, giacciono inermi nelle tue mani e in quelle della vita.
Quelli come me inseguono una miriadi di  sogni ma soprattutto quello di essere amato per ciò che sono e non per ciò che si vorrebbe io fossi.
Quelli come me nel silenzio più assordante, urlano in silenzio perché la loro voce non si confonda con le lacrime. Ah... le lacrime.
Quelli come me amano troppo, si donano e si lacerano, pur sapendo che in cambio non riceveranno nulla.
Quelli come me sono quelli che nell' autunno della tua vita, ricorderai, rimpiangerai,  per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto. Sei stata troppo presa dalla superficie e timorosa di esplorare il fondo.

liberamente ispirata a Alda Merini

lunedì 2 gennaio 2012

La più bella e profonda dichiarazione mai fatta sull’ambiente.

Nel 1854 il Grande capo bianco di Washington (il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Pierce del New Hampshire), si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituire una riserva per i Pellerossa.
La risposta del capo indiano “Seattle” è la più bella e profonda dichiarazione mai fatta sull’ambiente; ecco cosa disse:


"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete chiederci di acquistarli?

Ogni zolla di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di muschio dei boschi ombrosi, ogni radura e ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé il ricordo del pellerossa.
I morti dell’uomo bianco dimenticano il loro paese quando errabondano tra gli spazi siderali. I nostri morti non dimenticano mai questa terra magnifica, perché essa è la madre del pellerossa. Siamo parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo, la gran de aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, l’aroma dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solamente acqua, per noi è qualcosa di immensamente più significativo: è il sangue dei nostri padri. Qualora acconsentissimo di vendervi le nostre terre, dovrete ricordarvi che esse sono sacre, dovrete insegnare ai vostri figli che si tratta di suolo sacro e che ogni riflesso nell’acqua chiara dei laghi parla di eventi e di ricordi della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre.
I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi cedessimo le nostre terre, dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete provare per i fiumi lo stesso affetto che provereste nei confronti di un fratello.
Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte della terra è uguale a un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra quel che più gli conviene. La terra non è sua amica, anzi è un suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre. Abbandona la tomba dei suoi avi e ciò non lo turba. Toglie la terra ai suoi figli e ciò non lo turba. La tomba dei suoi avi e il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che possano essere comprate, sfruttate, vendute come si fa con le pecore o con le pietre preziose. La sua ingordigia divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto.
Non c’è posto tranquillo nelle città dell’uomo bianco. Non esiste in esse un luogo ove sia dato percepire lo schiudersi delle gemme in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse ciò avviene perché io sono un selvaggio e non posso comprendere. Solo un assordante frastuono sembra giungere alle orecchie e ferire i timpani. E che gusto c’è a vivere se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno allo stagno? Io sono un pellerossa e non comprendo. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno e l’odore del vento stesso, reso terso dalla pioggia meridiana o profumata dal pino.

L’aria è preziosa per il pellerossa, giacché tutte le cose condividono lo stesso soffio. 
L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira e come un individuo in preda a una lenta agonia è insensibile ai cattivi odori. Ma qualora vendessimo le nostre terre dovrete ricordarvi che l’aria è per noi preziosa, che l’aria condivide il suo soffio con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che dette il primo alito al nostro avo è lo stesso che raccolse il suo ultimo respiro. E qualora vi cedessimo le nostre terre voi dovrete custodirle in modo particolare, e considerarle come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare a gustarsi il vento che reca le fragranze del prato.
Prenderemo in esame la vostra offerta di acquistare le nostre terre. Ma qualora decidessimo di accettare tale proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli.
Io sono un selvaggio e non conosco altro modo di vivere. Ho visto un migliaio di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco dopo che erano stati travolti da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante dei bisonti che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Cosa sarebbe l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo soccomberebbe in uno stato di profonda solitudine. Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all’uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalla vita della nostra gente. Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la terra è la madre di tutti noi. 
Tutto ciò che di buono accade alla terra, accade anche ai figli della terra. Se gli uomini sputassero sulla terra, sputerebbero su se stessi.
Noi sappiamo almeno questo: non è la terra che appartiene all’uomo ma è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate, come i membri di una famiglia sono legati da un medesimo sangue. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto ciò che accade alla terra accade anche ai figli. Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita: egli è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso.
Lo stesso uomo bianco, col quale il suo Dio si accompagna e dialoga familiarmente, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, forse, siamo fratelli. Vedremo. C’è una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è lo stesso Dio.
Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre; ma non lo potete, Egli è il Dio degli uomini, e la sua misericordia è uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per il pellerossa. Questa terra per lui è preziosa e il recare danno alla terra è come disprezzare il suo Creatore. Anche i bianchi spariranno; forse prima di tutte le altre tribù. Contaminate i giacigli dei vostri focolari e una notte vi ritroverete soffocati dai vostri stessi rifiuti.
Per un disegno particolare del fato siete giunti a questa terra e ne siete diventati i dominatori, così come avete soggiogato il pellerossa.
Questo destino è per noi un mistero, perché non riusciamo più a comprendere quando i bisonti vengono tutti massacrati, i cavalli selvaggi domati, gli anfratti più segreti delle foreste invasi dagli uomini, quando la vista delle colline in piena fioritura è imbruttita dai fili che parlano. Dov’è finito il bosco? Scomparso. Dov'è finita l’aquila? Scomparsa. È la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza".

Seattle, Capo indiano.